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Ecco come la Natura sta facendo il suo corso in un’area incendiata la prima decade d’agosto

Sant’Eufemia a Maiella (Aq). La Fenice, dei miti greci e non solo, risorge dalle sue ceneri così come ogni specie vegetale colpita dagli incendi di questa drammatica Estate. La Ginestra del Vesuvio, il cui nome scientifico è Spartium junceum, in questi giorni d’autunno sta regalando uno spettacolo unico e miracoloso ai tanti che frequentano il posto, turisti per la maggior parte, per raccogliersi ai piedi della montagna madre, la Maiella, ad ascoltare i bramiti dei cervi che spuntano dalla boscaglia e all’imbrunire quasi scendono a valle.

Ginestra del Vesuvio Foto 2 Maria Trozzi Report-age.com 2017

Ginestra del Vesuvio (Spartium junceum) suMacere Piane Sant’Eufemia a Maiella (Aq) Foto Trozzi

Ginestra del Vesuvio Foto 2 Maria Trozzi Report-age.com 2017

Ginestra del Vesuvio Foto Trozzi

La pianta abbrustolita il 10 agosto sta riemettendo nuovi getti dalle radici e dal colletto. Due incendi, il mese scorso, hanno colpito quest’area, immortalata da Maria Trozzi ieri pomeriggio tra i pascoli di Sant’Eufemia. Il più dannoso tra i roghi è divampato il 10 agosto, è stato appiccato da una strada chiusa perché in pessime condizioni, ma molto frequentata. I punti dati alle fiamme si raggiungono da una deviazione dalla strada ex regionale oggi provinciale 487. Si percorre una lingua d’asfalto che più avanti viene quasi divorata dalla vegetazione e in alcuni tratti ha ceduto formando enormi gradoni d’asfalto, al di sopra del Comune di Sant’Eufemia a Maiella, in località Macere Piane. La prima sorpresa lungo il tragitto sono delle pecore raggruppate in una sorta di stazzo con circa 7 Pastori abruzzesi, a fare da guardia al bestiame, uno ha l’occhio contornato di mosche. Abbaia all’impazzata un altro cane, di colore nero però, più piccolo che si mette alle calcagna e prova a intimorire come può. Questo il preludio dell’area interessata dagli incendi.  Il primo rogo è davvero di modeste dimensioni e ha annerito una piccola superficie di pochi metri quadrati, una sorta di discarica dove sono abbandonati dei rifiuti ferrosi: 2 lastre mezze arrugginite, di lamiera, di solito usate per la copertura delle rimesse di campagna, una sorta di ringhiera di ferro a forma di triangolo equilatero, lunga quando un’auto furgonata e dietro dei tronchi arrostiti, un piano rivestito di bianco a terra e una rete piantata a quadri in ferro a dividere dalla vegetazione e una cascata di pietre. Sulla paglia secca scampata al fuoco, spunta lì davanti un vecchio attrezzo ossidato, dal metallo affiora ancora il colore celestino della vernice originale. A pochi passi, guardando a sinistra del sito ci sono delle vecchie rotoballe di fieno, intatte. Un piccolo incendio che alcuni del posto dicono si sia sviluppato il 2 agosto. Più in là camminando per 3 minuti appena, sul versante opposto della strada che dà sulla montagna, troviamo un’area più vasta, e una cunetta bruciacchiata alle pendici della montagna Madre, nel Parco nazionale della Maiella. Proprio qui la Natura sta facendo meravigliosamente il suo corso e da queste parti possiamo proprio esclamare: altro che rimboschimento e riforestazione!

mariatrozzi77@gmail.com

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