Skip to content

Dossier incendi 2017. Maiella: l’area protetta è la seconda più colpita dai roghi, dopo il Vesuvio

Nelle regioni a tradizionale insediamento mafioso si concentra più del 58% dei roghi. Al VII posto, dietro la Sardegna, la regione verde d’Italia conta 328 ettari di bosco inceneriti da gennaio sino al 12 luglio scorso. In Abruzzo è individuata poi l’area protetta più colpita e danneggiata dal fuoco dopo il Vesuvio. Tocca proprio alla Maiella fare i conti con l’ecomafia. Fa la sua parte in questo inferno tutto italiano il fatto che le foreste demaniali siano da decenni abbandonate e nessuno si preoccupi di far risorgere, qualcosa di buono, dalle ceneri dello smantellamento delle ex aziende statali che garantivano cura e custodia ai nostri boschi.

Aggiornamento

Copertina Cai Popoli (Pe) Report Incendi e dissesto idrogeologico in Abruzzo

Legambiente riconosce l’importanza del ruolo degli enti locali nella prevenzione degli incendi attraverso cura e tutela del territorio, lo studio e la predisposizione di misure di mitigazione del rischio.

Da metà giugno ad oggi sono 26 mila 24 gli ettari di bosco andati in fumo, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016. Oltre alla variabile clima, dietro i roghi c’è soprattutto mafia e piromani. Il dossier di Legambiente getta luci e ombre della stagione bollente  della Penisola. La Sicilia è la regione più colpita dalle fiamme quest’anno con 13 mila 52 ettari di vegetazione incenerita dal fuoco. Messa a fuoco nelle aree protette dove nel mirino della criminalità finiscono Vesuvio e Maiella. Poca prevenzione e pochi controlli, il dossier di Legambiente affronta il caso dei ritardi regionali e nazionali, ingiustificati, nella prevenzione e gestione dei roghi con una macchina organizzativa lenta e poco efficiente e conseguenze disastrose sull’ambiente.

Tra le Regioni in ritardo sul Piano antincendio boschivo (Aib), la Campania e il Lazio che non lo hanno ancora approvato, Sicilia e Calabria lo hanno fatto solo in parte. Il governo è in ritardo sui decreti attuativi. Sono 2 i parchi con i piani antincendio scaduti: “Gli incendi sono prevedibili – chiarisce Legambiente – Governo, Regioni e Comuni si assumano le proprie responsabilità”. L’associazione ambientalista chiede più prevenzioni e controlli con la legge sugli ecoreati e una politica di adattamento ai cambiamenti climatici ben definita.

Classifica regioni in fiamme. Alla Sicilia, per i roghi, segue la Calabria con 5 mila 826 ettari in cenere, la Campania 2 mila 461, il Lazio con 1.635, la Puglia 1.541, la Sardegna 496, l’Abruzzo 328 ettari, le Marche 264, la Toscana 200, l’Umbria 134 e la Basilicata 84 ettari. Sono questi i numeri da capogiro, aggiornati al 12 luglio, elaborati da Legambiente sulla base dei dati raccolti dalla Commissione europea nell’ambito del progetto Copernico e documentati nel Dossier incendi 2017 realizzato dall’associazione ambientalista che fa il punto sull’emergenza roghi. Non mancano le proposte per una politica di adattamento ai cambiamenti climatici, rafforzando i controlli grazie anche alla nuova legge sugli ecoreati e aggiornando il catasto.

Per la gestione dell’emergenza incendi le Regioni si sono mosse con troppa lentezza come dimostrano quelle più devastate dalle fiamme. Così evidenzia il report dell’associazione ambientalista. Campania e Lazio non hanno ancora approvato il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative per organizzare la prevenzione così per il lavoro a terra e gli accordi con i Vigili del fuoco e con la Protezione civile. Calabria e Sicilia lo hanno fatto in parte, con grande ritardo, e la Sicilia per altro non ha ancora stipulato la convenzione con il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Unica eccezione la Puglia che si è mossa su entrambi i fronti per tempo, ma non si hanno notizie dell’attivazione dei Centri operativi provinciali (Cop). Il Piano Aib da solo non basta a scongiurare devastazioni e atti dolosi, se non lo si accompagna ad un’efficace macchina organizzativa e politiche di gestione forestale sostenibili. Ai ritardi si aggiunge il numero insufficiente delle squadre di operai forestali e soprattutto l’assenza di strategie e di misure di adattamento al clima. In questo quadro si inserisce anche il processo di riorganizzazione delle funzioni dell’ex Corpo Forestale ora assorbito nell’Arma dei Carabinieri e i ritardi nazionali dovuti al fatto che il governo e i ministeri non hanno ancora approvato i decreti attuativi necessari al completamento del passaggio di competenze, personale, strumenti e mezzi per quanto riguarda l’antincendio boschivo, in modo da garantire su tutto il territorio squadre operative per gestire l’emergenza e svolgere le attività di prevenzione. “

