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Dalla steppa al cimitero degli elefanti. Progetti Fantasmagorici: strada tra Isola del Gran Sasso e Prati di Tivo

Venerdì a Isola del Gran Sasso (Te) è andata in onda l’ennesimo progetto surreale di una nuova strada che dovrebbe collegare la steppa al cimitero degli elefanti, ossia, Isola del Gran Sasso e Prati di Tivo, una delle peggiori telenovelas Sud Americane che puntualmente si ripropone per dare visibilità al polituco del mese.

“Siamo stupefatti di come si possa rispondere a problemi del 2017 con idee progetto di 30 anni fa – così scrive il portavoce di Mountain Wilderness, Massimo Fraticelli. L’idea di investire soldi in nuovi impianti di sci o in strade di collegamento senza una riflessione seria su una programazione che interiessi tutti gli aspetti e gli sviluppi dell’opra per Fraticelli “è perdente e i fatti di questi mesi lo dimostrano. Non paghi di assistere al disastro degli impianti di Prati di Tivo, ancora chiusi in piena stagione e costati 12 milioni di euro alla collettività, non contenta di vedere lo stato di abbandono della stazione turistica di Campo Imperatore, la politica ha dimostrato di voler perseverare negli errori venerdì ad Isola del Gran Sasso durante il convegno sul collegamento Isola del Gran Sasso – Prati di Tivo – aggiunge il coordinatore dell’associazione ambientalista –  Nessuna traccia di una seria programmazione turistica. Mountain bike, all mountain, escursionismo, alpinismo, orienteering, sci alpinismo, percorsi per “ciaspole” tutte attività inesistenti nella programmazione regionale, tutte attività lasciate alla buona volontà di qualche operatore economico più illuminato che crede realmente ad una proposta turistica sostenibile e più rispondente ai desideri dei propri clienti. Il collegamento Isola del Gran Sasso – Prati di Tivo, così come i nuovi impianti per lo sci alpino e la strada di collegamento Tottea – Campotosto proposta dal sindaco di Crognaleto, sono tutte idee figlie dell’improvvisazione, della superficialità della politica che si ostina a pensare al turismo senza una seria programmazione, analisi economiche, studi sui flussi turistici, lanciando progetti avulsi delle normative sul territorio, vincoli idrogeologici, Pai, Pianificazioni urbanistiche nazionali, regionali e locali e normative europee. Ogni anno nei mesi estivi assistiamo a convegni e proposte per uno sviluppo futuro della montagna che non arriva mai. Se pensiamo alle ultime settimane la politica ci ha regalato un bagno di finanziamenti:

150 milioni di euro per completamento della Statale 81 tra Ascoli Piceno e Teramo; 25 milioni di euro per l’idea di strada tra Fano a Corno di Isola e Cima Alta dei Prati di Tivo; 35 milioni di euro per un ipotetico treno a cremagliera di collegamento Fano a Corno prati di Tivo; 12 milioni di euro per la strada Panoramica del Gran Sasso, un percorso di circa 11 km.( circa un milione di euro a chilometro)

Intanto 700 mila cittadini aspettano dal 2003 che l’acqua che bevono sia resa sicura

– dal 2013 si attende che la Regione Abruzzo abbia un nuovo Piano rifiuti – dal 2007 attendiamo la  bonifica delle discariche, Polo chimico di Bussi sul Tirino incluso – dal 2003 la politica non ha saputo controllare né intervenire su 80 milioni di euro (certi che siano stati spesi male ) per metter in sicurezza l’acquifero del Gran Sasso, tra i laboratori di fisica nucleare e le agllerie dell’autostrada – dal 2009 poco o nulla si è fatto per mettere in sicurezza le nostre scuole da eventi sismici o favorire una reale ricostruzione.“Intanto , per fortuna, le faggete del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise sono patrimonio dell’Uensco se a qualche politico interessa”.

Scrive il Wwf: “Si tracciano linee su carte senza tenere conto della presenza di aree protette, siti di interesse comunitario, zone di protezione speciale, vincoli paesaggistici, vincoli idrogeologici e senza preoccuparsi di continuare a consumare, cementificare e impermeabilizzare il territorio: il tutto, ovviamente, promettendo finanziamenti pubblici. Si ipotizzano così collegamenti che costerebbero milioni di euro (presi dai cittadini) verso una stazione sciistica già costata, solo negli ultimi anni, 12 milioni di euro al contribuente che in esercizio ha continuato a perdere soldi per anni, con la Gran Sasso spa in liquidazione e con gli impianti chiusi. Paradossale che a proporre questi interventi siano gli stessi amministratori che nel frattempo, dichiarando che non ci sono soldi, cancellano punti sanitari, scuole, uffici postali, collegamenti pubblici e che non sono in grado di assicurare la manutenzione delle strade esistenti, assistono impotenti alla mancanza di erogazione di luce per settimane, non riescono a garantire servizi antincedio efficienti. Si anima così ciclicamente un dibattito surreale che ha come unico scopo quello di fornire un po’ di visibilità al politico che lo promuove. Stupisce solo che il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga non rimarchi da subito una sua differenza rispetto a questo spettacolino senza senso.Gli esperti di scienze del turismo sono ormai concordi che il turismo di massa è sempre più in crisi, mentre emerge prepotentemente il turismo che predilige il rapporto con i territori e le popolazioni, con la natura, la  cultura, la storia e le tradizioni. Un turismo che preferisce le emozioni al mordi e fuggi, che cerca luoghi veri che possano trasmettere sensazioni autentiche. L’Abruzzo è ricco di questi luoghi, ma evidentemente per qualcuno è preferibile rincorrere un modello turistico vecchio di decenni, sognando di trasformare la nostra regione in un enorme villaggio turistico anni ‘70, con divertimento preconfezionato un tanto al chilo, distruggendo tutto quello che potrebbe distinguerci dalla vacanza omogenizzata e standardizzata. L’idea di realizzare il collegamento Isola del Gran Sasso – Prati di Tivo va proprio in questa direzione: meglio sottrarre fondi al turismo sostenibile, alle aree protette e alla cura del territorio, e costruire nuovi svincoli, cavalcavia, collegamenti funicolari, trenini a cremagliera e così via, pensando che il rilancio del turismo montano si possa ottenere facendo risparmiare 20 minuti di tempo a chi vuole parcheggiare sotto il Corno Grande”.

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