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Zafferano a Navelli: è tempo di Raccolta. La Tisana e la Gazzosa di Civitaretenga della Signora dello Zafferano. Esclusiva

Navelli (Aq). Nell’antico borgo, nel 2009, si raccoglievano 50 kg di Zafferano Dop (Denominazione di origine protetta), l’anno scorso appena 12 kg. A Civitaretenga, unica frazione di Navelli, si coltiva il fiore dalla pregiata spezia. É tempo di raccolta e documentiamo momenti e passaggi per ottenere la spezia abruzzese, uno degli aromi unici al mondo. Alla Signora dello Zafferano, Donna Gina, abbiamo chiesto il segreto della tradizionale Tisana allo Zafferano che, se aggiungiamo la gazzosa estiva, è il massimo del gusto, davvero al top.

Foto di copertina Maria Trozzi

Raccolta Zafferano di Navelli foto Maria Trozzi Report-age.com 30.10.2017

Curiosità. Prima del 2005 i produttori della Piana dei Navelli integravano lo Zafferano locale con quello ricavato da altri territori confinanti. In valle Peligna si coltivava lo Zafferano, ma quando Navelli ha ottenuto la Denominazione di origine protetta (Dop) per Sulmona si sono chiuse le porte. I produttori Peligni, più cocciuti, non si sono dati per vinti acquistando dei terreni nel Subequano, a Molina Aterno, per continuare a produrre la spezia proprio nell’area delimitata dello Zafferano Dop. 

Raccolta Zafferano di Navelli foto Maria Trozzi Report-age.com 30.10.2017

Raccolta Zafferano Navelli Foto Maria Trozzi

Il cielo grigio delle ore 7.40 a Civitaretenga, quartier generale dei raccoglitori di Zafferano, consente di cogliere ancora qualche fiorellino. Ieri il contadino ne ha raccolti 50 oggi 140 al primo mattino. In ogni fiore si trovano appena 3 stimmi, più leggeri di una piuma. Un lavoro immane se, calcoli alla mano, per ottenere 1 kg di zafferano occorrono almeno 250 mila chiodi, gli stimmi appunto. “Il 4 novembre fa la luna e quando cambia la luna, cambia anche il tempo” dice una signora del posto a lavoro nei campi. Contro ogni previsione meteo non piove oggi. L’aria frizzante dell’alba stiepidisce con qualche raggio che, qua e là, buca le nuvole e riscalda il fazzoletto di terra. Si fa a tempo a raccogliere i fiori addormentati perché il sole s’è nascosto, quelli schiusi non vanno presi. Un nastro scolorito delimita il campo e resta sospeso su un tappeto  viola. A terra, per tradizione, vengono lasciati tutti i fiori spogliati di stimmi e raccolti il giorno precedente. Ieri al rito della raccolta hanno assistito circa 30 persone. L’aria intinta di zafferano bussa ai vetri d’inverno, nelle cucine dove il vapore ha con sé l’aroma del riso, alla milanese, pronto da mangiare. E per concludere il pranzo anche un dolce, ma non troppo, con i confetti allo zafferano. L’abbaiare dei cani ci ricatapulta  sulla campagna pennellata di viola a Civitaretenga dove si alza la voce dei 4 raccoglitori di fiori che riempiono delle vecchie ceste di vimini, strette sul fondo. “I cinghiali sono un problema, passano sui campi e i recinti elettrificati non servono, non vanno bene – perché, domandiamo alla raccoglitrice – il primo animale del branco prende la scossa e gli altri cinghiali entrano e rovinano tutto, distruggendo i fiori”.

Zafferano, stimmi sfilati dal fiore Foto Maria Trozzi Report-age.com 30.102017

Stimmi sfilati dal fiore Foto Maria Trozzi

Una volta concluso il lavoro nei campi si va a casa della Signora dello Zafferano, Giovannina Sarra, che tutti chiamano Gina. Il brodo bolle in pentola, tutti seduti a tavola, troppo presto per la colazione, si è in attesa che la padrona di casa imbandisca con tovaglia e fiori. Ognuno acciuffa il suo mucchietto, sono in 4 a spogliare i fiori, i 3 uomini alle prese con i chiodini hanno mani grandi e sottili e sfilano che è una meraviglia così formano, mano a mano, dei mucchietti rossi. Mentre si è presi ad imparare a sfilare con delicatezza gli stimmi, in controluce appaiono delle sfumature paglierino sulla tovaglia bianca, profumate: “É lo Zafferano che non va più via”. Le pareti di casa, la pelle, le dita, il cuore e la mente di questa gente sa di Zafferano. Proprio ora, solo per dirne una, sperimentano una marmellata ricavata dai petali viola del fiore. Le antere di polline, 2 filamenti per ogni fiore, vengono fatte essiccare su carta assorbente in sala. I mucchietti gialli serviranno per colorare la lana delle pecore di Barisciano (Aq) dove si allevano migliaia di capi. Diversi autotreni partono per Biella perché proprio in Piemonte viene trattata questa particolare lana abruzzese. Discutono tra loro in punta di fioretto mentre sfilano con maestria i chiodini rossi. Hanno pollice e indice ingialliti alle punte e ai lati delle dita, i mastri sfilatori di Zafferano però non sono accaniti fumatori, è che svestono i fiori. Una volta essiccati, gli stigmi verranno utilizzati per la spezia più unica che rara. Lo Zafferano è un potente antiossidante, confermano dall’Università dell’Aquila e nei laboratori di Biotecnologie si stanno adoperando per prodotti di cosmesi in cui la spezia è l’ingrediente principale. Roba da ricchi, lo Zafferano fa bene alla vista, è digestivo e in dose leggera è persino rilassante.

Raccolta Zafferano di Navelli foto Maria Trozzi Report-age.com 30.10.2017Dopo aver recuperato tutti gli stimmi, la padrona di casa offre il caffè. “Grazie gentile, ma non ne beviamo” e allora ci propone una buona Tisana allo Zafferano. Ecco, ci siamo! A casa Sarra viene svelato il segreto. La dose di spezia d’aggiungere non si misura in bustine, ma con il cucchiaino e così immortaliamo il momento. Documentiamo in queste pagine della Rete la ricetta originale della Tisana con la pregiatissima spezia aquilana: 10 centigrammi di Zafferano per 1 litro e mezzo d’acqua, in linea di massima. Ed è qualcosa di sensazionale anche la bevanda estiva che il con freddo del giorno non è consigliabile bere. Unica al mondo e nel suo genere, la freschissima gazzosa allo Zafferano di Navelli è inimitabile. Anche per questa valgono forse le stesse qualità, quantità ed un pizzico di gassata passione.

mariatrozzi77@gmail.com

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