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Turismo senza regole così il Gran Sasso va in fumo

“Colpito dal fuoco alimentato da persone distratte e irresponsabili” Mountain Wilderness interviene così sull’incendio nel Gran Sasso e candida il monte più alto degli Appennini, unitamente alle altre alture abruzzesi, a Patrimonio dell’Unesco. Una montagna che “É stata ed è trascurata dal ministero dell’Ambiente e dalla Regione per l’assenza di progetti strategici lungimiranti per una concreta tutela, per la valorizzazione scientifica e culturale della biodiversità e per il riscatto economico delle popolazioni locali” scrive in una nota l’associazione ambientalista.

Dal 1 agosto e per 6 lunghi giorni brucia il territorio di Aragno, nell’aquilano. Il 5 agosto un altro incendio si sviluppa nel territorio di Castel del Monte (Aq), a poca distanza dalla tradizionale fiera annuale degli Ovini che ha richiamato 30 mila visitatori. Bastano poche scintille da un barbecue a legna, vicino al bivio Fonte della Macina – Fonte Vetica, per arrostire la prateria di Campo Imperatore. “L’incendio, sottovalutato dalle autorità presenti alla rassegna ovina, si alimenta ad Est e, dopo alcune ore, ragge la base Ovest del monte Siella per incenerire la vegetazione a Sud, sulle coste di monte San Vito, bruciando l’intera foresta di conifere (pino nero, abete e larice) messa a dimora 60 anni fa. L’incendio è tutt’ora in corso” conferma l’associazione e le fiamme fanno temere per la faggeta indigena secolare farindolese di 4 mila ettari e, in particolare, per i faggi, patriarchi della foresta, che hanno superato i 500 anni. Nel vallone tra monte Guardiole, colle Tondo e monte San Vito (Comune di Farindola (Pe)) e sulla cresta Sud del monte Siella (Comune di Arsita, in provincia di Teramo), questi i due fronti del fuoco ancora attivi. Si teme Le praterie di monte San Vito, Vado Siella e monte Siella, preferite dai camosci per la ricca alimentazione, sono ridotte in cenere. “Un vasto archivio di specie floristiche e microfaunistiche è andato perduto – denuncia Mountain Wilderness – Le domande sono d’obbligo, perché i pochi canadair sono arrivati con notevole ritardo? Perché i mezzi dell’ex Corpo Forestale dello Stato non sono stati utilizzati? Perché non è stato coinvolto l’Esercito italiano? Perché non è stato chiesto aiuto alle regioni attrezzate del Nord d’Italia? Perché il Piano antincendio, presentato dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso poche settimane fa, non ha funzionato? – continua Il coordinatore dell’associazione Marano Mario Viola – L’ignoranza delle persone e la distrazione degli enti preposti alla tutela hanno consentito l’incenerimento di centinaia di ettari di prateria e di bosco che ospitavano milioni di specie vegetali e animali della fauna minore. L’indifferenza delle 30 mila persone presenti a Campo Imperatore per la rassegna degli ovini preoccupa. Anziché fuggire, avrebbero dovuto partecipare allo spegnimento del fuoco. In una prateria le fiamme non superano i 40 cm ed è doveroso l’intervento dei singoli, in una foresta le fiamme raggiungono i 30 metri è indispensabile l’impiego dei canadair. La Regione, le Prefetture delle province di L’Aquila, Teramo, Pescara e l’ente Parco devono rispondere di quanto accaduto. Chi ha le responsabilità su questo disastro dovrebbe dimettersi dall’incarico e non attendere gli sviluppi delle indagini. Il Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga ha l’obbligo di redigere un rapporto dei danni inferti alla Natura e sul valore scientifico ed economico delle specie perdute. Il Parco nazionale non riesce ad assolvere ai suoi compiti istituzionali per scarsità di fondi, uomini e mezzi. Siamo di fronte ad una Regione che pensa di poter bucare e sfregiare le nostre montagne per consentire agli automobilisti di accorciare di pochi minuti l’arrivo sugli altipiani – il riferimento dell’associazione ecologista è al progetto Toto di Strada dei Parchi spa per realizzare delle bretelle, sulle autostrade gestite (A24 e A25), da far passare in aree protette e a massimo rischio sismico rottamando i viadotti Peligni, intervento evitato grazie alla mobilitazione ambientalista La politica per le aree protette si fa sistemando le strade esistenti” conclude Mountain Wilderness che chiede a D’Alfonso che i fondi del Masterplan, destinati per opere poco utili (impianti sciistici),  siano dirottati per la tutela concreta delle aree protette dagli incendi e dalle aggressioni di ogni tipo.

