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Per mesi un cavo d’acciaio stretto al collo. Dopo tante ricerche l’Orsa sofferente è stata liberata dal laccio

Pescasseroli (Aq). Il laccio recuperato dal collo dell’orsa (oltre 10 anni e di circa 80 Kg) è uno di quelli tipicamente usato dai bracconieri. L’animale è riuscito a rompere l’ancoraggio al cavo d’acciaio che la intrappolava, liberandosi, ma il cordone metallico è rimasto legato stretto al collo per mesi. La scorsa sera l’esemplare di orso bruno marsicano è stato finalmente avvistato e raggiunto, lo cercavano da tempo. A trovarlo stremato e sofferente, nel territorio del Comune di Campoli Appennino (in provincia di Frosinone – Lazio), è stato il personale del Parco. La femmina di orso è stata liberata dal laccio, curata e rilasciata. Senza questo intervento l’animale, presto, sarebbe morto. 

Orsa Laccio al collo

Fonte Immagine Pnalm

Risale a novembre scroso la segnalazione, al personale del Parco, di un orso con al collo un cavo d’acciaio. L’animale è stato filmato dall’associazione Salviamo l’Orso durante il monitoraggio della popolazione nelle aree esterne al Parco. A seguito della segnalazione, il personale del Parco provò ad avvistare e  catturare il plantigrado, ma le ricerche non diedero alcun risultato. Le attività di monitoraggio sono riprese in Primavera e grazie all’impiego delle video trappole l’individuo è stato finalmente avvistato durante le attività di conta delle femmine con piccoli, a fine di agosto, dai Carabinieri Forestali del reparto di Picinisco, sempre in provincia di Frosinone. Sono stati immediatamente allestiti dei siti di cattura e il 23 settembre si è avuta la certezza che uno dei punti era stato frequentato dall’orso con il laccio. La squadra di cattura del Parco,  composta dal veterinario, dai tecnici del servizio scientifico e dalle Guardie del servizio di sorveglianza, si è immediatamente attivata per la cattura. Ci sono voluti 6 giorni per trovare l’animale che la notte tra il 28 e 29 settembre è stato catturato. La corda d’acciaio, tipicamente usata dai bracconieri, ha provocato al plantigrade un’ampia ferita al collo e ha inciso profondamente i tessuti sottostanti. Il veterinario del Parco ha provveduto a liberare l’orsa dal laccio per poi curare la ferita e somministrare i farmaci necessari per evitare le infezioni. Le operazioni di cattura si sono svolte senza alcun problema per l’animale. Il quadro rilevato dal veterinario e il trattamento effettuato (rimozione laccio, pulizia, disinfezione locale e terapia generale), hanno permesso l’emissione di una prognosi favorevole, risolvibile in 2-3 settimane. Così l’animale è stato rilasciato sul posto della cattura, con intensificazione del monitoraggio foto-video per valutare l’evoluzione. Il Servizio di sorveglianza ha inviato la notizia di reato alla Procura di Cassino (Frosinone). I cavi d’acciaio, del tipo rinvenuto sull’orsa, vengono generalmente utilizzati dai bracconieri che li pongono lungo punti di passaggio della fauna selvatica attendendo che un animale rimanga intrappolato al collo.  Probabilmente l’orsa, nel momento in cui era rimasta imprigionata nella trappola dei bracconieri, era riuscita a rompere l’ancoraggio del cavo d’acciaio liberandosi, mentre non è poi riuscita a sfilarsi dal collo il filo spesso di metallo. Il cavo di acciaio le aveva provocato una profonda lesione che l’avrebbe certamente condotta a uno stato sempre maggiore di debilitazione e quindi a una probabile morte prematura.

Orsa 1 Laccio al collo Report-age.com Foto Pnalm 2017

Fonte immagine Pnalm

“Questo episodio è di una gravità inaudita  – afferma il Presidente del Parco Antonio Carrara – La pratica di apporre lacci per bracconare animali di grossa taglia è purtroppo ancora molto frequente. L’animale che vi rimane intrappolato muore di solito per soffocamento, per gravi amputazioni o per le estese e profonde ferite riportate.  Se da una parte il salvataggio di questa femmina di orso bruno marsicano ci rende orgogliosi e ci spinge a lavorare ancora con maggiore tenacia per la tutela e la conservazione di questa specie gravemente minacciata proprio da cause direttamente o indirettamente legate all’uomo, dall’altra non possiamo non denunciare la necessità di azioni più incisive per prevenire e reprimere la pratica del  bracconaggio  che mette continuamente a rischio la sopravvivenza degli orsi”.

mariatrozzi77@gmail.com

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