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Conti sugli Incendi Morrone: Finchè c’è Vita c’è Speranza

Sulmona (Aq). Finché c’è vita c’è speranza e la vita nel bosco bruciato non manca e potrà rinascere proprio grazie al Pino nero che a decenni di distanza dai rimboschimenti delle montagne incendiate è riuscito a formare strati e strati di terreno. Il fuoco? nessuna paura. Non tutto il male vien per nuocere e a detta dell’esperto le fiamme si sono sostituite alle necessarie opere dell’uomo. 

 

Guido Conti sui rimboschimenti foto Maria Trozzi Report-age.com 6.10.2017Una carrellata di slide azzittisce la gente in sala nel tardo pomeriggio di venerdì, scorrono le immagini nella ex sede della Comunità montana peligna per confrontare com’era prima e dopo il rimboschimento e i risultati ottenuti nel corso degli anni e di tante fatiche, in tempi in cui si lavorava e si spendevano bene i fondi stanziati per restituire ai monti spelacchiati una parvenza di vegetazione. Anni 50 e 70, la scelta del Pino nero per il rimboschimento, oggi tanto criticata, è stata inevitabile. Il generale di Brigata Guido Conti spiega all’uditorio tante cose di quel sempreverde. Della specie che 15 mila anni fa colonizzava aree fredde e ostili, senza l’opera umana e per i cambiamenti climatici, ne sarebbero restate poche tracce a Villetta Barrea (Aq). Da lì arriverebbero i pini neri piantati sul monte Morrone, specie che cresce in europa e in Austria. L’alto ufficiale sulmonese dà speranza di una ripresa della montagna sacra di papa Celstino V bruciata ad agosto per mano di criminali senza scrupoli che si sentono padroni della montagna. Ci vorranno 20 anni per recuperare a pieno gran parte delle superfici bruciate e non 2 come ha scritto un giornalista, chiarisce Conti. Soprattutto l’ufficiale dei Carabinieri forestali rivaluta il Pino nero impiegato in quei rimboschimenti, l’unico che poteva attecchire su rocce e aree con pendenza prossima a 90 gradi. Un capolavoro incredibile a sentire raccontare le varie fasi per ridare vita alle montagne dell’Appennino Abruzzese, un lavoro colossale, più delle piramidi! Come dire, per una volta l’Uomo ha dato una mano a Dio, per chi crede. Madre Natura ha fatto il resto con le pinete a pino nero impiantate dai 50 ai 70 anni fa. È trascorso il periodo di tempo necessario perché si riformi un suolo forestale in grado di consentire la ricolonizzazione spontanea da parte delle specie originarie di quelle aree del Morrone. Un monte che era oramai privo di bosco distrutto completamente per ampliare i pascoli e ricavarne legna e con una erosione tale da provocare la perdita quasi totale del suolo forestale.

Morrone di Pacentro senza alberi prima del rimboschimento degli anni '50

Morrone di Pacentro prima e dopo il rimboschimento anni ’50

Soprattutto, l’incendio si è sostituito all’intervento umano che sarebbe stato necessario a rimpiazzare  progressivamente i pini con le specie spontanee vegetali tipiche di quest’area. Eppure nemmeno l’ombra degli interventi auspicati per mettere a frutto il grande lavoro dei Forestali. Un Corpo incredibilmente operoso che aveva avviato un processo di rinaturalizzazione di superfici montane completamente nude, al punto che la roccia madre era tornata alla luce. La Natura avrebbe fatto comunque il suo corso, ma con tempi davvero troppo lunghi.  Il bosco naturale sarebbe tornato spontaneamente sul monte, ma dopo 500 anni. Un merito il fuoco l’ha avuto. Pur non avendo certezza del fatto che il bosco naturale tornerà spontaneamente a ricolonizzare le aree incendiate, il Generale di Brigata Guido Conti dà speranza alla comunità angosciata, preoccupata, dispiaciuta per la sorte toccata alla montagna sacra e ora fiduciosa e risollevata. Il grande impegno, la serietà e l’imponente lavoro svolto dai Forestali per ripopolare di piante i monti del Comprensorio Peligno-Sangrino è storia di una grande civiltà che accompagna un popolo spesso colpito, ma mai abbattuto dagli attacchi esterni e che può sperare in un mondo migliore di quello che è bruciato.

mariatrozzi77@gmail.com

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