WWF Italia. Quanto  accaduto a Campo Imperatore, nel Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga, in Abruzzo tra sabato e domenica, purtroppo non è che l’effetto di una visione distorta di uno sviluppo che non nasce dalla tutela, ma da uno sfruttamento senza limiti dei nostro patrimonio naturale. “Una deriva che rischia di accentuarsi con la riforma della legge quadro sulle aree protette in discussione al Senato – interviene il WWF che con altre associazioni ambientaliste,  da più di un anno, si oppone alla nuova disciplina – Al posto di difendere le normative di tutela gli amministratori, non solo quelli locali, chiedono deroghe in nome di un fantomatico sviluppo della montagna che, invece, non può essere la riproposizione di quello selvaggio che ha denaturato tanta parte delle coste italiane – ambiente è salute e le aree protette generano questa risorsa, più preziosa di tutto l’oro del mondo – I Parchi nazionali nascono per la conservazione della biodiversità animale e vegetale, per promuovere attività di educazione, formazione e ricerca scientifica, per la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agrosilvopastorali e tradizionali. Nulla che possa giustificare la presenza senza regole di 30 mila persone in una delle aree più delicate e protette del Parco del Gran Sasso. Non si può definire salvaguardia delle attività agrosilvopastorali una falsa rappresentazione di una fiera della pastorizia. Non vi è alcuna azione educativa nel tollerare comportamenti indecenti e pericolosi. Per qualcuno i parchi sono purtroppo diventati solo un brand – un marchio – per aumentare il richiamo di un turismo insofferente alle minime regole non della conservazione, ma della decenza e quanti sollevano dubbi su questa visione vengono tacciati di integralismo – dichiara il Vicepresidente del WWF Italia Dante Caserta che conclude – Il danno nel Parco del Gran Sasso ormai è fatto e l’auspicabile punizione dei colpevoli non potrà restituirci praterie e boschi distrutti dalle fiamme. Per far sì che simili disastri e altri comportamenti indecenti non si verifichino più, è necessario modificare l’approccio alla gestione di specie e habitat che sono unici al mondo. Questo è l’obiettivo da perseguire sin da subito e l’unica risposta possibile: far sì che d’ora in avanti la natura e i Parchi siano rispettati, valorizzati e mai più violentati”. Il WWF chiede ai Parchi di esercitare il proprio ruolo vietando iniziative inconciliabili con la tutela dell’ambiente e chiede ai Carabinieri Forestali di tutelare al 100% il territorio. A Campo Imperatore in poche settimaneci sono stati 2 devastanti assalti e nessuno è stato multato per aver scambiato i prati d’alta quota in parcheggio. Conclude l’associazione: “Chiediamo inoltre alla Regione Abruzzo di restituire forza, dignità e organici alle Polizie provinciali, svilite da una riforma bocciata dalla stragrande maggioranza degli italiani, ma sin qui rimaste nel limbo, quasi ci fosse una precisa volontà di favorire la deregulation“.

Movimento 5 Stelle. “Il Gran Sasso brucia, mancano controlli preventivi per evitare questi disastri e i soccorsi, dopo le tragedie, arrivano tardi. La Regione vive in constante ritardo sulle emergenze. Il presidente D’Alfonso è ancora alle prese con il Piano valanghe, registrando clamorose lentezze ed oggi si trova a dover fare i conti con un incendio di proporzioni immani a causa dei pochi investimenti sia sulla prevenzione, sia sui soccorsi – commenta il consigliere regionale Domenico Pettinari sull’incendio che sta devastando il territorio del Parco Nazionale – La mancanza di mezzi di soccorso sul Gran Sasso è sotto gli occhi di tutti, l’origine del rogo ha visto i primi interventi di mezzi speciali dopo ore. Non è la prima volta che il nostro territorio è vittima di incidenti come questo. Non investire le dovute risorse per far fronte alle emergenze è un segno di grave negligenza. Non è un caso che la prima turbina spalaneve in dotazione alla Regione sia stata donata dal M5S. La Regione non investe per la tutela del territorio. Nel caso specifico del rogo del Gran Sasso la responsabilità pare essere di turisti che hanno acceso un barbecue- conclude il consigliere pentastellato – A Campo Imperatore era in corso, infatti, la 58esima edizione della Rassegna degli Ovini… Una mole prevedibile poiché l’evento, solitamente di 3 giorni, è stato concentrato in 1. Nonostante questo, pochissimi sono stati i controlli, secondo i testimoni il personale di servizio di prevenzione degli incendi era inconsistente. Il risultato dell’inefficienza nell’organizzazione dell’evento, del clima torrido di questi giorni e della mancata educazione al rispetto del territorio ha portato un gravissimo danno ambientale. Il fuoco ha distrutto tutto, in un’area ricca di flora e fauna”.

mariatrozzi77@gmail.com

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