Per sconfiggere gli incendi serve sinergia e impegno effettivo degli enti, soprattutto locale, che hanno e devono avere un ruolo a livello nazionale e territoriale nell’antincendio boschivo. Dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente: “Per quanto la Protezione civile nazionale stia facendo da settimane un ottimo lavoro e stia mettendo in campo un impegno notevole su tutti i fronti di incendio principali, è fondamentale che venga rafforzata, che non venga lasciata sola e che si lavori in piena sinergia. È fondamentale che vi sia una concreta assunzione delle proprie responsabilità, in primis di Regioni e governo, altrimenti il fuoco rischia di avere la meglio. In questa partita è, inoltre, fondamentale che si definisca una concreta politica di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, ma anche più controlli punendo piromani ed ecocriminali. La legge sugli ecoreati ha portato un importante contributo e introdotto, tra i nuovi delitti ambientali nel codice penale, anche quello di disastro ambientale che prevede fino a 15 anni di reclusione con aggravanti”.

Numeri, ritardi e analisi. É record quest’anno, tra il primo gennaio e il 12 luglio, con 764 richieste al Coau. É la prima volta che accade in 10 anni di richieste delle Regioni al Servizio coordinamento aereo unificato (Coau) per l’intervento dei mezzi della flotta aerea dello Stato: 14 Canadair, 3 elicotteri del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e 3 elicotteri del ministero della Difesa (Dati protezione civile).

L’Italia brucia per mano di piromani ed ecomafia. Solo nel 2016 sono andati in fumo 27 mila ettari di boschi e aree verdi per 4 mila 635 incendi (tra dolosi e colposi) (fonte Rapporto ecomafia 2017) con gravi danni agli ecosistemi. Un trend quasi raddoppiato rispetto al 2015, in cui si contavano 2 mila 250 incendi. Nelle 4 regioni a tradizionale insediamento mafioso, nel 2016 è concentrato, più del 58% dei roghi. Le fiamme in queste settimane hanno raggiunto anche diverse aree protette, sempre più fragili e vulnerabili e in sofferenza. Legambiente attribuisce la colpa al ritardo nell’aggiornamento dei piani Aib dei parchi e delle riserve naturali dello Stato che deve predisporre il ministero dell’ambiente attraverso gli enti parco, d’intesa con le Regioni da inglobare poi in una sezione nei rispettivi Piani Aib degli enti territoriali regionali. Allo stato attuale risultano 13 piani Aib vigenti, 8 con l’iter non ancora concluso, i parchi dello Stelvio, del Cilento e Vallo di Diano hanno un piano antincendi recentemente scaduto e da aggiornare.

Alberi sul sentiero la fossa Report-age.com 2016Tra le aree protette più colpite e danneggiate non mancano quelle abruzzesi. Nella morsa degli abusivi che usano il fuoco come ritorsione finiscono il Vesuvio, la Maiella, il Gargano, l’Alta Murgia, Pollino Sila, Aspromonte con ingenti danni al patrimonio di biodiversità e rischi per l’incolumità delle persone e dei beni.

