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Disseta 3/4 d’Abruzzo e con il Rete Adriatica Salgono a 3 i Grandi Rischi per l’Acqua del Gran Sasso

Teramo. Quanti rischi corre l’acqua del Gran Sasso d’Italia? Tanti se l’approvvigionamento idrico di metà degli abruzzesi dipende proprio dalla falda del monte più alto degli Appennini, ma ai rischi già noti se ne aggiungeranno presto altri per l’acqua potabile se non si considerano tutti i preoccupanti progetti in campo.

Aggiornamento

Acqua tubi CapoPescara foto Maria Trozzi Report-age.com 20162016La rete gestita da Ruzzo spa capta questo bene indispensabile per la vita dal Gran Sasso D’Italia ed eroga acqua non solo in val Vibrata, nei 32 comuni del teramano, con i rubinetti chiusi per un incidente l’8 maggio, ma rifornisce d’acqua potabile 3 delle 4 province abruzzesi. Rischi dunque non solo perché  l’acqua viene captata a pochi metri dall’Istituto di fisica nucleare del Gran Sasso, nato da un’idea dello scienziato Antonio Zichichi e dove si sperimenta di tutto. Tanti rischi ulteriori perché a pochi metri di distanza dall’impianto di captazione ci sono le gallerie autostradali gestite da Strada dei parchi spa. E ancora altri rischi perché da lì l’acqua scorre e raggiunge, nelle condotte, le case degli abruzzesi. In questo  lungo tragitto un’altra insidia presto sarà in agguato. Il 26 ottobre a Roma gli enti territoriali, investiti dal tracciato Rete Adriatica, per il tratto Sulmona-Foligno, sono chiamati ad un incontro definitivo, al Ministero per lo sviluppo economico (Mise), per autorizzare l’opera, qualificata come strategica, del metanodotto Rete adriatica progettato da una multinazionale per trasportare il gas naturale a Nord, non per approvvigionare l’Italia, ma  solo per vendere metano all’Europa con grandi profitti per la Snam, società che ambisce a diventare hub del trasporto di gas naturale.

Laboratori del Gran sasso D'ItaliaIl Comune di Popoli ha da tempo espresso la sua contrarietà al progetto della multinazionale perché l’intervento per la realizzazione del metanodotto Rete adriatica comprometterebbero il bacino imbrifero più grande d’Europa, appunto quello del Gran Sasso e delle Sorgenti del Pescara. Gli amministratori hanno evidenziato un rischio concreto derivante dalle modalità di attraversamento in tunnel delle condotte del metano (tavola 7 del progetto valutato nella capitale). I lavori di scavo e impianto dell’opera ( definita strategica  per l’ approvvigionamento energetico che però non interessa l’Italia) potrebbero determinare un disastro ambientale, inquinando le risorgive della val Pescara sia nella realizzazione che nella gestione dell’impianto che sarebbe necessario al trasporto del gas naturale per l’Europa. Così chiarì l’allora assessore all’ambiente di Popoli, Giovanni Diamante, sottolineando che sull’area invasa dalle condotte del Rete adriatica scorrono quasi 10 m³/s di acqua della scaturigine da cui traggono beneficio migliaia di abruzzesi per l’approvvigionamento di acqua potabile e circa 700 lavoratori impiegati per l’imbottigliamento delle acque delle risorgive. Istituito dopo i fatti dell’8 maggio, quando la Asl Teramo ha vietato l’uso alimentare, per odore e sapore non accettabile dell’acqua potabile captata dal Gran Sasso, l’Osservatorio indipendente dell’Acqua del Gran Sasso tenta di far chiarezza sui fatti, non solo quelli dello scorso maggio, ma su tutta una serie di defezioni dell’impianto di captazione che permarrebbero ormai da 15 anni. Nel 2002 fu la società civile a far emergere i problemi del Gran Sasso, messa da parte da una gestione commissariale che, riferisce in una nota l’Osservatorio indipendente H2O, non fu efficace anche se sono stati spesi più di 80 milioni di euro dalla struttura commissariale per la messa in sicurezza, fondi insufficienti, per l’Osservatorio, non solo perché non fu dato spazio alla partecipazione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste, ma anche per il disinteresse di politici e amministratori. L’osservatorio sta organizzando una serie di incontri informativi e una manifestazione per l’Acqua trasparente che si terrà sabato 11 novembre nel capoluogo della Val Vibrata, con ritrovo alle ore 15 in piazza Madonna delle Grazie. 

Osservatorio indipendente acqua gran Sasso Report-age.com 2017La manifestazione dell’11 novembre. Un corteo attraverserà il centro cittadino e si chiuderà con un momento di confronto in piazza.  L’invito è rivolto soprattutto ai sindaci dei comuni della provincia di Teramo affinché partecipino con i gonfaloni delle loro città al corteo. È il momento di far sentire la nostra voce in una iniziativa aperta a tutti, pacifica e partecipata, una Manifestazione per l’Acqua Trasparente: trasparente come deve essere l’acqua che arriva nelle nostre case e come deve essere l’agire di chi è chiamato a gestire, a nome della collettività, un bene comune così prezioso.

Le ragioni. L’acqua è il bene più prezioso per la vita: dalla sua disponibilità e qualità dipendono l’ambiente e la natura in cui viviamo, ma anche l’economia del nostro territorio. Dal massiccio del Gran Sasso ricevono acqua di alta qualità le popolazioni di tre province abruzzesi (Teramo, L’Aquila e Pescara). Questa montagna, oggi Parco nazionale, ospita al suo interno i Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e le gallerie dell’autostrada A24 Teramo-Roma. La realizzazione di queste opere ha comportato, oltre alla morte di 11 operai durante i lavori, l’abbassamento della falda di circa 600 metri con gravi conseguenze su tutto il sistema idrogeologico abruzzese. La convivenza di queste infrastrutture con le prese di captazione per l’approvvigionamento idrico destinato al consumo umano è costellato di piccoli e grandi incidenti, l’ultimo dei quali, a maggio, ha comportato l’interruzione della distribuzione di acqua in buona parte della provincia di Teramo.Grazie alle battaglie delle associazioni ambientaliste e delle comunità locali contro il terzo traforo e l’ampliamento dei Laboratori del Gran Sasso, si è potuto conoscere una preoccupante verità: l’approvvigionamento idrico di 700.000 abruzzesi dipende da un acquifero a contatto del quale sono state costruite due fonti potenzialmente inquinanti come i Laboratori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e le gallerie autostradali. Siamo consapevoli dell’importanza dei collegamenti autostradali e della ricerca scientifica, ma la tutela dell’acqua, la salute delle popolazioni e la salvaguardia dell’ambiente vengono prima di tutto. Non è l’acqua ad essere “ospite sgradito” della montagna e non possono essere i cittadini e l’ambiente a pagare un conto salatissimo in termini socio-sanitari e ambientali.

Obiettivi: trasparenza e partecipazione. La mancanza di informazioni e di strumenti di reale partecipazione in tutta questa vicenda è mortificante per i cittadini, ma anche per gli stessi Enti che si sono rifiutati, a partire dalla Regione, di aprire il tavolo tecnico sulla sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso alla partecipazione di associazioni riconosciute dalla legge italiana come portatrici di interessi collettivi e diffusi garantiti dalla Costituzione. Informare preventivamente i cittadini e non costringerli a rincorrere le notizie è un atto dovuto, non è una concessione.

La messa in sicurezza. Sono trascorsi più di 15 anni da quando le associazioni ambientaliste portarono a conoscenza degli abruzzesi una verità da sempre tenuta nascosta: l’interferenza tra acquifero/autostrada/laboratori. In questi anni si sono spesi tanti soldi (più di 80 milioni di euro), ma il problema non è stato risolto. Ad oggi, pur in presenza di qualche passo in avanti nelle dichiarazioni di principio per la prevenzione di incidenti, non è stata avviata un’azione reale per la sicurezza. È il momento di mettere in campo le energie migliori e i fondi necessari per definire cosa deve essere fatto per garantire l’acqua del Gran Sasso a questa e alle future generazioni.

L’azzeramento del rischio. Nella consapevolezza che la soluzione definitiva alla messa in sicurezza dell’acquifero non potrà essere immediata e richiederà forti investimenti, è necessario che si azzeri il rischio di incidente. Vanno aumentate la qualità e la quantità dei controlli, ma soprattutto, in presenza di una pericolosa interferenza, come finalmente ammettono le stesse Istituzioni, è impensabile continuare a mantenere e aumentare il carico di materiale pericoloso, men che meno radioattivo, fatto transitare, immagazzinato e utilizzato sotto il Gran Sasso: sono gli altri usi della montagna che devono adeguarsi alle esigenze dell’acquifero e non viceversa.

Teramo 11 novembre 2017: la Manifestazione per l’Acqua trasparente. L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ha lanciato la manifestazione aperta a tutti gli abruzzesi perché è tempo di far sentire, come abbiamo già fatto in passato, la nostra voce.

mariatrozzi77@gmail.com

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