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Ladro di un clima: Rubata la Neviera. A metà luglio il nevaio del Sirente è già sciolto

Secinaro (Aq). Già a metà luglio l’antico ghiacciaio del Sirente è sciolto completamente. Non accadeva da tempo immemorabile, tra le guglie, di non avere più traccia della neviera di valle Serrata. Se ne parla ovunque del nevaio sirentino e nel blog monte geologo, in questa pagina, si danno ottime indicazioni per raggiungere lo sperone, il periodo consigliato, almeno 12 anni fa, era metà luglio quando la neviera spiccava dal vallone: solida, bianca e compatta nonostante il caldo estivo. Oggi è tutto da rifare e da rivedere con i cambiamenti climatici, a dir poco repentini. Non solo il nevaio non è più compatto, ma è già scomparso quest’anno. 

Neviera Sirente negli anni passati

Per un inaspettato incontro con la neve, in Estate ad alta quota, si suggerisce una escursione (oltre 5 ore di cammino) sul versante Nord del Sirente, alla base di una imponente parete calcarea è individuato il nevaio, quest’anno però è solo un ricordo. Antico ghiacciaio corteggiato dai turisti, dagli escursionisti, dagli amanti del trekking e dai piloti in aereo. Nevaio che solitamente resta compatto anche ad agosto, sotto il sol leone, ma già ieri completamente invisibile. Scomparso forse a causa del clima e del caldo torrido delle scorse settimane. I cambiamenti climatici stanno avendo la meglio sulle abitudini degli appassionati che in questi giorni si precipitano a visitare il vallone d’alta quota, ma non hanno trovano nemmeno un fazzoletto di neve a 1750 metri. Un caldo micidiale, nonostante l’Inverno tanto rigido, ha rubato la neviera. L’escursionista che ha immortalato il vallone (A. B.)  dal sentiero 15 ieri ci ha fornito queste stupende immagini che testimoniano l’assenza di neve dalla culla del costone, alla base. L’uomo ogni anno raggiunge la sommità del Sirente e, riferisce, non accadeva da tantissimi anni di ritrovarsi nel suggestivo vallone sirentino senza la neviera di luglio.

Immagine del 2005

Partito da 1150 metri, dalla strada che da Rocca di Mezzo porta a Secinaro (nell’aquilano), un altro gruppo di escursionisti affronta la traversata del monte passando per la piana del Sirente, oltre una fitta faggeta e seguendo il sentiero, puntualmente segnato, che coincide con una mulattiera sul versante N per valle Lupara. Sale a 1300 metri il gruppo e poi va su, sino ai piani di Canale, altopiano carsico. Seguendo i segnali per la vetta, attraversa un’altra carrareccia sino ad una traccia marcata in leggera salita in compagnia dei Faggi. In alto la traccia si restringe e ci si trova su diversi pianori e carbonaie, luoghi dove un tempo si recuperava il carbone. Sale ancora su, per un bel po’, seguendo il sentiero che porta su alcuni tratti pianeggianti e sbuca su una splendida radura. Le grige pareti calcaree del Sirente danno il benvenuto in alta quota al gruppetto che prosegue ancora verso il puntino bianco e raggiunge la pietraia. Un percorso per escursionisti allenati e un paesaggio davvero mozzafiato, quest’anno senza la sorpresa più emozionante: la neve estiva.

Storia della Neviera sirentina. I blocchi dell’antico ghiacciaio della Neviera, cavati fin dall’antichità dalla popolazione di Secinaro, a dorso di un mulo, giungevano in valle Peligna, in Marsica, nelle aree teatina e pescarese, trasportate sino a Foggia (Puglia) per usi alimentari e sanitari. Stipato in sacchi di iuta foderati di cama  (pelle) e pula (residuo di trebbiatura dei cereali) per l’isolamento termico necessario per mantenerlo durante i lunghi viaggi. L’unità di misura per la vendita del ghiaccio, recuperato dal Sirente, era la soma  (circa 100 kg) cioè il carico di blocco gelido sopportato dal mulo.

mariatrozzi77@gmail.com

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