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Bagnanti nell’area di Protezione integrale: i politici locali li difendono dalle multe

Depenalizziamo il reato commesso a fini turistici? Così superare i limiti di velocità quando si va in vacanza non sarà più un problema per i pirati della strada. Povero a chi ci capita, sotto, però! Fanno cadere le braccia le polemiche di queste ore. É un primo assaggio di come cambieranno i parchi in mano agli amministratori locali, alcuni di loro si sono schierati dalla parte dei 68 bagnanti multati per aver fatto il bagnetto negli habitat naturali nelle gole dell’Orta, a Bolognano e del torrente Cusano, tra Roccamorice e Abbateggio, in provincia di Pescara.

“È veramente paradossale ed estremamente preoccupante l’intervento di diversi amministratori locali sulle multe comminate dai carabinieri-forestali a chi, violando la legge, ha utilizzato tratti del fiume Orta e del torrente Cusano a mo’ di vasca da bagno, nonostante quelle aree siano comprese nella Zona A (Riserva integrale) del Parco nazionale della Maiella, nella Zona di Protezione Speciale dell’Unione europea (IT7140129 PnM) e nel Sito di Interesse Comunitario (IT7140203 Maiella) – interviene in una nota il WWF  – È stato commesso un reato ed è stato perseguito dai tutori dell’ordine. La politica, come troppo spesso avviene in Italia, sta cercando assurdamente di ribaltare la realtà dei fatti ponendo sotto accusa chi è intervenuto per far rispettare la legge e non chi l’ha violata. Pur comprendendo gli interessi del turismo (che tuttavia nei parchi deve essere un turismo rispettoso come avviene in ogni area protetta del mondo) non è concepibile che si giustifichino comportamenti irrispettosi anche a fronte dei tantissimi che frequentano piacevolmente le aree protette rispettandone le regole consapevoli di godere di un bene comune che nessuno può danneggire – aggiunge l’associazione del Panda – Si è arrivati, in questi giorni di vero delirio, a promuovere persino l’ipotesi di disobbedienza civile proposta anche da chi è stato personalmente sanzionato domenica scorsa. Una vera e propria istigazione a delinquere che diventerebbe anch’essa un reato se qualcuno dovesse dar seguito a questa folle idea. I Carabinieri Forestali già da tempo, in seguito a esposti che segnalavano comportamenti illeciti in zone a rigorosa protezione pubblicizzati anche sul web, sono intervenuti a più riprese sia a livello informativo che con controlli sul sito durante i quali gli escursionisti erano stati semplicemente invitati a rispettare le regole. Il 25 giugno si è arrivati alle prime contestazioni per la presenza contemporanea di un gran numero di persone con evidenti danni per l’ambiente e la fauna protetta. Siamo abituati a considerare ad esempio l’orso come degno della massima tutela per il suo ruolo anche carismatico, ma non è diversa la situazione per altri animali, come gli anfibi e i crostacei, egualmente preziosi anche se di piccola taglia per la biodiversità e il funzionamento dell’intero ecosistema. Il WWF Chieti-Pescara, che ha nel proprio territorio di competenza l’intera area del Parco della Maiella, esprime piena solidarietà ai Carabinieri forestali messi assurdamente sotto accusa per aver compiuto il proprio dovere e stigmatizza l’atteggiamento inqualificabile dei politici locali che pretenderebbero di giustificare un reato solo perché commesso a fini turistici. Secondo questa logica chi viaggia a 150 km orari non potrebbe essere multato se sta andando in vacanza. «L’inqualificabile atteggiamento di alcuni amministratori abruzzesi, a cominciare dall’assessore regionale ai Parchi e dal presidente della Provincia di Pescara, e il silenzio della quasi totalità degli altri, la dice lunga sui rischi che correrà la natura protetta in Italia con la riforma delle legge quadro sulla aree protette 394/1991, se approvata dal Senato nell’attuale versione che consegna la gestione dei Parchi in mano a piccoli interessi locali – commenta il delegato Abruzzo del WWF Luciano Di Tizio – Su questa vicenda, gli interventi di amministratori regionali, provinciali e comunali hanno palesemente dimostrato come questa classe politica sia del tutto inadeguata per un simile importante compito legato invece all’interesse dell’intero pianeta».

Il WWF ribadisce la propria disponibilità a collaborare con i Carabinieri Forestali, come ha già fatto in passato, anche alla luce del protocollo d’intesa firmato a livello nazionale tra l’Associazione e l’Arma. E ribadisce la propria solidarietà a chi la legge la fa rispettare e non certo a chi la viola, qualsiasi sia la motivazione alla base di questa violazione.

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