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Famigerato Sblocca Italia: abrogata norma su deriva petrolifera grazie al ricorso di Abruzzo, Campania, Lombardia e Veneto

Pescara. É accaduto proprio perché ha vinto il No, al Referendum sulle riforme costituzionali del 4 dicembre 2016*, altrimenti i giudici delle leggi non si sarebbero pronunciati dichiarando l’illegittimità costituzionale del comma 7 art. 38 dello Sblocca Italia (legge  164/2014 di conversione del decreto legge 133). La Corte costituzionale dà ragione alle Regioni più caparbie: Abruzzo, Lombardia, Campania e Veneto, promotrici del ricorso sul rilascio dei titoli minerari che altrimenti sarebbe stato regolato da un disciplinare a senso unico, redatto esclusivamente dai vertici statali. 

Mario Mazzocca Foto Maria Trozzi Report-age.com 2014

Mazzocca

Il giudice delle leggi, con la sentenza 170 pubblicata il 12 luglio, trattando di materia concorrente, ha confermato quanto sostenuto dalle Regioni ricorrenti chiarendo che (art. 117 Costituzione) non è competenza esclusiva dello Stato – senza alcun coinvolgimento delle Regioni – emanare il Disciplinare tipo per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale, contenuto nel Decreto del Mise del 7 dicembre 2016«Questa sentenza riapre una partita che il governo considerava chiusa con un provvedimento che toglieva alle Regioni e con esse alle comunità locali ogni possibilità d’intervento sulle politiche energetiche – ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, Mario Mazzocca Ora abbiamo l’opportunità di far valere le nostre ragioni in merito a progetti che, in nome di un interesse nazionale tutto da dimostrare, mettono a rischio la sicurezza dei cittadini, la salubrità dell’ambiente e la possibilità di programmare lo sviluppo assecondando le vocazioni dei nostri territori – ha concluso Mazzocca Faccio infine timidamente notare che questa sentenza è stata resa possibile dalla vittoria del NO al referendum del 4 dicembre che ha lasciato in vigore quanto stabilito negli articoli 117 e 118 della nostra Costituzione».

No riforme costituzionali

Referendum 4 dicembre 2016* è il III referendum costituzionale dal 1948, la maggioranza dei votanti ha respinto il testo di legge costituzionale della cosiddetta riforma Renzi-Boschi, approvato in via definitiva dalla Camera il 12 aprile 2016 che intendeva modificare la parte II della Costituzione, tra gli articoli proprio il 117 che definiva le materia di competenza concorrente Stato e Regioni. La consultazione di dicembre ha registrato un’affluenza del 65% (Italia e all’estero) con il 59% dei voti espressi contrari (votando No alla riforma) alle modifiche costituzionali. Non è previsto un quorum di votanti per i referendum costituzionali e la riforma sarebbe entrata in vigore se il numero dei voti favorevoli fosse stato superiore al numero dei suffragi contrari, a prescindere dalla partecipazione al voto.

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Sblocca Italia: Mazzocca dà mandato all’avvocatura per il ricorso

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