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Metanodotto e centrale di spinta. Orsa Pro Natura: ‘Omissione e menzogne di Snam nella stesura del progetto’.

Sulmona (Aq). La coordinatrice dell’associazione Orsa pro natura Peligna, Maria Clotilde Iavarone, torna sul progetto del metanodotto dell’Appennino, impropriamente definito Rete adriatica. La Snam vorrebbe far autorizzare e costruire un metanodotto su aree a massimo rischio sismico e una centrale di spinta del metano a Case pente area di interesse storico a poca distanza dalla faglia del Morrone e da unacfaglia profonda ancora più pericolosa.

Aggiornamento

L’associazione Orsa pro natura Peligna denuncia “le più vergognose, spudorate  e perigliose omissioni e menzogne che la Snam rete gas spa ha perpetrato nella stesura del progetto metanodotto Sulmona-Foligno DN 1200 mm (48”) P=75 bar e Centrale di compressione di Sulmona, sottoposto a istruttoria di Valutazione di impatto ambientale (Via), nonché la complicità dello Stato che, in seguito al parere favorevole della Commissione tecnica per la verifica dell’impatto ambientale  n. 535 del 7 ottobre2010, che si era limitata a sole prescrizioni, ha sostenuto la validità del progetto dichiarandone la strategicità fino a compimento dell’iter procedurale, senza verifica della veridicità delle affermazioni della Snam relative alla sismicità delle zone che il metanodotto dovrebbe attraversare e della sismicità della località prevista per la costruzione della Centrale di compressione e spinta. Il ministero dello sviluppo è andato avanti come un treno senza freni, cieco e sordo, nonostante la negazione dell’intesada parte della Regione Abruzzo e della Regione Umbria, nonostante le numerose Risoluzioni degli enti locali (Regioni, Province, Comuni), nonostante la Risoluzione della Commissione ambiente della Camera dei deputati che prevedeva un tavolo tecnico per l’individuazione di un percorso alternativo a causa del rischio sismic, nonostante le numerose Osservazioni presentate da associazioni ambientaliste, Comitati dei Cittadini dell’Ambiente di Sulmona e del Comitato No Tubo, nonostante sia stata segnalata mediante Osservazioni inviate al ministero dello sviluppo economico (Mise) nel gennaio 2015 da questa associazione, la sottovalutazione, da parte di Snam, del rischio sismico, a causa di assunzione di  parametri di valore inferiore a quelli della classificazione nella Mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale. Le omissioni più eclatanti sono le seguenti: si afferma a pag 27/54 dello studio Via :< L’area della centrale di compressione gas di Sulmona e i primi 15-20 Km del tracciato in progetto sono distanti (circa 1-5 km) dal lato occidentale del sistema del monte Morrone che, come indicano recenti studi paleosismici , non presenta attività da almeno 1800 anni (Galadini et al., 2000)>. Dopo aver affermato ciò aggiunge, in conclusione dell’inquadramento geologico relativo alla centrale di compressione prevista in Sulmona: <….Dal punto di vista strutturale la genesi e lo sviluppo della conca di Sulmona è strettamente legata all’attività distensiva della faglia del monte Morrone e delle strutture minori ad essa associata. Come si evince dal seguente studio dello stesso autore Galadini la Fagliazione è attiva: Fagliazione normale attiva lungo il versante occidentale del Monte Morrone (Appennino Centrale, Italia) , S. Gori 1 , B. Giaccio 2 , F. Galadini 1 , E. Falcucci 1 , P. Messina 2 , A. Sposato 2 , F. Dramis 3   Conclusioni:  …..Le analisi geologico-strutturali effettuate, unite ad una revisione critica della letteratura disponibile sui modelli evolutivi dei sistemi di faglie normali, hanno permesso di ipotizzare per il segmento di faglia orientale un tasso di movimento >0 ma inferiore a quello definito per il segmento occidentale, ossia <0.4±0.07 mm/anno. Questo consente di definire per l’intero sistema di faglie del monte Morrone uno slip rate ( tasso di movimento) compreso fra 0.4±0.07 e 0.8±0.09 mm/anno. Infine, applicando le equazioni empiriche proposte da Wells e Coppersmith (1994) che legano la magnitudo momento, la lunghezza in superficie della struttura tettonica e il rigetto massimo e medio (ndr =dislocazione di superfici)  per evento di attivazione – considerando un tempo di ricorrenza di circa 2000 anni – è stato possibile definire che la massima magnitudo attesa da un terremoto originato lungo il sistema di faglie normali del Monte Morrone (lungo circa 23 km) è dell’ordine di 6.6-6.7″.

