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Sulla Centrale di Spinta Snam l’Ombra dell’Antica Iscrizione Trovata a Case Pente. Esclusiva Report-age.com

Sulmona (Aq). Ironia della sorte, anche nel I secolo avanti Cristo Case Pente aveva seri problemi di occupazioni tanto da giustificare un severo ammonimento a non sconfinare inciso su una pietra tra le tante dell’area. Sin d’allora i locali difendevano il sito avvisando gli occupanti, in quel caso i Callitani, i pastori, che con le greggi non dovevano travalicare i limiti delle calles publicae e cioè dei tratturi. Oggi l’avviso potrebbe valere per la società che intende costruire  la centrale di spinta e il metanodotto?

Antica iscrizione per i callitani recuperata a Case Pnete nell'800 Report-age.com 25.10.2017

Antica iscrizione recuperata a Case Pente nell‘800

Un libro sui tratturi dà il primo indizio per recuperare una parte della nostra storia completamente cancellata dalla memoria locale e purtroppo anche dai funzionari chiamati a proteggere il nostro passato. Storia minacciata dall’oblio, dai primi cittadini che in questi decenni hanno amministrato dimenticando che la città di Ovidio ha tanto da raccontare anche durante l’insidioso progetto del metanodotto dell’Appennino e della centrale di compressione Snam. Ci siamo svegliati con un libro sul Regio tratturo Celano-Foggia (Ser editrice ricerche 116 pagine) di Bruno Petriccione e Sarah Gregg che nel testo tratta dell’Antica Sulmona italica e poi romana. Nel  paragrafo si accenna ad una interessantissima iscrizione che contiene il severo ammonimento ai pastori di  non sconfinare dai tratturi occupando aree coltivate all’esterno dal tragitto dedicato al bestiame. Fa un bell’effetto sapere che l’iscrizione è ancora conservata a Sulmona, in uno dei pochi musei aperti del complesso monumentale dell’Annunziata e che tutti ora possono andare a visitare. L’antica pietra scolpita è in buone condizioni, venne trovata a fine ‘800 nei pressi di Sulmona, esattamente in località Case Pente dove da oltre un decennio si  progetta di realizzare una centrale di spinta che occuperà 12 ettari di terreno cioè un impianto grande quanto 16 campi e mezzo di calcio. Proprio in questo sito di interesse vorrebbero scavare e costruire, assieme alla centrale, 4 linee del metanodotto impropriamente chiamato Rete adriatica perché si snoda sull’Appennino in aree a massimo rischio sismico e nei crateri dei terremoti di questi ultimi decenni. Alla Sovrintendenza, nelle tante conferenze di autorizzazione dell’impianto da costruire a Case pente, in tutti questi anni sembra non si siano ricordati del rinvenimento di fine Ottocento e del fatto che anche le aree attigue ai tratturi possano essere vincolate se di interesse storico. Questo non potendo immaginare altro per il nulla osta all’intervento progettato dalla multinazionale del gas. Grazie alla centrale di spinta, con le condotte, la Snam spingerà e trasporterà il metano a Nord per venderlo, con enormi profitti, all’Europa. É un unico grande progetto diviso in 5 tronconi d’autorizzare a cui si aggiunge anche la parte dell’impianto di Sulmona, la pratica di dividere è scorretta, definita salami slicingcondannata anche dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, direttiva Via (85/337/CEE). Dubbi e perplessità dunque per il via libera a costruire su Case Pente e non si comprendono davvero le ragioni dell’assenso all’opera anche ricordando e ammirando l’iscrizione che potrebbe non essere la sola testimonianza storica, dell’area anticamente abitata, datata tra il primo secolo avanti Cristo e il primo dopo Cristo. Un immenso tesoro custodito da Sulmona di cui la città non può privarsi per il futuro, quando magari sarà anche possibile curare con attenzione questo grandioso patrimonio. Del ritrovamento di fine Ottocento probabilmente è sguarnito anche il Piano regolatore comunale dove andrebbe immediatamente recepito il Vincolo per l’antico sito con l’iscrizione in latino, così da fissare l’intoccabilità dell’area. Non dovrebbe essere difficile al sindaco, Annamaria Casini, che si dice contrario all’opera e che, da oggi, ha altro tempo a disposizione per farsi capofila della battaglia contro l’autorizzazione del devastante progetto, visto l’accoglimento della richiesta di rinvio dell’incontro, definitivo per l’autorizzazione dell’opera, inizialmente fissato il 26 ottobre. Richiesta presentata ieri dal governatore d’Abruzzo Luciano D’Alfonso. Con l’ufficio tecnico, il primo cittadino sulmonese potrà verificare e disporre quanto necessario per un vincolo di tutela dell’area. Difficile sapere se ci sia stata qualche comunicazione ufficiale della scoperta indirizzata al Comune. In ogni caso il pezzo è catalogato dalla Sovrintendenza ai beni storici, ambientali e artistici che dovrebbe aver apposto un vincolo sulla pietra, ma che non sembra abbia provveduto ad alcuna analisi  del sottosuolo e ricerca, o carotaggio, per verificare cosa si nasconda sottoterra nel luogo in cui è stata recuperata l’iscrizione databile alla prima età imperiale. Un reperto che rende preziosissimo il sito di Case Pente minacciato da Snam.. Callita(ni) callibus iti.ni  iniuriam accipiati(s)..

mariatrozzi77@gmail.com

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