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Mezzo antincendio affronta nella notte il fuoco sul Morrone

Sulmona (Aq). Venti minuti alle ore 22, un mezzo con modulo antincendio, forse tra quelli della Forestale che la Regione ha assegnato alle associazioni di volontariato, nel buio raggiunge uno dei 4 roghi, illuminando con i fari una sterrata, alle pendici del monte Morrone. I volontari tentano l’impossibile e aggrediscono le fiamme di sorpresa, al buio, per gettare centinai di litri d’acqua sul fuoco che in quell’area insiste dal pomeriggio e accende l’inferno nella terza notte rovente della montagna Sacra.

Foto Maria Trozzi

Il modulo antincendio raggiunge il fronte del fuoco rinvigorito ai piedi del monte con il mezzo si fa manovra per posizionarlo in retromarcia, al buio. Il modulo è munito di un tubo lungo circa 30 metri per colpire le fiamme che avanzano. A Mezzogiorno il fuoco riprende ad ardere verso Costa dei Cani, Villaneto, versante sinistro di valle Cupa. Canadair ed elicottero dei Vigili del fuoco contengono i danni, in azione sull’area, ma solo nel pomeriggio. Nella mattinata le colonnine di fumo, all’apparenza innocue, ingannano a pensare che il fuoco sia domato, almeno a valle un brutto ricordo. Invece non si placa. Dal pomeriggio del 20 agosto l’incendio sul Morrone, di origine dolosa, ha inghiottito vegetazione e alberi centenari, per circa 130 ettari, dicono. In un faldone della Procura di Sulmona sono raccolti 6 fascicoli con le informazioni sui roghi appiccati nel comprensorio durante agosto. Potrebbero essere legati forse da un disegno più grande di quello che, in principio, si potesse immaginare, e le ore che scorrono definiscono un’ipotesi davvero inquietante.

É battaglia su tutti i fronti, ma in valle Peligna le fiamme si respingono quasi esclusivamente con i mezzi in volo e i lanci d’acqua dal cielo. Non si tratta di droni, ma di loro si parla già dal primo giorno del disastro persino per piantare giovani alberi sul monte, niente posti di lavoro in più né manodopera però! E ancora si lanciano progetti folkloristici e costosi prima della scadenza di qualche mandato. Agli spendaccioni confermiamo che esperti botanici e naturalisti delle Sorgenti del Pescara garantiscono che già dal primo anno gli alberi rispunteranno e il monte Morrone, se lasciato in pace, pian piano tornerà a vivere. Sarà difficile la forestazione poi se le aree saranno sottoposte a vincolo, ma evitare eventuali speculazioni dipende solo dal sindaco di Sulmona, Annamaria Casini. Da quando il Corpo forestale dello Stato è stato accorpato all’Arma dei Carabinieri sono solo i Canadair e gli elicotteri e respingere il fuoco sulla montagna sacra, anche se in modo discontinuo durante il giorno Peligno. I forestali non hanno più competenza a spegnere le fiamme, non ce l’hanno nemmeno i vigili del fuoco. Così i vuoti lasciati dalla legge Madia, con gli atti che finiscono alla Consulta perché 7 giorni fa il Tribunale amministrativo regionale d’Abruzzo dichiara l’incostituzionalità del passaggio ai Carabinieri, fanno danno e fanno comodo non solo ai piromani, ma a gente senza scrupoli se brucia il Parco Maiella, per rancore?

Oltre all’incendio sul Morrone il 20 agosto, nel primo pomeriggio bruciano Bagnaturo, ai piedi del monte all’altezza dell’impresa Pace e Corfinio dove si arriva a piedi concludendo il sentiero Itali del Morrone, ma lì il danno è solo per alcune campagne con vigneti e alberi di noci abbrustoliti. (Ulteriore approfondimento)

Il 19 agosto Incendio nel territorio di Pacentro che chiude una serie di tentativi di bruciare il monte andati quasi a vuoto le sere precedenti

Il giorno prima bruciano delle campagne a Roccacasale (Aq), stesso giorno, l’incendio della Pineta tra Acciano e Molina.

