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La Sostenibilità Ambientale fa i conti con una nuova tassa sulla spesa

Dal 1° gennaio tutte le buste, anche i sacchi leggeri e ultraleggeri utilizzati nei reparti ortofrutta, gastronomia, macelleria, pescheria e panetteria, dovranno essere biodegradabili e compostabili con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile del 40%. Dovranno essere distribuiti esclusivamente a pagamento, distinti sullo scontrino fiscale, con costi a carico dei consumatori.

 

Scrive in una nota Angelo Pellegrino, direttore Fiesa regionale d’Abruzzo: “È entrata in vigore ad agosto la legge 123/2017, decreto Mezzogiorno, contenente la nuova normativa sulle borse di plastica (art. 9 bis), di recepimento della Direttiva UE°l 2015/720 che prevede, a partire dal 1° gennaio, che le buste, anche i sacchetti leggeri e ultraleggeri compresi quelli usati per pesare la frutta e la verdura, i prodotti di gastronomia e panetteria, dovranno essere biodegradabili e compostabili. Fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili, il provvedimento stabilisce il divieto di commercializzazione delle borse di plastica in materiale leggero, nonché delle altre borse di plastica. Fanno eccezione le borse di plastica riutilizzabili con maniglia esterna alla dimensione utile del sacco. Queste, se fornite come imballaggio per il trasporto in esercizi che commercializzano generi alimentari, dovranno contenere almeno il 30% di plastica riciclata e lo spessore della singola parete dovrà essere superiore a 200 micron. Se, di contro a fornirle sono gli esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari, la percentuale di plastica riciclata sarà almeno del 10% e lo spessore superiore a 100 micron. Comunque sia, non è ammessa la distribuzione a titolo gratuito e il prezzo di vendita della singola unità con tanto di voce distinta sullo scontrino fiscale o fattura d’acquisto, dove la busta di plastica dovrà essere menzionata tra   le merci o prodotti acquistati”.

Per Fiesa é un nuovo balzello che graverà sui consumatori e complicherà la vita alle imprese del settore: “Se da un lato è necessario alzare il livello d’impegno per aumentare la consapevolezza dei cittadini sugli impatti che le borse di plastica hanno sull’ambiente, dall’altro non si può scaricare sempre il costo sui consumatori e sulle imprese della distribuzione – aggiunge Pellegrino – Più corretto sarebbe una previsione legislativa capace d’introdurre comportamenti virtuosi nella fase produttiva, imponendo l’utilizzo di materiali eco compatibili già nella fase primaria. Conviviamo allegramente con milioni di produzioni di bottiglie di plastica difficili da smaltire, a tutti i livelli dalle acque alle bibite, senza che nessuno faccia o dica qualcosa e poi si cerca di intervenire sui micro sacchetti” fa notare Fiesa. Una contraddizione di fondo dell’apparato legislativo che tenta la  sostenibilità solo quando imitandola il cisto  si scarica sul consumatore. 

mariatrozzi77@gmail.com


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