Skip to content

Linea Taglia fuoco Roccacasale: uno scivolo che d’inverno trascinerà tutto a valle

Roccacasale (Aq). L’altro ieri l’incontro tecnico sul campo con il sindaco Enrico Pace, per i Carabinieri forestali il Tenente colonnello Bruno Petriccione e il maresciallo Gizzi, comandante e Teodoro Andrisano, tecnico forestale dell’Ente Parco. Insieme per valutare il da farsi e realizzare una linea tagliafuoco, contro l’incendio che divampa da giorni sul Morrone. Tutto per dare forma ad una linea che non compromettesse il precario equilibrio dell’area, corretta e senza danni da scontare nel prossimo futuro, e invece.. 

Aggiornamento

Linea Tagliafuco Roccacasale Foto Maria Trozzi Report-age.com 1.9.2017

Sentiero tagliato dalla linea frangifuoco a Roccacasale Foto Maria Trozzi

La foga dell’intervento d’urgenza sembra fare più danni del disastro che fronteggia, se non se ne terrà conto quest’Inverno le località alle pendici del Morrone che si affacciano sulla valle Peligna saranno ancora più a rischio idrogeologico. Nulla di fatto, la tanto contestata tagliafuoco poi realizzata con i trattori non servirebbe a fermare l’incendio, così com’è stata costruita al momento. Se arrivano, le fiamme alte passeranno tranquillamente, ci assicura il tecnico dei Carabinieri forestali. Forse è anche per questo che non si lavora più da questa parte, mentre sull’altro versante, a Roccacasale, sembra che si scavi e tagli ancora per separare la vegetazione e intralciare il cammino rovente. Si scava forse per ricongiungersi a questa lingua seminata di spuntoni di radici. Dove si poteva operare, sulla cresta accanto alla pista, non è stato tagliato assolutamente nulla. Oltre al danno la beffa perché se anche la tagliafuoco fosse in grado di frenare l’incendio, quasi sicuramente lo scavo eseguito, che alla fine taglia persino un sentiero, presto potrebbe determinare un disastro idrogeologico. La vegetazione appena eliminata tratteneva, sino a l’altro ieri, detriti e residui di roccia che con pioggia e neve scendono dai costoni del monte che brucia da oltre 12 giorni. É come aver scavato uno scivolo che già dalle piogge d’autunno e i primi cedimenti di terreno potrà incanalare e trascinare tutto a valle. Più giù ci sono un maneggio, campi coltivati e ulivi, strade e centri abitati. Se non si ripara il danno, ne sentiremo le conseguenze questo inverno.

Il primo tratto della pista tagliafuoco a Roccacasale, a zig zag, è stato realizzato senza danni. Superato il confine, entrando nel territorio del Parco Maiella, camminiamo verso il monte. Qui è uno scempio. In breve, nel disperato tentativo di risolvere il problema della propagazione delle fiamme, favorita dalla siccità, hanno scavano l’inverosimile. Là dove proprio non si dovrebbe hanno spianato con le ruspe e creato una sorta di condotta in cui si incanaleranno tutti i residui della montagna che scenderanno più facilmente a valle dato che a fermarli non c’è più nulla della vegetazione che prima tratteneva. Pioggia abbondante e neve potrebbero determinare un altro disastro. Così sarà per la frazione di Sulmona Marane, dove si è sviluppato il primo rogo del 20 agosto, alle pendici hanno costruito e sul monte sono rimasti solo pochi alberi non bruciati, idem a Bagnaturo e Badia di Sulmona.

Per l’incendio sulla montagna Sacra di Papa Celestino V il 90% circa della vegetazione colpita dal fuoco interessa il Pino nero,  le latifoglie sono state appena toccate ai margini, così la roverella. Preoccupa il Ginepreto, habitat importante: “Da punto di vista della vegetazione non c’è un  grave danno ecologico per il pino nero – dichiara sul posto il tenente colonnello Petriccione –  mentre la pineta non ha un particolare valore, l’arbusteto prostrato a ginepro nano ha un rilevante valore ecologico e conservazionistico, riconosciuto nella Direttiva habitat”.

mariatrozzi77@gmail.com

 

1 commento »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: