Fuoco di agosto in valle, lista inedita d’incendi, alcuni nei fascicoli d’inchiesta

In valle Peligna le fiamme sono state appiccate sul Morrone forse con un accendino o delle pile alcaline o ancora carta stagnola. Possibili inneschi con dei fiammiferi avvolti nella carta stagnola, lasciata al sole, difficile che possano aver generato 3 combustioni a pochi secondi l’una dall’altra soprattutto se sull’area in cui è divampato l’incendio non si trova proprio nulla. I pennacchi di fumo si sarebbero dovuti moltiplicare all’infinito se, da un ipotetico unico focolaio domenica, le pigne di ogni pino fossero scoppiate e così schizzando verso altri pini provocare una reazione a catena impressionante. Logica vuole che migliaia di punti dovrebbero fumare e bruciare alla stessa maniera dei primi 3 che, dopo circa un’ora senza acqua, portano alla rovina del monte. La carta stagnola non manca da quelle parti, un foglio resta a terra a margine della stradina asfaltata, vicino agli alberi di fichi ancora integri. A sinistra e guardando il Morrone incenerito c’è la chiesa Santa Maria. Dinanzi in salita la via diretta ai 3 focolai, i primi a scatenare il rogo nel tardo pomeriggio. Della stagnola sta a terra sul piazzale di Marane nuove, ieri nel primo pomeriggio a pochi passi dai tavoli bianchi di plastica disposti per la Sagra della zampanella, sospesa. Le madri del comitato usano la stagnola per coprire il cibo, non è proprio salutare, o per tenere caldi gli arrosticini. Che la stagnola stia lì è abbastanza normale.

Primi focolaio del 20 agosto 2018

Domenica 20 agosto, di mattina su Guado San Leonardo brucia qualcosa, i Vigili del fuoco bloccano sul nascere l’incedio. Anche per una stradina di Bagnaturo i Vigili del fuoco di Sulmona intervengono per un pricipio d’incendio, dopo le 14, così evitano ancora un incendio per la montagna sacra. Dopo le ore 15 bruciano alcune campagne a Corfinio, a spegnere ci sono anche i volontari della Protezione civile della comunità sirentina, sempre domenica scorsa questa tappa conclyde il tragitto di molti escursionisti che dal sentiero Italua ruentrano a Corfinio. Ieri sui cieli Peligni il Ch47f dell’esercito non si è fatto vedere, i 30 militari dell’esercito ancora meno. Da quando il Corpo forestale dello Stato è stato accorpato all’Arma dei Carabinieri sono solo i Canadair e gli elicotteri e respingere il fuoco e per la montagna sacra questi mezzi stanno operando anche in modo discontinuo durante il giorno, all’ora di pranzo sembrano scomparire e fino alle ore 15, poi riappaiono. I forestali non hanno più competenza a spegnere le fiamme, non ce l’hanno nemmeno i vigili del fuoco. Così i vuoti lasciati dalla legge Madia, con rinvio alla Consulta perché 7 giorni fa il Tribunale amministrativo d’Abruzzo dichiara l’incostituzionalità del passaggio ai Carabinieri, fanno danno e fanno comodo non solo ai piromani, ma a gente senza scrupoli se brucia il Parco Maiella per rancore e per soldi? Solo alcuni di questi incendi sono raccolti nel faldone della procura della Repubblica di Sulmona che, partendo da una domanda, baluardo del giornalismo, perché, prova a trovare il filo conduttore di alcuni degli eventi.

Elenco

Oltre all’incendio sul Morrone il 20 agosto, nel primo pomeriggio bruciano Bagnaturo (ore 14), alle pendici del monte, all’altezza dell’impresa Pace. Il fuoco viene contenuto per miracolo dai Vigili e ancora a Corfinio nel pieno pomeriggio dove si può arrivare a piedi concludendo il sentiero Italia del Morrone. Lì intervengono i volontari della comunità Sirentina, ma lì il danno è solo per un vigneto e alcuni alberi di noci abbrustoliti in parte in un terreno della famiglia del neo sindaco di Pratola Peligna. 

Il 19 agosto incendio nel territorio di Pacentro che chiude una serie di tentativi di bruciare il monte andati quasi a vuoto il giorno precedente e la sera, tanto che i carabinieri raggiungono il Cogesa, dove sembra sia bruciato qualcosa e cercano qualcuno.

Il giorno prima bruciano delle campagne a Roccacasale (Aq) e l’incendio della Pineta tra Acciano e Molina.

Sulla fascia esterna della riserva naturale del Genzana i petardi di ferragosto sono la scintilla per un incendio che per essere domato richiede l’ausilio di un Canadair, con 20 ettari di vegetazione in fumo.

Domenica di fuoco il 6 agosto quando sono ancora in corso le operazioni di spegnimento dell’incendio a Campo imperatore provocate da un barbecue fuori controllo che riducono in cenere Fonte Vetica e la storica faggeta del Parco del Gran Sasso monti della Laga. Altri due fronti del fuoco all’Aquila, in via della Croce Rossa dove l’incendio è stato spento e bonificato e nella frazione di Aragno, dove l’incendio doloso spento giorni prima si è rialimentato. 

Sempre il 6 agosto, ma in Marsica, il sottobosco non bonificato rende difficile le operazioni di spegnimento a Vallelonga, nel Parco nazionale d’Abruzzo. In cenere finiscono una casa e quasi 30 ettari di sterpaglie e boscaglia a Collelongo, nell’aquilano.

Ancora il 6 agosto, nel tardo pomeriggio fumo sulle 4 corsie nell’area industriale al confine tra Pratola Peligna e Sulmona, sempre nell’aquilano, all’imbocco per Napoli/Roccaraso, per un vasto incendio sterpaglie, sviluppato nel primo pomeriggio che è stato fortunatamente spento grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco di Sulmona e l’Aquila, della protezione civile locale e con l’ausilio di una cisterna di un’azienda del luogo.

Il 7 agosto sono 6 i focolai accesi sulla statale 17. All’altezza di Roccacasale il primo o forse l’ultimo, poi a distanza di centinaia di metri l’uno dall’altro altri roghi sino a Popoli e da lì sempre sulla statale ma in direzione Bussi. Dopo le ore 18 tutti i roghi sono affiancati da volontari della Protezione civile e Vigili del fuoco. Le mani di un piromane sulla montagna o c’è qualcuno che vorrebbe tenere sotto scacco le aree protette?