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Legge Parchi bocciata dalla Ragioneria di Stato. La ragione è dalla parte dell’Ambiente

Roma. La bocciatura della Ragioneria generale di Stato della riforma della Legge quadro sulle aree protette non sorprende le associazioni che puntano a correggere un provvedimento legislativo che introduce principi pericolosi nella governance delle aree protette piegate a trasformarsi in enti di promozione economico sociale, funzione che notoriamente appartiene già ad altre istituzioni.

Quello approdato in III lettura al senato è un provvedimento contraddittorio, spiega il gruppo ambientalista, perché da un lato interviene solo parzialmente sulle criticità delle aree protette e dall’altro sposta equilibri istituzionali delicatissimi, facendo arretrare le competenze dello Stato rispetto a quelle degli enti Locali con particolari interessi. Le osservazioni della Ragioneria generale aggravano il quadro critico più volte delineato anche da molti esperti e accademici. Dalla relazione della ragioneria di Stato al governo emergono questioni anche di origine  economico finanziaria, da qui la richiesta di correttivi, indicati nella relazione, che manderebbero a monte i piani di chi chiedeva un’approvazione del testo senza modifiche. All’inizio della scorsa settimana Accademia kronos, Cts, Enpa, Gruppo di Intervento Giuridico, Italia nostra, Lav, Lipu, Marevivo, Mountain wilderness, Pro natura, Rangers d’Italia, Sigea, Wwf, hanno inviato ai senatori una serie di osservazioni con emendamenti alla legge e alcune delle contestazioni che la Ragioneria ha rivolto al provvedimento, ad esempio quella sulle royalties, coincidono proprio con le rimostranze presentate dalle associazioni, inascoltate. È il momento di fermare questa legge e di ragionare su una riforma che migliori seriamente il sistema.

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