Badia del Morrone: sotto la lente d’ingrandimento gli interventi di restauro

La Badia Celestina, di monte Morrone a Sulmona (Aq), è uno dei beni di interesse storico e culturale finiti nell’inchiesta sulla ricostruzione post sisma per i lavori di restauro. Nel fascicolo si contano 10 arresti, 5 interdizioni e 35 persone iscritte nel registro degli indagati. 

Aggiornamento

Il complesso monumentale ai piedi di monte Morrone è finito nell’occhio del ciclone, al centro dell’inchiesta coordinata dal procuratore capo Michele Renzo e condotta dal pubblico ministero, Antonietta Picardi, della procura della Repubblica dell’Aquila, al giudice per le indagini preliminari dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella l’onere di emettere i provvedimenti. La Badia Celestina è uno dei 12 edifici storici posti sotto osservazione dai Carabinieri del Comando dell’Aquila per le procedure relative all’assegnazione ed esecuzione degli interventi di restauro. Sono 2 milioni di euro spesi per il restauro di parte del complesso Peligno, inclusa la chiesa nell’ex convento dei Celestini i cui lavori sono in fase avanzata, anche per la singolare pavimentazione. Recupero e restauro che dovrebbero, il prossimo anno, interessare un’altra ala del complesso monumentale ai piedi del Morrone per altri 2 milioni di euro. Nell’inchiesta anche i lavori di al teatro comunale dell’Aquila anche questi in fase avanzata di realizzazione. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori i fatti “accertati in L’Aquila e Sulmona dal 4 aprile al 20 ottobre 2016” sarebbe scritto nell’ordinanza.

Le condotte penalmente rilevanti sarebbero quelle poste in essere da alcuni funzionari pubblici inseriti nel contesto del Segretariato regionale del ministero per i beni culturali e ambientali (Mibact) dell’Abruzzo. Tra questi, Gianluca Marcantonio, progettista dell’impresa pugliese dei Loiudice, che il governatore Luciano D’Alfonso ha indicato nel Consiglio superiore dei lavori pubblici e Berardino Di Vincenzo, segretario regionale pro-tempore, responsabile unico del procedimento (Rup) che sempre il governatore d’Abruzzo, 2 anni fa, ha impegnato nella redazione del documento d’indirizzo strategico di programmazione, il Masterplan  abruzzese. A Di Vincenzo, i magistrati contestano il reato di falso in atti pubblici perché avrebbe retrodatato una perizia sulla sospensione dei lavori di ricostruzione della Badia, in concorso con il direttore dei lavori Franco De Vitis. Per la corruzione, altra contestazione riferita al Rup, si fa riferimento ad un verbale che sarebbe servito a dimostrare l’impossibilità per la ditta di continuare i lavori e così giustificare la richiesta alla Regione di ulteriori stanziamenti. Al segretario regionale è contestato anche l’abuso d’ufficio per aver procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale ad un prestanome del figlio che avrebbe rivendicato, secondo la magistratura inquirente, il pagamento delle fatture degli incarichi affidati al prestanome, in relazione ai lavori di restauro e consolidamento del lotto A della Badia di Sulmona.

Tra le intercettazioni risalta proprio quella al funzionario del Mibact. Prossimo alla pensione Di Vincenzo avrebbe rassicurato sul successore indirizzato a seguire le stesse modalità “Riferiva inoltre  di aver già reso partecipe la Regione ed il Presidente D’Alfonso, della cosa, impegnandosi ad affiancare il futuro Rup nell’iter per il recupero al ribasso; aggiungeva altresì che i documenti sarebbero stati comunque datati al 30 (ndr. agosto), in maniera tale che il Rup fosse ancora lui – risulta dalle pagine dell’ordinanza – Di Vincenzo spiega ai Loiudice, imprenditori di Bari, chi ci fosse alla riunione sul cantiere della Badia, iniziando dall’architetto Marcantonio descritto come fidato uomo del Presidente della Regione, da poco entrato nella Commissione tecnica del ministero dei lavori pubblici per volontà dello stesso D’Alfonso”.

D’Alfonso nella Badia gennaio 2016

A gennaio 2016 nell’abbazia Celestina il governatore D’Alfonso annuncia l’avvio dei lavori a marzo 2016. Un mese di scivolamento e così solo il 4 aprile parte l’inmpresa di recupero della muratura originaria del complesso monumentale, eliminando gli interventi dell’uomo su quelle parti di pareti non più apprezzabili, le stesse che i Celestini sfioravano con la spalla e il braccio destro come disponeva la regola dell’ordine. ‘Sono 10 milioni di euro in cammino dagli uffici che funzionano nel ministero dei beni  culturali – dichiara  per l’occasione Luciano D’Alfonso presidente della Regione – Oggi consegniamo i lavori (per 2 milioni di euro si tratta di 2 piccoli lotti) e 6 milioni di euro disponibili”.. continua su Badia. A marzo partono i lavori per 2 milioni di euro 2016.

Badia Morronese ala dell’ex carcere

Storia dell’abbazia Celestina. Attualmente occupa una superficie di 16 mila 600 m², è stata  fatta costruire sul finire del 1200 da Pietro Angelerio, monaco benedettino, eremita e taumaturgo, fondatore dell’ordine dei Celestini, salito al soglio pontificio con il nome di Celestino V che poi rinunciò all’incarico. Nel corso dei secoli il complesso ha subito varie cambiamenti e ampliamenti fino ad arrivare agli importanti interventi seguiti al terremoto del 1706. Il sisma di allora che buttò giù tutti gli edifici storici peligni. L’attuale impianto è composto da una monumentale chiesa settecentesca, è in corso un particolare intervento di recupero delle opere custodite nell’edificio di culto e della struttura con un singolare pavimento. Poi un imponente monastero che si articola su 5 cortili interni,  3 maggiori e 2 minori. Il complesso monumentale, abbandonato dai monaci con l’emanazione della legge napoleonica del 1806 (soppressione degli Ordini religiosi) è stato poi adibito a Collegio reale dei 3 Abruzzi, poi ad ospizio di mendicità quindi a quartiere militare con annesso ospedale. Nel 1868 è stata trasformata in casa di reclusione fino al 1993. Il 12 marzo 1998 è stata assegnata al ministero per i beni e le attività culturali, da qui i primi lavori di restauro. Attualmente è sede di uffici distaccati della soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici, della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici e dell’ente parco Maiella.

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