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Il Tripode di Ombrina non c’è più. In attesa del IV Parco d’Abruzzo sulla Costa Teatina

Un brutto ricordo che non rimpiangerà  nessuno, il tripode della piattaforma Ombrina mare 2 da qualche ora non c’è più. La Rockhopper, ultima società concessionaria del pozzo, ha anticipato di qualche mese l’operazione per smontare la testa di pozzo, aveva tempo sino a fine anno. 

Ombrina di ferro, piattaforma sull'Adriatico smantellata Report-age.com 2016Il tripode, completamente smantellato oggi, non è più visibile in mare. Con un brindisi, gli ambientalisti hanno salutato la dipartita della ferraglia che insisteva sulla costa in uno dei meravigliosi paradisi del mare Adriatico, di fronte i trabocchi di Rocca San Giovanni, gestiti dalla famiglia Verì. Circa 14 giorni fa è partita l’operazione  per la chiusura definitiva del pozzo petrolifero. Da Palermo Fabrizia Arduini, coordinatrice del Wwf Abruzzo spiega: “Si chiude una delle battaglie simbolo della lotta ai combustibili fossili”. Ci sarà ancora da lottare però perché le istanze, i permessi di ricerca e le concessioni in terra e in mare, sull’Adriatico, si moltiplicano soprattutto per la costa abruzzese. Si è poi sempre in attesa del Parco nazionale della costa Teatina che attende ormai da 16 anni la sua concreta definizione, istituito con legge nazionale dal 2001Il parco è stato perimetrato dal Commissario Pino de Dominicis che già nel 2015 ha rimesso la propria documentazione alla Presidenza del consiglio dei ministri, ma tutto giace in un cassetto. “Abbiamo sollecitato, insieme a diverse altre associazioni, la presidenza del Consiglio a trasmettere la perimetrazione al Capo dello Stato la cui firma sul decreto istitutivo del Parco metterebbe fine a una inconcepibile attesa che ormai sfiora i quattro lustri” segnalano Wwf e Legambiente. Gli interessi economici che premono sulla costa bloccano la concreta nascita dell’area protetta e l’iter, tanto travagliato, vede forti opposizioni e vere e proprie lacerazioni nel tessuto sociale, soprattutto per responsabilità politiche. “È una responsabilità che si estende anche ad altri operatori turistici, al mondo dell’agricoltura e dei prodotti tipici di qualità, imprese della green economy in una regione che ha fatto della protezione dell’ambiente una scelta prioritaria, ma non riesce, purtroppo, a essere sino in fondo coerente” conclude in una nota Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo.

mariatrozzi77@gmail.com

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