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Contratti di fiume: tanti progetti ma niente obiettivi

Proliferare contratti di fiume, contratti di lago e persino contratti di costa, iniziative che diverse amministrazioni locali stanno promuovendo in attuazione della direttiva quadro 2000/60/Ce nota come direttiva acque per la salute ecologica dei bacini idrici con uno strumento di pianificazione sovracomunale in grado di ottimizzare risorse e risultati. In Italia e in Abruzzo la pianificazione strumentale diventa, per se stessa, obiettivo e così non ha alcun senso dare visibilità a queste iniziative che mancano di contenuti. Se n’è accorto anche il WWF che interviene sulla questione. 

Argine del fiume Vella fauna sfrattata per far posto a area camper Foto Maria Trozzi

Argine del fiume Vella fauna sfrattata per area camper Foto Maria Trozzi

“Il rischio che si sta correndo in Abruzzo è proprio questo: tanti (troppi?) contratti che a volte insistono su parti diverse dello stesso fiume o sugli affluenti senza che esista una visione complessiva per l’intero bacino idrico. Sul fiume Pescara sono tanti gli interventi programmati, l’uno indipendentemente dall’altro dai vari enti locali, destinati a non produrre effetti positivi, ma a peggiorare la situazione iniziale. È assurdo continuare ad intervenire sugli ecosistemi fluviali tenendo conto delle suddivisioni amministrative: non è un caso che tutta la pianificazione sui corsi d’acqua a livello nazionale e internazionale è impostata a livello di bacino e non solo con i contratti”. Questo modello frammentario è rischioso per l’associazione ambientalista anche per l’assoluta mancanza di un tavolo di coordinamento: “Non basta infatti affidare la delega ai contratti di fiume a un assessore regionale, in Abruzzo è Dino Pepe, se le singole iniziative, più o meno valide di per sé ma comunque avulse da una visione d’insieme, non vengono rapportate a obiettivi di bacino, l’unica strategia per non inseguire assurdamente anche in questo caso finanziamenti a pioggia senza risultati concreti. Dai contratti di fiume gli abruzzesi si attende un processo di condivisione e un approccio che ripartisca la gestione lungo tutto il fiume affinché chi sta a valle non si debba fare carico di ogni problema. Oltre alla visione di bacino, è poi fondamentale che i contratti di fiume contengano i seguenti aspetti:

  1. definizione chiara degli obiettivi del contratto stesso che devono senz’altro contenere le condizioni del “buono stato ecologico” del corpo idrico interessato (fiume, lago…), come individuato nei piani di distretto o nei piani di bacino o sottobacino. Solo in questo modo sarà possibile “misurare” l’efficacia delle azioni attuate nell’ambito del “contratto”;
  2. individuazione di modalità chiare di responsabilizzazione dei sottoscrittori;
  3. trasparenza e facile accesso a tutta la documentazione oggetto del contratto da parte di tutti (in particolare i portatori di interessi generali);
  4. predisposizione di un chiaro piano d’azione condiviso e monitorabile;
  5. definizione di tempi certi per la realizzazione degli impegni e per il raggiungimento degli obiettivi (sia a breve che a lungo termine), nonché indicazioni sulle modalità per garantirne il rispetto;
  6. messa in comune di almeno una parte dei proventi derivanti da canoni di uso dell’acqua o da ricavi delle pertinenze fluviali e lacuali;
  7. possibilità di rivedere e modificare le azioni in relazione al raggiungimento degli obiettivi.
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