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La linea del fronte De Nino Morandi, Bianchi (FI) dal presidente Caruso per restituire la scuola alla città

L’Aquila. “Ho provveduto a sensibilizzare il presidente della Provincia dell’Aquila Angelo Caruso sulla triste vicenda dell’edificio del De Nino Morandi di Sulmona e l’ho esortato ad orientare la sua azione amministrativa tempestivamente e contemporaneamente su 2 fronti” così dall’Aquila, il capogruppo consiliare di Forza Italia, Elisabetta Bianchi, rimarca gli aspetti di una vicenda scandalosa e sconcertante che si trascina ormai da anni e lascia la sua città sguarnita di istruzione e luoghi per la conoscenza e il  sapere.

Elisabetta Bianchi

Angelo Caruso

Grazie alle sollecitazioni di Bianchi i primi di febbraio la situazione sembrava sbloccarsi per il De Nino Morandi, dopo anni di sterili discussioni è stato individuato il soggetto attuatore in sostituzione della Provincia dell’Aquila per gli interventi di ripristino dell’istituto, sotto sequestro a seguito dell’ennesima inchiesta sulla ricostruzione post terremoto. Bianchi segnala a Caruso che “Il primo fronte, completamente tralasciato dal suo precessore (Antonio de Crescentiis ndb), è quello giudiziario, facendosi promotore presso la Procura dell’Aquila della richiesta di dissequestro della porzione di edificio e il secondo, quello progettuale, attualmente affidato al provveditorato delle opere Pubbliche attraverso l’acquisizione dei dati circa lo stato della progettazione, la tempistica presumibile della consegna lavori e il tempo stimato per la esecuzione dell’opera. Con l’auspicio di rivedere presto la nostra struttura restituita alla attività didattica per la formazione di geometri e ragionieri.

De Nino Morandi: storia di uno scandalo. Nel 2009 il terremoto dall’Aquila mette in ginocchio, almeno su carta, il patrimonio immobiliare di un’intera provincia in gran parte da ricostruire. Ad assestare un altro duro colpo alla regione verdognola d’Italia, dopo il sisma, è l’affare ricostruzione. Il Decreto 63 che nel 2011 mette a disposizione circa 56 milioni di euro per finanziare i progetti di miglioramento e adeguamento sismico delle scuole di Avezzano e Sulmona, interventi di messa in sicurezza dichiarati urgenti e che interessano 9 scuole dell’aquilano. Nel pantano degli appalti truccati, delle varianti forzose e delle assegnazioni di lavori urgenti finiscono amministratori, imprenditori, politici e professionisti. Il fango macchia persino le facciate in rovina delle scuole superiori marsicane e peligne, chiuse e abbandonate. Nelle grinfie affaristiche dei soliti noti finisce anche l’istituto De Nino – Morandi di Sulmona. A sistemarlo per le feste sono le associazioni di imprese incaricate una dopo l’altra, dalla Provincia dell’Aquila sia chiaro, di mettere in sicurezza l’edificio. Le ditte intervengono soprattutto sui corpi di fabbrica numero 1 e numero  3 dell’istituto tecnico per geometri e ragionieri. Dopo gli interventi non rispondenti al progetto, sembra che parte della scuola debba esse demolita mentre un’altra sezione del plesso scolastico potrebbe essere recuperata. Dopo il sequestro non è stato possibile confermare le anomalie della messa in opera per verificare le criticità aggiunte al complesso e dunque se se sarà necessario buttare giù mezzo fabbricato perché nessuna ditta vorrebbe la responsabilità di continuare l’adeguamento avviato, nel plesso scolastico, forse indebolito da interventi che avrebbero minato le fondamenta dell’istituto e determinato pregiudizi statici all’immobile: “..l’intera struttura non risulta allo stato attuale sismicamente idonea e quindi non può ospitare in piena sicurezza gli studenti delle 2 scuole” relazionano i consulenti a gennaio 2015. I lavori sono costati circa un milione di euro, ma l’adeguamento sarebbe stato eseguite solo in parte e in maniera difforme rispetto al progetto, risulta così ai periti incaricati dalla procura della Repubblica dell’Aquila. Sotto inchiesta  finiscono 7 persone.

Nel 2014 l’adeguamento sismico delle scuole dell’aquilano porta, inevitabilmente, ad una inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila e rimangono coinvolti l’allora presidente della Provincia Antonio Del Corvo (Pdl), l’ex direttore generale provinciale Valter Specchio e una serie di funzionari e imprenditori. L’accusa per tutti è concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato. Ad Avezzano sarebbero 6 gli edifici su cui mettere mano e che vengono tutti risistemati: il liceo scientifico Pollione (inaugurato l’8 gennaio 2014, dopo la demolizione avviata il 29 novembre 2011), l’istituto statale d’arte Vincenzo Bellisario (inaugurato il 27 dicembre 2011), l’istituto statale per l’agricoltura e l’ambiente Serpieri (l’Ipsa viene riaperto il 9 gennaio 2012), l’istituto tecnico per geometri Alberti che con l’istituto tecnico commerciale Galileo viene restituito agli 821 studenti l’11 aprile 2012 e ancora il liceo classico Torlonia (3 milioni e 369 mila euro per metterlo in sicurezza) riaperto il 15 settembre 2012.

Sulmona fa la differenza per l’edilizia scolastica e delle 3 scuole da mettere in sicurezza nel 2009 soltanto una la scampa e nel 2015 viene sistemata e riaperta. Eppure, nello stesso periodo, l’ente provincia può contare su 3 consiglieri, 1 originario di Pacentro, 1 di Prezza e 1 di Scanno che avrebbero dovuto vigilare e sollecitare interventi per i plessi scolastici dell’area che sono chiamati a rappresentare. Una mosca bianca è sicuramente il Liceo artistico Mazara che ospita da febbraio 2014 i liceali dell’Ovidio ed è stato completamente restituito alla città il 19 maggio 2014 quando, terminati gli interventi di messa in sicurezza (costati oltre un milione di euro), sono rientrati in classe anche gli studenti dell’Artistico, ospitati sino ad allora nella scuola media Capograssi. Tutto a regola d’arte perché i lavori sono stati affidati ad una ditta che non è stata interessata dall’inchiesta che esplode per la messa in sicurezza dell’immobile che accoglieva i futuri ragionieri e geometri.

L’istituto De Nino – Morandi capitola nella bufera ricostruzione post sisma, i lavori restano sospesi e nella scuola ora interamente sigillata, ma stuprata dai vandali, il primo sequestro interessa il cantiere del corpo C1. Il fabbricato potrebbe finire completamente a terra se è vero che del milione di euro, speso per progetto e trasporti (sarebbero circa 7 milioni di euro gli stanziamenti a disposizione per l’intervento sull’immobile), nemmeno la metà è servita a ricostruire la struttura, ma forse solo ad allungare la lista di professionisti, dai lauti compensi, che figurerebbero in un singolare elenco stile rotolo del mar Morto e che sarebbero impegnati, in tutto, per circa 100 mila euro. Prima di maggio 2015 la Provincia affiderebbe anche un altro incarico progettuale, di oltre 30 mila euro, per risistemare un altro corpo del plesso scolastico. Assurdo, se già a gennaio 2015 l’instabilità dell’intero edificio, provocata dagli interventi di adeguamento, era conosciuta. Scelta incomprensibile se è vero che la non idoneità sismica della struttura ha fermamente convinto il magistrato inquirente, a gennaio, a chiedere ed ottenere l’allontanamento di tutti gli studenti della scuola. Dal 2015 ad oggi sembra che per l’istituto sia stato scritto il capitolo più recente di uno storico romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: il Gattopardo peligno.

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