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Processo Di Nino: tra minacce di licenziamento e riduzione del lavoro. Le testimonianze degli ex dipendenti

Sulmona (Aq). I fratelli della ditta di autotrasporti di Pratola Peligna sono accusati di aver costretto i dipendenti ad accettare, dietro minaccia di licenziamento o riduzione delle ore di lavoro, stipendi più bassi e turni massacranti. Devono difendersi dalle accuse di estorsione continuata, rimozione dolosa dei dispositivi di prevenzione infortuni sul lavoro (cronotachigrafi) e attentato ai diritti politici del cittadino. Davanti al giudice, Giovanna Bilò, parlano gli ex dipendenti dell’azienda Di Nino.

In aula, questa volta, si è trattato di ferie scaricate ai lavoratori gli stessi giorni in cui erano di turno e in viaggio per l’azienda, così anche per i moduli di assenza, di alcuni acconti in busta paga chiesti dai lavoratori e di altri che risulterebbero delle vere e proprie detrazioni di spese sostenute dall’impresa per riparare i danni agli automezzi. Camion vecchi e anche piuttosto carichi, ma quando l’autotrasportatore rientrava e il gasolio consumato risultava superiore ad una certa media, allora al dipendente spettava coprire la spesa, dicono. É stato possibile accertare che un autotrasportatore ha viaggiato durante il blocco dei mezzi pesanti e per trasportare bibite gassate che non rientrano tra i beni di prima necessità che giustificano il viaggio durante il fermo del week end. In aula, alcuni autotrasportatori riferiscono che con i loro familiari erano stati impegnati come rappresentanti di lista là dove Antonella Di Nino, figlia di Piero Di Nino, poteva essere votata, per le Provinciali del 2010. Dipendenti e familiari erano indicati come rappresentanti di lista a Pratola, Roccacasale, Raiano, Corfinio e Vittorito e cioè in sedi elettorali spesso diverse da quelle di riferimento, per residenza.

In ferie, ma senza stipendio che non sarebbe stato corrisposto a Iacubi Salà quando ha raggiunto i familiari in Tunisia, durante le vacanze. “La ditta fa così” risponde in aula Iacubi testimone della pubblica accusa al processo ai fratelli Di Nino, suoi ex datori di lavoro (dal 2007 al 2015) imputati con altri 7 dipendenti dell’impresa di autotrasporti.  “Ho provato a protestare, ma non voleva sentire (Pietro di Nino ndb). Purtroppo bisogna lavorare, io ho famiglia” dice l’ex dipendete. Oggi Iacubi lavora all’estero, ma è dovuto tornare a Sulmona per raccontare, dinanzi al giudice, la sua esperienza lavorativa a Pratola Peligna. Il tunisino presenta 2 denunce alla Polizia (2013), la copia della seconda resta nel camion, qualcuno la trova e la porta al datore di lavoro. Rientrato in azienda trova i Carabinieri “Uno in divisa l’altro no – racconta – La figlia di Piero diceva che quello che ho dichiarato era falso. Mi hanno chiesto la carta d’identità. Poi i carabinieri non hanno detto altro, sono andati via e il signor Di Nino mi ha minacciato che mi avrebbe mandato lettere di contestazione”. “Non ha pensato di andare al giudice del lavoro per denunciare..?” domanda la difesa e Iacubi risponde: “No, sono andato alla polizia”. Sulle sottrazioni in busta paga il difensore dei Di  Nino gli domanda: “Gli acconti lei se li faceva dare?” e l’ex dipendente: “Sì, mi veniva levato più di quanto anticipato” così gli ultimi 2 anni l’uomo non chiede più acconti all’azienda.

“Dove tocco piangi” risponde il meccanico di Rimini a Michelangelo Musso con il camion dei Di Nino in panne. Anche lui si lamenta, ma la risposta del datore Pietro Di Nino è sempre la stessa per tutti quelli che si lamentano: “Se ti sta bene è così sennò quella è la porta – oppure – quello è il cancello”. Precisa Musso: “ Io non ho mai rubato gasolio in vita mia, ma sono stato denunciato che rubavo gasolio – una volta, finite le ore di viaggio – sono dovuto restare al piazzale di Pratola per tutta la notte”. All’epoca Musso era iscritto alla Cgil, altri dipendenti invece alla Uil e alla Cisl. Chiede la difesa: “Lei ha fatto intervenire il suo rappresentante?” e Musso: “Lei deve capire che stavamo sotto una dittatura”. Incalza la difesa: “Lei è stato licenziato, ha impugnato il provvedimento?” e l’ex dipendente della ditta Di Nino risponde: ”Inutile impugnare il licenziamento tutti quelli che l’hanno fatto hanno perso… Si sapeva come andava a finire”. Musso lavora per 6 anni nell’azienda, avrebbe dovuto votare a Prezza, ma  nel 2010 dice di aver cambiato intenzione di voto e schieramento politico per non avere problemi. In malattia per l’intero 2011, gli viene diagnosticata una grave depressione, la ditta gli corrisponde tutti gli stipendi. Per le registrazioni sul disco delle ore di viaggio dei camionisti, obbligo di legge, usava bloccarle solo quando era sul piazzale e per i viaggi una sola volta ha manomesso il dispositivo “per andare alla Fargessi”. Un altro dipendente viene accusato di usare il camion per vendere frutta e di lavorare per un’altra ditta quando si metteva in malattia e così l’autotrasportatore si giustifica: “Ho chiesto il permesso a Di Nino, qualcuno mi chiedeva un po’ di frutta e  la portavo” senza chiedere soldi.

La domenica delle elezioni provinciali 2010, riferisce un teste al giudice c’erano moltissimi dipendenti radunati sul piazzale della ditta per andare a votare. Ancora, in 3 erano rappresentanti di lista, nel 2010, quando Antonella Di Nino era candidata, così la famiglia di un altro dipendente: “Abbiamo votato per Antonella perché che male c’è?”.  <Lei è dipendente dei Di Nino, non le faccio altre domande per non metterla in difficoltà” conclude il pubblico ministero Giuseppe Bellelli.

Dopo un primo proscioglimento al Gup e un ricorso vinto dalla procura di Sulmona in Cassazione, il procedimento è stato riavviato. Il 12 settembre in aula parleranno i periti. Chiamato già 3 volte, se ne attende la testimonianza, il poliziotto che deve relazionare sul Police controller (strumento con il quale è stata verificata l’alterazione dei cronotachigrafi digitali in alcuni camion dell’azienda) e sui controlli effettuati ai mezzi) è in congedo straordinario per malattia. È ancora atteso poi un altro ex dipendente della ditta, il primo a denunciare alla polizia stradale il caso della ditta Di Nino. Si spera di ascoltarlo, in udienza, il 26 settembre.

mariatrozzi77@gmail.com

Report archivi 4.4.2017

Processo Di Nino, voti estorti e buste paga sospette. Ex dipendente: ‘La cosa era dittatoriale’

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