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Patrimonio Unesco 5 faggete abruzzesi, cade nell’oblio il Bosco di Sant’Antonio nel Parco Maiella

Sono patrimonio dell’umanità 5 faggete vetuste, del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) con una superficie complessiva di 937 ettari ricadenti nei comuni della provincia dell’Aquila. Oltre a Val Cervara, in vita da oltre 500 anni, sono state riconosciute le faggete di Moricento (Lecce nei Marsi), Coppo del Principe e Coppo del Morto (Pescasseroli) e Cacciagrande (Opi). 

Faggio del Morrone Foto Maria Trozzi Report-age.com 2017

Faggio Foto Maria Trozzi

Una considerazione va fatta prima di dare il La ai toni trionfalistici. Nome e cognome: la Faggeta del Bosco di Sant’Antonio caduta nell’oblio e nelle mani degli allevatori di Pescocostanzo, dove un altro ente parco amministra. Nulla si sa della questione degli usi civici che da poco più di 2 anni sono stati resuscitati e non si è saputo altro che il Parco nazionale della Maiella avrebbe fatto ricorso contro la decisione del commissario regionale che fa cadere i vincoli agli usi civici su una parte consistente della piana di Pescocostanzo, naturalmente in area protetta al contempo riserva integrale e Sito di interesse comunitario.

Le faggete abruzzesi che rientrano nel patrimonio Unesco sono Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa riconosciuto nel 2007, ampliato nel 2011 con alcune foreste tedesche e ulteriormente allargato lo scorso luglio a foreste di altri 13 Paesi europei, tra cui l’Italia. Al riconoscimento hanno collaborato anche l’università della Tuscia e la direzione generale per la protezione della natura del ministero dell’ambiente. L’assessore ai parchi Donato Di Matteo, insieme al presidente della commissione agricoltura del consiglio regionale, Lorenzo Berardinetti, ha consegnato un riconoscimento al presidente del Pnalm, Antonio Carrara, al presidente della Comunità del parco Antonio Di Santo e ai sindaci di Villavallelonga, Lecce nei Marsi, Pescasseroli, Scanno e Opi, communi dell’aquilano. Le faggete individuate ricadono in 5 comuni e si contraddistinguono per l’elevata naturalità e per la specifica collocazione geografica lungo il crinale principale dell’Appennino, motivazioni che hanno convinto la commissione giudicatrice. É la prima volta che una foresta italiana viene inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità. Per l’occasione a Pescara stamane è stato trasmesso il video Un albero, un anno con un faggio monitorato per un anno intero da un occhio nascosto, 4 stagioni scorrono attorno a un importante crocevia di odori, segnali e messaggi lasciati quotidianamente dalla straordinaria fauna dell’Appennino. Il progetto multimediale si chiama Forest beat ed è stato promosso dal Parco con i fotografi naturalisti Bruno D’Amicis e Umberto Esposito.

mariatrozzi77@gmail.com

Un Albero Un Anno

 

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