Ritardi delle 5 Regioni più colpite dalle fiamme. Il Lazio, con il 35,2% (605 mila 859 ettari) di superficie regionale forestale, ad oggi è IV regione per estensione dell’area interessata da incendi (1.635 ettari), non ha ancora approvato il piano Aib 2017 e solo a giugno ha definito e sottoscritto la convenzione con il Corpo dei Vigili del fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, per una somma complessiva circa 2 milioni e 300 mila euro. La Campania con il 32,7% della superficie regionale coperta da boschi e foreste, un’estensione di 445 mila 274 ettari. Ad oggi, gli ettari percorsi dal fuoco sono ben 2 mila 461 (dato del 12 luglio), oltre a non aver approvato il Piano Aib 2017, non ha neanche definito e sottoscritto la convenzione con i Vigili del fuoco. Solo in questi ultimi giorni la Regione ha emanato le ordinanze sugli incendi boschivi trasferendo le competenze dall’assessorato all’agricoltura a quello alla Protezione civile, senza però accompagnare il passaggio con un trasferimento di uomini e mezzi. Ad oggi, inoltre, non risulta il passaggio in cui avrebbe dovuto indicare il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione d’idoneità fisica. Nessuna notizia sull’attivazione dei Centri operativi provinciali (Cop) per aumentare efficacia ed efficienza nel coordinamento degli interventi a scala territoriale locale. Da segnalare i gravi ritardi di Sicilia e Calabria, nell’approvare il piano antincendio 2017. La Sicilia ha 338 mila 171 ettari di foreste e boschi, il 13,1% della superficie regionale. L’ente ha approvato il 10 maggio il Piano Aib 2017, ad oggi però non ha ancora provveduto a definire e sottoscrivere l’apposita convenzione con i Vigili del fuoco. Non si hanno notizie sull’attivazione dei Cop. In Calabria, ha il 40,6% della sua superficie regionale con circa 613 mila ettari di boschi e foreste, ma tra metà giugno e inizio luglio ne sono bruciati 5 mila 826. La Regione ha approvato il Piano AIB 2017 il 12 giugno e solo il 4 luglio ha sottoscritto la Convenzione con i Vigili del Fuoco destinando la somma complessiva di circa 700 mila euro. L’ente non ha indicato il numero degli operatori impegnati nella lotta agli incendi boschivi. La Puglia, con il 9,2% (179 mila 40 ettari) della superficie regionale coperta da boschi e foreste, anche se si è mossa d’anticipo, approvando il piano Aib il 24 febbraio, definendo e sottoscrivendo, il 30 maggio, la convenzione con i Vigili del fuoco e stanziando la somma complessiva circa 2 milioni di euro, ancora non indica il numero degli operatori impegnati nella lottaagli incendi boschivi e non si ha notizia dell’attivazione dei Cop.

Proposte Legambiente. “É fondamentale che si definisca al più presto una politica di adattamento ai cambiamenti climatici attraverso adeguate politiche forestali. Occorre poi rafforzare il sistema di controlli e interventi delle forze dell’ordine.  Oggi, oltre il delitto di incendio doloso (art.423 bis del codice penale) si può e si deve applicare la legge sugli ecoreati (68/2015) e in particolare il reato di disastro ambientale (art. 452 quater del codice penale) uno dei nuovi delitti introdotti dalla legge che inasprisce le pene fino a 15 anni di reclusione più le aggravanti”. A livello nazionale Legambiente chiede al governo di approvare i decreti attuativi necessari al completamento del passaggio di competenze, personale, strumenti e mezzi per quanto riguarda l’antincendio boschivo. Alla presidenza del consiglio e il ministero degli interni chiede di condividere con la Conferenza delle Regioni una Convenzione quadro che permetta al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco di semplificare la stipula, regione per regione, di specifiche convenzioni al fine di poter svolgere al meglio, per tempo e in piena efficienza i nuovi compiti assegnati, anche attivando personale ausiliari nei periodi critici. “É urgente che le Regioni, a partire da quelle tradizionalmente maggiormente colpite dagli incendi boschivi, prevedano un’adeguata e diffusa presenza nel territorio boschivo delle squadre di avvistamento e di spegnimento a terra degli incendi boschivi, comunicate a tutti gli enti territorialmente competenti e mettano a sistema e a valore l’enorme contributo del volontariato – aggiunge l’associazione ambientalista – Inderogabile inoltre, al momento, che le Regioni, d’intesa con il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, potenzino i corsi di formazione per la Direzione delle operazioni di spegnimento (Dos), anche utilizzando le competenze del personale ex Cfs ora presente nel Cutfaa. Infine in questa partita, è fondamentale il ruolo degli enti locali nella realizzazione e aggiornamento costante del Catasto delle aree percorse dal fuoco, finalizzato alla predisposizione dei vincoli di uso dei suoli, al fine d’impedire speculazioni economiche sulle aree dove si siano verificati incendi (legge 353/2000). Inoltre, il ruolo degli enti locali prioritario nelle prevenzione degli incendi attraverso la cura e tutela del territorio e delle aree boschive, attraverso lo studio e la predisposizione di misure di mitigazione del rischio, così come le attività di controllo e di avvistamento, necessarie per la realizzazione di interventi tempestivi di spegnimento”.

mariatrozzi77@gmail.com

Archivio

Abruzzo. Prevenzione non è Emergenza. All’origine di Incendi e Dissesto Idrogeologico

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: