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Fonti fossili: saldi di fine stagione. Adriatico in liquidazione con la Spectrum

Quella della Spectrum è attività di registrazione sismica sottomarina, ne sono convinti i ministeri italiani, quelli croati e persino il Tribunale amministrativo regionale (Tar Lazio) che risponde al ricorso della Provincia di Teramo, di 7 Comuni della costa teramana e di 2 marchigiani ribadendo che ‘Non è attività di ricerca’ quella della società norvegese che può così dare il via ai sondaggi marini con il decreto di compatibilità ambientale rilasciato da Gian Luca Galletti e Dario Franceschini, rispettivamente ministri dell’Ambiente e dei Beni e attività culturali (Mibact). Si spalancano le porte dell’Adriatico selvaggio alla Seabird Northern explorer, la nave norvegese equipaggiata per sondare i fondali marini alla scoperta di chissà cosa da condividere, poi, con chissà quali soggetti dai nomi altisonanti della lista che la società custodisce nel cassetto “grandi compagnie petrolifere del mondo”. 

Un’altra gigantesca porzione di mare Adriatico italiano sarà messa a nudo  per un controllino (istanze del 26 gennaio 2011 per l’Adriatico: d1 BP SP di 13 mila 700 km² da Rimini a Termoli, e d1 FP SP di 16 mila 210 km² da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme,  riperimetrate il 29 gennaio 2016). Nel ricorso al Tar le 10 amministrazioni locali hanno contestato la procedura ministeriale seguita per dare il via ai sondaggi della società sottolineando che la Valutazione ambientale strategica (Vas) era la procedura, più complicata, da seguire per decidere se concedere o meno alla Spectrum geo limited mezzo Adriatico per sondare in un’area di 30 mila  km². Sempre la Spectrum ottenne in concessione l’altra metà del mare, in Croazia circa 35 mila km² , appena 4 anni fa, per prospezioni identiche. In tutto sono circa 65 mila km² di Adriatico a disposizione della società solo per avere un’idea della sismicità ossia del petrolio e del gas custoditi nei fondali. Dispensa naturale, croce e delizia per l’Italia, che in campagna referendaria anti trivelle, aprile 2016, fu stimata dalle associazioni ambientaliste in circa una settimana di autonomia energetica. Poca cosa rispetto al sacrificio chiesto alle coste italiane e croate e alla fauna ittica. E poi la Croazia ha fatto marcia indietro perché la vendita del proprio mare, a causa dei ribassi del costo del barile e delle fonti fossili, ha toccato il fondo, tramutandosi in svendita per quello che un tempo veniva annunciato dai ministri croati come l’affare del secolo. Tanto da rischiare un altro sondaggio della norvegese per capire a quale profondità sarebbe finito il Paese dell’Est. Qualche multinazionale avrebbe già acquistato dalla Spectrum la documentazione del 2014 sui dati raccolti con le ricerche del 2013, il Tar Lazio assolverà per l’uso improprio del termine “ricerche”.

Rischi per l’ambiente? Di subsidenza, erosione costiera e inquinamento parlano tutti, docenti, esperti, ambientalisti e professori, ma la ricerca di idrocarburi in mare è più grande e più veloce del passaggio dei capodogli, ad esempio. Le verifiche dei danni ambientali richiedono troppo tempo così una seria  valutazione l’impatto sulla fauna di un celere e poco visibile sondaggio del fondo marino, che potrebbe dirsi proprio discreto nei fondali dell’Adriatico soprattutto a danno dei sensibili cetacei. Le attività di queste società minerebbero alla stabilità del sottosuolo e provocherebbero terremoti, ma la certezza è un miraggio in Italia, nonostante i disastri causati dai tanti, troppi terremoti.

mariatrozzi77@gmai.com

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