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Prevenzione non è Emergenza! Incendi e Dissesto Idrogeologico: all’origine del problema

Dei quattro, due sono gli elementi che più preoccupano e minacciano: acqua e fuoco. Cecità, sordità e interessi di bottega inceneriscono risorse e speranze che franano nelle voragini del dissesto, non solo idrogeologico, dei bilanci regionali. Prevenzione confusa con emergenza ed è impossibile districarsi per arrivare al cuore del problema: le foreste demaniali da decenni abbandonate e lo smantellamento delle ex aziende statali che le curavano e le custodivano gelosamente.

Aggiornamento

Alberi a terra versante destro del MOrrone guardando la Ravara Foto Maria Trozzi Report-age.com 5.2.2017

Versante Occidentale monte Morrone, la Ravara Foto Maria Trozzi Report-age.com 5.2.2017

A gennaio la Regione annuncia risorse per 66 milioni di euro destinate ai Comuni abruzzesi per fronteggiare il dissesto idrogeologico. I progetti e le opere di contenimento di alluvioni e frane non migliorano la situazione e spesso la peggiorano. Le vasche di laminazione del fiume Pescara, ad esempio, là dove il bacino naturale di raccolta dell’acqua piovana è stato divorato dalla cementificazione selvaggia. A fine giugno i Vigili del fuoco lamentano i ritardi, della Regione, per prevenire gli incendi boschivi estivi. Non è vero, per il governatore Luciano D’Alfonso, dal primo luglio sarebbe a disposizione un elicottero con base all’aeroporto di Pescara e un secondo, a supporto, stazionerebbe già nello scalo, a disposizione di tutto il territorio regionale. Fino al 3 settembre in ogni provincia sarà insediata una squadra speciale di Vigili del fuoco per contrastare gli incendi boschivi affiancata da 2 squadre di spegnimento ad Avezzano, nell’aquilano e Popoli, in provincia di Pescara. Proprio da quest’ultimo comune partiamo allora per una considerazione inevitabile se agli incendi poi si lega il dissesto idrogeologico. Se esiste ancora un dizionario di lingua italiana in questa regione allora alla prevenzione dovrebbero dare un significato che non è il concetto riscattato dallo spirito democristiano. In Abruzzo ormai confondono l’emergenza con la prevenzione. Per quest’ultima basterebbe destinare una voce in bilancio, assegnare il minimo di risorse sufficiente a garantire del personale alle ex aziende di Stato per le foreste demaniali (Asfd).

Negli anni ’50 gli amministratori del Comune di Popoli trovano la soluzione al problema delle alluvioni, a valle del centro abitato, mettendo a punto un progetto di forestazione del bacino montano. Nasce così l’Azienda di Stato per le foreste demaniali (Asfd) di Popoli che, nel corso di un decennio, con la sua attività garantisce la riforestazione ci circa 2 mila ettari di terreno con Pino nero e Pino d’Aleppo. Il loro veloce e sicuro attecchimento consente di risolvere le problematiche alluvionali che, a cadenza biennale, interessavano il territorio a valle della città, all’ingresso della val Pescara.  Sul finire degli anni ’60 ad operare nell’azienda è il Corpo forestale dello Stato che garantisce, tra le attività, anche l’allevamento di selvatici per le reintroduzione di specie in via d’estinzione, soprattutto ungulati. Viene così istituita la Banca genetica del Lupo che contribuisce, nel corso degli anni, alla reintroduzione della specie sulla dorsale appenninica. A metà degli anni ’70 le Aziende statali per le foreste demaniali vengono sciolte e lo Stato consegna alle Regioni la proprietà e la gestione del patrimonio forestale. L’ente territoriale affida la gestione dell’Asfd e le attività connesse a foreste e risorse al Corpo forestale dello Stato che, con l’impiego costante di un centinaio di uomini, continua a garantire la coltivazione del bosco e la forestazione grazie ad erogazioni regionali e ai fondi assegnati dal ministero dell’agricoltura.

Cancellato quest’ultimo, il 19 aprile 1993, cominciano i problemi per l’azienda che, tra le voci in bilancio, non può più contare sui fondi statali. Ne consegue un ridimensionamento dell’organico e, anche se in modo graduale, cessa la coltivazione del bosco eseguita con il taglio del Pino Nero e del Pino d’Aleppo ormai giunti a maturazione che ormai sostituiscono, in modo naturale, il bosco autoctono di Roverella, Orniello, Cerro e Leccio. così si ripropongono vecchie questioni.

Il contenimento del dissesto idrogeologico ad esempio, problema che sembrava risolto si aggiunge a nuove inquietudini. Niente personale per la manutenzione del territorio, necessaria alla prevenzione degli incendi boschivi.

Con l’accorpamento della Forestale nell’Arma dei Carabinieri si somma un’altra preoccupazione legata al destino di queste ex Aziende di Stato per le foreste demaniali di competenza regionale affidate alla Forestale, il cui corpo è però cancellato. “La gestione e la destinazione di queste aree è strettamente collegata alla qualità della vita delle popolazioni residenti e non solo – sottolinea il già assessore con delega sull’ambiente del Comune di Popoli, Giovanni Diamante – Se avessimo la metà della lungimiranza e del coraggio degli amministratori degli anni ’50, si dovrebbe lavorare per imporre che le ex Asfd tornino alla gestione diretta dei Comuni di appartenenza con fondi da reperire nei bilanci regionale e statali”. L’interrogativo a questo punto è d’obbligo sul possibile utilizzo militare di queste aree e tra l’inquietudine si fa breccia il rischio per questi bacini montani dove da anni manca la manutenzione, ma nessuno ha intenzione di affrontare il problema della loro messa in sicurezza.

Ultima parte tratta dalla rivista Fratello Albero (dicembre 2015), Conalpa. Si ringraziano per la collaborazione Giovanni Diamante, presidente della coop nei primi otto anni di vita della Riserva naturale regionale Sorgenti del Pescara,  e Alberto Colazzilli, presidente Coordionamento nazionale per gli alberi e il paesaggio onlus Conalpa.

mariatrozzi77@gmail.com 

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