Orsa Pro Natura chiarisce che “Non è stata poi presa in considerazione la Faglia denominata Sovrascorrimento dell’Abruzzo Citeriore del massiccio della Maiella che si approfondisce verso ovest fino a una profondità di 15-20 km sotto la conca Peligna. Giusy Lavecchia, ordinario di geologia strutturale della Università Gabriele D’Annunzio scrive:  <Il terremoto del 1706 (Mw 6.8) può essere associato o al sistema di faglie dirette SW IMMERGENTI del monte Porrara (ndr. Massiccio della Maiella), che rappresenta la continuazione verso Sud del sistema del Morrone, o ad una porzione del sovrascorrimento dell’ Abruzzo Citeriore. Il terremoto del 1933 (Mw 6) può essere attribuito allo stesso sistema compressivo……..(omissis). In conclusione, nell’area epicentrale di Sulmona esiste una doppia possibilità di terremoti: 1) eventi relativamente superficiali, enucleatisi tra 10-15 km sulle faglie dirette  del M.Morrone e/o del M. Porrara; 2) eventi più profondi, enucleatisi tra 25-15 km sulla prosecuzione in profondità del sovrascorrimento dell’ Abruzzo Citeriore>. Non sono state menzionate le Faglie delle zone adiacenti: Faglia dell’Aremogna-Cinque miglia, Faglia della Media Valle dell’Aterno”. Le menzogne più significative, per l’associazione ambientalista, riguardano i parametri presi in considerazione che comportano una sottovalutazione del  rischio sismico. La Via così riporta a pag 27/54: <Tenuto conto delle nuove norme tecniche per le Costruzioni (Nntc) è stato eseguito, per il sito della centrale e lungo il tracciato della condotta principale, lo studio delle accelerazioni sismiche orizzontali massime attese ( a(g) ) ed in superficie  ( PGA (g) ) e delle velocità orizzontali di picco (Pgv), considerando 2 stati limite: lo Stato limite di danno (Sld) e lo Stato limite di salvaguardia della Vita (LSV) (a rottura)>. Dopo la tabella dei dati  aggiunge: “Per quanto riguarda la Centrale di compressione gas, i risultati ottenuti sono stati utilizzati nella progettazione degli edifici e di tutte le opere in conglomerato cementizio ed a struttura metallica. Per quanto riguarda gli effetti diretti sulle tubazioni interrate, per l’elasticità propria della condotta, si è proceduto alla verifica strutturale allo scuotimento sismico per il metanodotto in oggetto con i parametri scaturiti dall’analisi sopra riportata”.

Ebbene, la pericolosità sismica viene definita in termini di accelerazione orizzontale massima attesa Pga (Pick ground acceleration= ag) in campo libero su sito di riferimento rigido. Riportiamo la classificazione in base alla quale il territorio Sulmona-Foligno è stato classificato nella Mappa nazionale di pericolosità sismica del territorio nazionale  dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) zona a rischio 1: zona 1:   0,25g < PGA <  0,35 g, zona 2:   0,15g < PGA  <0,25 g, zona3:    0,05g <PGA   <0,15 g, zona 4:  PGA   <0,05 g

Mettiamo a confronto, sia per brevità sia perché significativi, i dati PGA presi in considerazione in tabella della Via dalla Snam di Sld  (Stato limite di danno) e utilizzati e declinati nella progettazione del metanodotto e della centrale con quelli che invece erano indicati dagli studi dell’Ingv che indicano sottovalutazione con i dati oggettivi per la Centrale PGA= 0,224 (zone a rischio 2) invece di 0,25-0,35 (zone  a rischio 1) e per Metanodotto PGA= 0,229(zone a rischio 2)invece di 0,25-0,35(zone  a rischio 1). La Conca Peligna valutata Zona Sismica di I° Categoria, definita dagli studiosi dell’Ingv la più pericolosa d’Italia a causa della massima Magnitudine attesa in caso di attivazione della Faglia del Morrone (M= 6,6-6,7 ) e, soprattutto, delle accelerazioni attese sui depositi alluvionali (e non siti di riferimento rigido) della valle Peligna, che sono i terreni più pericolosi in caso di sisma. Questo aspetto doveva essere oggetto di opportuna progettazione, con rispetto delle indicazioni di massima sicurezza necessaria, cioè declinate negli elaborati e rese chiaramente realizzabili. Con gli sconvolgimenti dei suoli causati dai sismi del 24 agosto , del 26 e 30 ottobre 2016, dal sisma del 18 gennaio 2017 e dalle continue e numerose repliche attuali, con sollevamenti e abbassamenti delle varie zone dai 30 ai 70 cm (deformazioni evidenziate dai dati GPS trasmessi dai satelliti italiani Cosmo-SkyMed), spostamenti di estese superfici verso est e verso ovest dell’ordine di 30-40 cm, fratture superficiali di km di lunghezza, è ormai evidente e non controvertibile, e ribadito da sismologhi e geologhi, che nessun manufatto possa essere non danneggiato. A maggior ragione un metanodotto di 120 cm di diametro.

Oggi, giorno della discussione nel Consiglio della Regione Abruzzo della ennesima Risoluzione per ribadire la Negazione dell’Intesa relativa a metanodotto e centrale, vogliamo riportare una dichiarazione di Pierpaolo Petrucci, presidente commissione ambiente Regione e Relatore di questa Risoluzione:
<La Presidenza del Consiglio dei Ministri  e il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, in accordo con i colleghi del Lazio, dell’Umbria e delle Marche, devono assumere l’impegno di scongiurare la localizzazione del supergasdotto Snam e della Centrale lungo la dorsale appenninica, in inquietante corrispondenza con le aree a più alta vulnerabilità sismica – colpite da terremoti dal 2009 agli ultimi giorni – in modo da anteporre l’incolumità delle persone alla presunta centralità strategica di un’infrastruttura”. Tale cambio di localizzazione si rende necessario se è vero, come deve essere vero, che siamo all’inizio di un cambio di strategia, che pone finalmente la messa in sicurezza e la prevenzione tra le priorità programmatiche di rilievo nazionale>.

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