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Biblioteca chiusa. La Regione nega l’accesso agli atti

Sulmona (Aq). La Regione Abruzzo nega l’accesso agli atti con una risposta fumosa e tardiva alla richiesta presentata da Elisabetta Bianchi, capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia a Sulmona, per far luce sulle ragioni che hanno portato alla chiusura dell’ultima biblioteca cittadina rimasta aperta dopo il sisma del 2009

Aggiornamento

Elisabetta Bianchi

Nella richiesta il capogruppo Bianchi chiede di conoscere i provvedimenti legati alla chiusura dell’edificio sulmonese e di prendere visione del contenuto della relazione tecnica che documenta sul basso indice di vulnerabilità (0,26) riscontrato in un sopralluogo, dei primi di febbraio, eseguito al Centro servizi culturali Peligno unica biblioteca con ampie sale di lettura rimasta aperta in città. Proprio quelle verifiche tecniche, successive alle scosse di terremoto di agosto, ottobre e gennaio, hanno portato alla chiusura dell’Agenzia per la promozione culturale, inutilizzabile dal 17 maggio. Non l’intero servizio, ma una sala di lettura sarà messa a disposizione temporaneamente negli uffici Imps di via Gennaro Sardi.

Annamaria Casini

Il 17 maggio il consigliere Bianchi scrive alla Regione, ma l’ente nemmeno risponde. Dall’invio della richiesta è silenzio assoluto per un mese. Bianchi sollecita l’ente e finalmente, il 12 giugno, il dipartimento risorse, a firma della dottoressa Eliana Marcantonio, risponde per posta elettronica certificata (pec). Si tratta dello stesso dirigente che ha sottoscritto l’atto di chiusura contro il quale molti cittadini si sono mobilitati manifestando dinanzi all’edificio appena chiuso. “Non si ravvisa un interesse rilevante, ma un controllo generalizzato nella richiesta del consigliere” così a Bianchi viene negato l’accesso, in barba al principio di trasparenza che deve permeare l’operato delle pubbliche amministrazioni (legge 241/90). La decisione è stata presa alla luce degli esiti della verifica si vulnerabilità statica e dinamica, ma in molti sono disposti a giurare che il provvedimento di chiusura più che a tutelare miri a penalizzare i servizi garantiti nella città ovidiana, complici crisi e terremoto, ormai ridotti al lumicino. “Per illustrare i contenuti della verifica è stata organizzata apposita riunione” scrivono dall’ente territoriale precisando che l’interlocutore è esclusivamente il consiglio comunale, l’ufficio legale di palazzo San Francesco e il sindaco, fa intendere nella risposta il dirigente regionale. “Credo che si sia violata la regola sulla trasparenza per gli enti pubblici” dichiara Bianchi, viene meno una prerogativa fondamentale garantita a tutti i consiglieri, in esecuzione del loro mandato di rappresentanza della popolazione, un chiarimento a quanto pare negato. A questo punto, s’insinua il dubbio che manchi un vero e proprio provvedimento di chiusura. La domanda sorge spontanea: è davvero un problema strutturale quello che ha portato alla chiusura della biblioteca? Altrimenti, perché negare l’accesso agli atti, alla consulenza sulla vulnerabilità, ai suoi autori e al provvedimento. “Non posso valutare gli atti prodromici alla chiusura dell’edificio –  dice il consigliere che avanza anche una proposta – Valutino di collocare l’Apc presso l’ex sede della Carispaq che è a disposizione”. Il trasferimento nei locali dell’istituto di credito richiederebbe il pagamento di un affitto, ma rivitalizzerebbe il centro storico. “Non mi accontento di una riduzione del servizio, di una sala lettura” anche perché l’Inps sembra essere un po’ fuori mano per gli studenti e i fruitori del servizio. La Corrispondenza con la Regione sarà sottoposta al Prefetto dell’Aquila, Giuseppe Linardi, promette Bianchi “Questo modo di procedere della pubblica amministrazione non piace per niente – conclude – Se c’è una speculazione sulla biblioteca del Centro servizi culturali deve essere fatta in trasparenza”.

La risposta della regione Abruzzo

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