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Inquinamento e bonifica a Piano D’Orta: 10 anni intempestivi

Il presidente della Provincia, Antonio Di Marco, parla di tempestività degli interventi sulle aree inquinate di Piano D’Orta e le sue dichiarazioni stupiscono Sara Marcozzi, consigliere regionale del Movimento 5 stelle: ” Non il M5S, ma i documenti ufficiali testimoniano che a distanza di 10 anni, dall’Istituzione del Sito di interesse nazionale per la bonifica (Sin), in particolare sul sito di Piano d’Orta, non si è nemmeno proceduti alle opere di messa in sicurezza in emergenza. “Forse il presidente Di Marco vive in una realtà parallela” commenta la consigliera pentastellata. 

Sara Marcozzi

Principali contestazioni: Ritardi. A distanza di 10 anni e dopo numerose riunioni tecniche e Conferenze dei servizi tenutesi fra l’Abruzzo e Roma, non si è stati in grado di mettere in sicurezza l’area. Eloquente l’estratto del verbale di una conferenza dei Servizi nella quale il ministero chiede al soggetto attuatore, il Comune di Bolognano, di avviare una copertura, anche provvisoria, del corpo dei rifiuti.  “In un decennio pare che nessuno sia stato in grado di apporre sull’area neanche un telo resistente per evitare il dilavamento dei rifiuti da acque piovane” commenta Marcozzi.

Diffida tardiva al responsabile dell’inquinamento. Come accaduto per Bussi, gli enti preposti al controllo arrivano tardi. Infatti solo il 22 maggio 2015, a distanza di 8 anni dalla scoperta, come si evince dai documenti, arriva la diffida alla bonifica della Provincia al soggetto responsabile dell’inquinamento, Edison spa. Appaiono quindi ritardi e non interventi tempestivi che pesano come un macigno rispetto all’eventuale contenzioso sull’individuazione del responsabile che si è già aperto col ricorso di Edison al Tribunale amministrativo regionale  (ricorso poi non coltivato). La Edison, che sembrerebbe aver accettato la proposta di Piano di Caratterizzazione elaborata dal Comune di Bolognano, dovrà procedere alla realizzazione dello stesso. Resta il dubbio rispetto a chi pagherà le spese sostenute dal Comune di Bolognano per la redazione del Piano, avvenuta in sostituzione e in danno, con il probabile rischio che le ingenti somme anticipate dalle Pubbliche Amministrazioni non possano essere richieste al privato.

Diffida tardiva al proprietario delle aree. Anche in questo caso la Conferenza dei Servizi impiega anni per mettere in atto la diffida alla Messa in sicurezza d’emergenza (Mise) nei confronti del proprietario delle aree. Messa in sicurezza, chiariscono i documenti, a tutt’oggi inattuata.

Il vuoto sulle aree extra Sin. Nel resoconto della Conferenza dei servizi del febbraio 2015, il Comune di Bolognano deposita a integrazione del Piano di caratterizzazione, su richiesta del Mattm, un Rapporto dei risultati di analisi di rischio relativi alle aree esterne e limitrofe del Sin. Di tale rapporto, a tutt’oggi, non conosciamo il contenuto e nella conferenza dei servizi non vi si fa alcun accenno. La aree extra Sito d’interesse nazionale (Sin) potrebbero essere immacolate oppure inquinate e contaminate. A distanza di 10 anni non è ancora dato sapere. Nulla di tempestivo, puntualizza Marcozzi: “A nostro avviso, da cittadini prima di tutto, sono inaccettabili la superficialità e il lassismo di questi 10 anni. Siamo stati costretti a presentare tre diversi esposti per attivare la procura e stabilire se questi ritardi siano “normali” o contro la legge. Pensare che la Provincia possa sentirsi soddisfatta del lavoro fatto sul Sin Bussi sarebbe comico se non rappresentasse un’offesa per la popolazione dell’intera Val Pescara che da 10 anni attende il ripristino ambientale – precisa il consigliere regionale – Se la Provincia ritiene intervento tempestivo impiegare 8 anni per l’invio di una diffida, non oso immaginare quanto tempo riterrà congruo per la bonifica. Un paio di secoli, forse! Nessun allarmismo, lo dicono i documenti che l’inquinamento è ancora tutto lì e continua a penetrare nelle falde – conclude Marcozzi – faccio presente, oltretutto, che non compete alla Provincia il merito della scelta relative alle modalità di realizzazione della bonifica”.

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