Sulla fascia esterna della riserva naturale del Genzana i petardi di ferragosto sono la scintilla per un incendio che per essere domato richiede l’ausilio di un Canadair, con 20 ettari di vegetazione in fumo

Domenica di fuoco il 6 agosto quando sono ancora in corso le operazioni di spegnimento dell’incendio a Campo imperatore provocate da un barbecue fuori controllo che riducono in cenere Fonte Vetica e la storica faggeta del Parco del Gran Sasso monti della Laga. Altri due fronti del fuoco all’Aquila, in via della Croce Rossa dove l’incendio è stato spento e bonificato e nella frazione di Aragno, dove l’incendio doloso spento giorni prima si è rialimentato.

Sempre il 6 agosto, ma in Marsica, il sottobosco non bonificato rende difficile le operazioni di spegnimento a Vallelonga, nel Parco nazionale d’Abruzzo. In cenere finiscono una casa e quasi 30 ettari di sterpaglie e boscaglia a Collelongo, nell’aquilano. 

Ancora il 6 agosto, nel tardo pomeriggio fumo sulle 4 corsie nell’area industriale al confine tra Pratola Peligna e Sulmona, sempre nell’aquilano, all’imbocco per Napoli/Roccaraso, per un vasto incendio sterpaglie, sviluppato nel primo pomeriggio che è stato fortunatamente spento grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco di Sulmona e l’Aquila, della protezione civile locale e con l’ausilio di una cisterna di un’azienda del luogo.

Il 7 agosto sono 6 i focolai accesi sulla statale 17. All’altezza di Roccacasale il primo o forse l’ultimo, poi a distanza di centinaia di metri l’uno dall’altro altri roghi sino a Popoli e da lì sempre sulla statale ma in direzione Bussi. Dopo le ore 18 tutti i roghi sono affiancati da volontari della Protezione civile e Vigili del fuoco. Le mani di un piromane sulla montagna o c’è qualcuno che vorrebbe tenere sotto scacco le aree protette?

Terza notte sotto il Morrone. Sotto un cielo pieno di stelle affumicate, ore ed ore fuori dalle auto e in mezzo la strada per accorgersi dei timidi bagliori, dei solitari luccichii che segnalano altri focolai sui costoni della montagna, versante Occidentale. Per località Fonte D’Amore la strada è stata mai tanto trafficata, la spettacolarizzazione della tragedia, dal vivo, è meglio della televisione. Cosa restano a guardano i tanti mentre alcuni volontari dei presidi, a cui va tutta la nostra riconoscenza, tengono il conto con le torce elettriche puntate su rovi e cespugli ancora lampeggianti?

Durante il giorno. L’incendio si alimenta ancora da un vallone guardando in alto a destra dell’Eremo di Celestino V che si affranca per il momento dall’inferno che potrebbe però calargli dall’alto. Solo nel pomeriggio un Canadair ha provato a contenere le fiamme che minacciano dall’alto di valle Cupa, piena zeppa di alberi ultracentenari, il vento non agevola. Visibilità zero per gli aeromobili e il fuoco riduce a zero il vantaggio pomeridiano approfittando della notte Peligna, senza luna, a terra illuminata da fari di auto, torce e lampioni, svuotata di suoni e voli. Tanti luccichii sono monitorati mentre le lingue di fuoco serpeggiano non molto distanti dalle vasche di raccolta del depuratore da cui, durante il giorno, l’elicottero dei vigili del fuoco attinge acqua, ai piedi del monte, ad un centinaio di metri di distanza dai primi casolari, alcuni abitati. Si tenta l’impresa di mettere al sicuro l’area per la notte. Delle luci di un mezzo si avvicinano al fronte, si tratta del modulo antincendio spinto sino a circa 30 metri dal fuoco che divampa. Altri veicoli sono più in basso con i volontari pronti ad intervenire. La guerra non è vinta sul Morrone che ancora brucia, la notte è lunga, ma ai volontari della Protezione civile e alle forze dell’ordine questo mostro non fa più paura.

mariatrozzi77@gmail.com

 

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