Sulmona: è guerra del confetto. Sulle vetrine il Cartello sulmonese

Sulmona (Aq). Campeggiano su alcune vetrine del centro storico dei negozi di confetti e sembra proprio che qualcuno la faccia in barba alle regole per la tutela della libera concorrenza che caratterizzano il mercato dell’Unione europea a cui l’Italia aderisce da sempre. 

Cartello confetti Sulmona Report-age.com 2017A Sulmona è guerra del confetto a colpi di cartelli che, alla stregua di materiale radioattivo, lanciano un singolare allarme. Se l’Autorità garante della concorrenza e del libero mercato esiste allora è il caso che faccia una capatina anche in questa città, dimenticata da Dio, non paga dei tanti turisti che la affollano in questi mesi, richiamati anche dal Bimillenario Ovidiano.

I termini della disputa. Per alcuni negozianti i confetti a circa 12 euro al kg sarebbero a basso costo dunque chi applica questo prezzo sarebbe un impostore “Occhio a chi vende i confetti sottocosto, lo fa non perché è fabbricante, ma perché usa materie prime di bassa qualità” è scritto sui cartelli. Divertiti i turisti di passaggio a Sulmo per rifornirsi dell’ambita leccornia: “Non ci interessa spendere qualche euro in più se il confetto è di Sulmona” così una famiglia di Imola e una signora delle Puglie che ha fatto tappa in diversi negozi per soddisfare i suoi golosissimi figli. Gli affari non mancano, ma alcuni commercianti sparano dalle barricate con armi cariche di zucchero. Una storica tradizione rischia di essere ridicolizzata, gettando alle ortiche tutta la fatica fatta per risollevare il prodotto dopo l’operazione di marzo 2016. L’emblema del paese finisce macchiato dall’invidia dei cittadini, amaro il detto, ma ci sta tutto: L’invidia è un sentimento che divora chi lo nutre (di Alessandro Morandotti). Per chi alza la testa c’è sempre chi taglia e a Sulmona non sanno o fingono di non sapere della normativa antitrust nazionale, naturalmente applicata con notevole ritardo dall’Italia, nel 1990 (Legge 287 del 10 ottobre 1990), ma esistente. Sono trascorsi 27 anni, è giunta l’ora di uniformarsi alla concorrenza corretta e disarmarsi per amore della città. Eppure la battaglia si consuma a colpi di mandorle e zucchero, a colpi di confetti offerti all’ingresso dei negozi ai turisti con le commesse sfiancate dall’infuocato confronto estivo. La dichiarazione di guerra ha colori capitolini, giallo e rosso fiammeggiano sui cartelli “Attenzione” .. battaglione. Immancabile uno slogan finale mutuato dalle televisione anni Ottanta, linguaggio ormai comprensibile solo agli ultraquarantenni: “Il prezzo fa la qualità la qualità fa il prezzo” che in dialetto si pronuncia pressapoco così Caccet i sold se vulet magnà buòn.

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