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Emergenza cinghiali, 10 mila abbattuti: il vero grido di dolore

L’Aquila. Una carneficina, 10 mila cinghiali abbattutti e l’emergenza sta degenerando tanto che l’assessore regionale all’agricoltura, Dino Pepe, è costretto a chiamare a raccolta il mondo venatorio. Si spara ancora invece di trovare soluzioni alternative, magari miste, prendendo finalmente le distanze dall’ennesima e inutile, anzi, dannosa mattanza.

Aggiornamento

Si spara ancora e per tutto l’anno invece di cominciare a tirare le somme e chiarire che questa è una soluzione fallimentare. Perchè chi studia e conosce la specie sa che i cinghiali si riproducono in base alle disponibilità di cibo: immondizia, discariche e cassonetti sono una manna dal cielo per loro così i campi aperti e facilmente raggiungibili. Non serve davvero un genio per comprendere che impallinare qualche esemplare non risolve. Soprattutto se, colpendo alla cieca nel branco, si ammazza proprio chi gestisce di fatto la riproduzione nel gruppo. I lupi questo lo sanno, le doppiette no. Una fucilata letale per l’ungulato femmina che controlla le nascite manda in tilt il branco che senza contenimento si riproduce a dismisura portando con sé devastazione, ovunque.

É ancora emergenza cinghiali, i sistemi adottati non sono efficaci, ma non si torna indietro, non ci sono correttivi, si persevera nell’errore. Commovente la lettera dell’assessore regionale ai cacciatori, un pugno di demagogia allo stomaco.

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“Esiste un grido di dolore che impone responsabilità e concretezza delle istituzioni obbligate a lavorare per trovare soluzioni tangibili e reali, nell’ambito del rispetto della normativa vigente Mi riferisco all’emergenza cinghiali. Un grido di dolore che ci siamo imposti di contribuire ad attenuare attraverso le uniche armi che conosciamo: il lavoro, il dialogo e il rispetto delle regole. Per fare questo è necessario il sostegno del mondo della caccia, degli Atc, degli agricoltori, delle associazioni di categoria, dei cittadini che ci chiedono soluzioni concrete; che prevede il necessario coinvolgimento dei sindaci e dei prefetti, che per noi rappresentano un punto di riferimento prezioso per capire il disagio che si avverte nelle realtà decentrate. Con convinzione proseguiamo per la nostra strada, accelerando il passo, se possibile, perché ogni ritardo nell’azione di contrasto, soprattutto nel periodo in cui è necessaria la massima tutela del seminato, vale a dire mandare in rovina un anno intero di sacrifici di una impresa; significa mettere a repentaglio la vita delle persone ed ogni giorno in cui vengono intralciate le attività messe in campo dal protocollo concreto di intervento significa alimentare questa minaccia. Per anni si è consolidato un sistema deludente, incapace di soddisfare le perdite degli agricoltori, di attivare una valida programmazione di monitoraggio e controllo della popolazione dei cinghiali e di salvaguardare, cosa ancora più importante, le vite umane e la pubblica incolumità. Sulla tematica dell’emergenza cinghiali ci siamo mossi con i competenti uffici regionali che, a seguito della riorganizzazione, sono stati implementati di necessarie e adeguate figure tecniche, predisponendo ed attuando una strategia d’azione ampiamente condivisa con tutte le componenti. Per ridurre gli impatti della specie sul territorio regionale ritengo, senza tema di smentita, che siano state incluse, in detta strategia, tutti gli strumenti in possesso della Regione, ma abbiamo la convinzione che sia necessario da parte di tutti, a partire dalle istituzioni, un ulteriore sforzo. Ora ci troviamo in un momento cruciale della nuova organizzazione del sistema venatorio in Abruzzo perché il legislatore ha inteso modificare le dinamiche da sempre insite nella gestione e nella organizzazione dei rapporti tra gli attori principali di questa vicenda. Porteremo avanti le battaglie che, attraverso il dialogo, ci sono state presentate come prioritarie: maggiore trasparenza ed eliminazione di coni d’ombra nell’amministrazione della cosa pubblica, preminenza degli interessi di tutti, procedure di evidenza pubblica e rispetto delle normative. La caccia di selezione tutto l’anno, ovvero la possibilità per i cacciatori coordinati dagli Atc, di prelevare il cinghiale anche al di fuori del canonico periodo di caccia, consentendo di abbatterli anche nei periodi di maggior danno alle produzioni agricole, è stata una scelta che intendiamo difendere con determinazione. Così come la modifica al Regolamento degli ungulati che ha riaperto la caccia in squadra anche nelle aree non vocate. Territori, questi, in cui, malgrado la presenza massiccia della specie nelle aree coltivate, questo tipo di caccia era paradossalmente vietata nel precedente testo. Abbiamo avviato i lavori per la predisposizione del nuovo Piano faunistico venatorio regionale, fermo al 1992 che è lo strumento essenziale di programmazione e pianificazione faunistico-venatorio. Con atto deliberativo n. 823/2016 abbiamo predisposto le linee guida sulla filiera delle carni di fauna selvatica, necessarie per l’attuazione di un intervento specifico del PSR 2014/2020 (bando che verrà pubblicato nei prossimi giorni) sulle micro filiere. Questi provvedimenti daranno un importante impulso alla valorizzazione ed alla commercializzazione di queste carni, ampiamente disponibili soprattutto durante l’attività venatoria sul nostro territorio con l’attivazione dell’attesa svolta di trasformare questa calamità in risorsa. Gli interventi attuati, fino ad oggi e nel loro complesso, compresa la caccia in braccata, hanno consentito di abbattere circa 10 mila cinghiali con una probabile evidente ricaduta positiva in termini di riduzione del danno e conseguente riduzione della spesa pubblica regionale. I dati definitivi saranno forniti nei prossimi mesi, allorquando gli Atc (Ambiti territtoriali di caccia ndb) presenteranno il piano di assestamento faunistico per il cinghiale. Per quanto concerne gli specifici dati degli abbattimenti relativi alla sola caccia di selezione, attivata da solo un anno, si evidenzia una distribuzione territoriale degli abbattimenti molto eterogenea che lascia trasparire una ampia differenza circa il diverso impegno profuso dai singoli Enti attuatori e dal mondo venatorio. Lo faremo, come sempre, attraverso – conclude Pepe – un dialogo fitto e costruttivo con tutti coloro che credono in questo percorso, convinti come siamo della necessità di cambiare rotta rispetto al passato”.

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