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Tap. Puglia e Arpa senza autorità: non verificarono le prescrizioni sull’odiato gasdotto

Quando si parla di gasdotti per il ministero dell’ambiente è sempre questione di pubblica utilità, di strategia energetica nazionale prioritaria e, chi più ne ha più ne metta, tra urgenza e indifferibilità di un’opera considerata indispensabile per l’interesse e l’approvvigionamento energetico nazionale. Paroloni seminati ad arte distribuendo, tra le paure di fondo, quella di rimanere a secco: altrimenti niente riscaldamento! Se poi il ministro Gian Luca Galletti parla in televisione, a Riccardo Iacona conduttore di Presa diretta (Rai 3), racconta dell’impegno profuso per l’energia pulita aggrappandosi agli specchi di un greenwashing  che fa invidia alle pratiche ingannevoli delle imprese impattanti. Intanto i consumi di gas si riducono a caduta libera in Italia e di solito l’opera servirà, tra allacci e collegamenti, a vendere il gas e il metano altrove, di solito all’Europa. Il Trans Adriatic Pipeline(Tap) è uno di questi progetti che dall’area del mar Caspio arriverà in Europa. Allacciato al Trans Anatolian Pipeline, al confine fra Grecia e Turchia, attraverserà l’Albania e il mare Adriatico sino a giungere in Italia, dove il gas sarà immesso nella rete nazionale e si legherà ai tubi del metanodotto Rete Adriatica, della società Snam. Dal Comune di Medelugno, in provincia di Lecce, altri 8 km di percorso serviranno per allacciare la struttura alla rete nazionale.

“Il consorzio che costruisce la Tap si chiama Tap-Ag e appartiene alla British petroleum per il 20%, alla Socar, la ditta di stato petrolifera dell’Azerbaijan, per un altro 20%, alla Snam italiana sempre per un 20%, alla Fluxys del Belgio per il 19%, alla Enagás di Spagna per il 16% e alla Axpo di Svizzera per il 5% – interviene sulla vicenda la ricercatrice italo-americana Maria Rita D’Orsogna – La sede centrale della Tap-Ag é situata a Baar in Svizzera, ci lavorano 200 persone. Il suo ruolo é solo trasportare gas verso l’Italia, non di produrlo o di commercializzarlo. In Italia, il permesso per la realizzazione della TAP e’ stata accordata nel 2014. Come parte del progetto approvato nel 2014, ci sono tutta una serie di prescrizioni: e’ compito dell’ “ente vigilante” controllare che queste precrizioni siano eseguite correttamente. Alcune sono affidate alla regione Puglia, altre all’ISPRA, altre al Minsitero dell’Ambiente. Il 18 settembre, il ministero dell’ambiente informa che la Tap-Aa ha segnalato ritardi da parte della regione Puglia e dell’Agenzia regionale protezione ambientale Puglia nel verificare queste prescrizioni. Hanno mandato documentazione già a partire dal 2015, ma queste verifiche non sono state mai completate. Così, siccome gli enti vigilanti non hanno vigilato, il governo revoca questi compiti di verifica alla Regione e all’Arpa Puglia” chiarisce D’Orsogna che allora domanda – Perché’ la Regione Puglia e l’Atoa non hanno eseguito questi controlli? Chi controllerà adesso la correttezza dei lavoro? Quali sono le conseguenze di questa revoca dei permessi di verifica?  Ovviamente, tutti ci chiediamo dell’utilità di questo gasdotto nei mari e lungo le spiagge salentine, ma visto che la sua realizzazione è stata accordata ormai da 3 anni, perché nessuno controlla lo stato dei lavori? Una tecnica per rallentarne la costruzione? La cosa interessante é che ad aprile la stessa Regione, almeno secondo i documenti ministeriali, ha chiesto di avocarsi i procedimenti per la verifica dei controlli.. Sappiamo che le verifiche non sono mai state portate a termine. La Regione Puglia e l’Arpa non hanno verificato niente di tutto ciò, almeno dal 2015 ad oggi, perchè? – domanda la ricercatrice italo americana – Perché la Puglia e l’Arpa di Puglia non hanno controllato? Perché avevano paura di dover dire a prescindere? Perché non hanno gli strumenti? Perché non gliene importa? O é una strategia per opporsi in modo passivo a questa Tap odiata da tutti? “É certo uno scandalo al giorno d’oggi continuare con gas e petrolio e scavi e trivelle e oleodotti – scrive nel suo blog la ricercatrice Maria Rita D’Orsogna – É uno scandalo fare le cose contro la volontà popolare, estirpando ulivi centenari e mettendo a soqquadro il carattere delle nostre regioni e dei nostri campi. É uno scandalo anche il far finta di niente e neanche assicurarsi che quei pochi controlli che il nostro governo impone, sulla salute pubblica, la sismicità indotta, la preservazione della natura, la qualità dell’aria e dell’acqua, poi non vengano eseguiti. Intanto Matteo Renzi arriva tutto bello in Puglia a parlare di un piccolo e necessario tubino, e a dire che non i deve polemizzare sulle trivelle” (dal blog di Maria Rita D’Orsogna).

Archivio

Ad un passo da centrale e gasdotto Snam. Retroscena del Rete adriatica dossier a cura di mariatrozzi77@gmail.com

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