Skip to content

Cinghiali da mangiare? Commestibili e sicuri con gli affanni della Regione Abruzzo

L’Aquila. La giunta regionale si affanna abbastanza per il sovrappopolamento dei cinghiali e dopo il finanziamento agli agricoltori, della scorsa settimana, oggi ha approvato le linee guida per la predisposizione del Piano di sorveglianza epidemiologica e monitoraggio delle malattie sulla fauna selvatica. 

Per trattare la carne di cinghiale sono stati stanziati 400 mila euro dal prodigo ente territoriale che mette nel calderone, risulta dalle dichiarazioni delll’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe, anche i cinghiali abbattuti che appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato. Oggi la Regione ci stupisce un pizzico di più con un’approvazione che sarebbe utile per il Piano di sorveglianza epidemiologica e il monitoraggio che, naturalmente, è a cura delle doppiette abruzzesi. Più che una carneficina, il provvedimento vorrebbe mirare a incentivare i controlli sulla fauna selvatica con l’obiettivo di raggiungere il 100% delle analisi sulla Trichinella nei cinghiali, soprattutto per evitare l’elusione dei controlli, tutelare la salute pubblica e il patrimonio zootecnico, è scritto in una nota della Regione. “I costi degli esami trichinoscopici possono essere ricompresi nel Piano regionale della prevenzione, azzerando dunque gli oneri a carico degli utenti del sistema faunistico-venatorio – chiarisce l’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci – Si tratta di un provvedimento di estrema importanza che estende sul livello regionale una buona prassi già sperimentata dalla Asl Teramo nell’ambito di un piano dettagliato di sorveglianza del rischio zoonosico. La conoscenza reale e il contatto diretto con gli animali selvatici, propri del cacciatore, sono alla base del suo ruolo di sentinella ambientale” il contatto con ambientalisti e animalisti, per saperne un po’ di più dei cinghiali, non piace agli assessori impegnati in questa mattanza. “L’attiva collaborazione del mondo venatorio, dunque, permetterà la raccolta di numerose informazioni sanitarie utili a prevenire la comparsa di malattie sul territorio – continua Paolucci – Al piano è inoltre demandata la programmazione dell’attività di sorveglianza sulla fauna selvatica” anche per l’individuazione di mappe di rischio per singole patologie a carattere epidemico e per la condivisione delle attività di sorveglianza con gli enti di gestione faunistica venatoria e delle aree protette presenti sul territorio regionale. “La necessità di dotarsi di un piano sta nel fatto che gli animali selvatici possono rappresentare i potenziali serbatoi di molte malattie infettive ed infestive trasmesse ad animali domestici e all’uomo, diventando potenzialmente fonti di malattie zoonosiche. É necessario dunque acquisire continue informazioni sullo stato sanitario al fine di effettuare una valutazione del rischio sanitario” aggiunge l’assessore alla caccia Dino Pepe. Tutti questi controlli sono il Preludio per cibarsi in sicurezza del patrimonio indisponibile dello Stato? Ai posteri carnivori l’ardua sentenza.

mariatrozzi77@gmail.com

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: