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Lupi che attaccano il gregge nell’area invasa da branchi di cani rinselvatichiti

Teramo. Lupi che attaccano un gregge di 500 pecore sgozzandone 150 in contrada Specola, alle porte del capoluogo di provincia? Così come descritti, i fatti non aiutano né il lupo, né gli allevatori per questo scendono in campo gli esperti del WWF per fare chiarezza. In primis, la storia della reintroduzione dei lupi in Italia, tanto meno se provenienti dalla Romania o da altri Paesi dell’Est è solo leggenda metropolitana. Soprattutto, nell’area in cui il gregge sarebbe stato attaccato è segnalata da anni la presenza di un branco di cani rinselvatichiti che agiscono alla stregua di animali selvatici. 

Foto Di Marzio

Il lupo, ridotto a soli 100 esemplari e sull’orlo dell’estinzione. Dai primi anni ’70 ci sono stati dei lievi miglioramenti grazie all’introduzione dei divieti di caccia che hanno consentito al mitico predatore di tornare in alcuni territori di nascita. La convivenza tra lupo e attività zootecniche è possibile e ampiamente dimostrata, scrive il WWF: “È necessario però adottare sistemi di prevenzione basati su recinti e cani pastore abruzzesi perfettamente in grado di tutelare le greggi come dimostrano centinaia di esempi nella nostra regione e nel resto d’Italia”. Quando, nonostante i sistemi di protezione messi in atto, si verificano delle predazioni va assicurato un tempestivo esame, anche attraverso analisi genetiche, per accertare se  davvero sia colpa dei lupi o magari di cani randagi, rinselvatichiti. “Accertata l’origine della predazione, agli allevatori danneggiati devono essere riconosciuti rapidi e adeguati indennizzi – aggiunge l’associazione ambientalista da tempo impegnata in una campagna di sensibilizzazione a tutela del Lupo – Seguendo questi accorgimenti si tutelano sia gli allevatori che il lupo, specie protetta a livello europeo e di cui in Italia ancora oggi vengono uccisi, ogni anno, circa 300 esemplari per bracconaggio e incidenti stradali. La gestione faunistica non si improvvisa e deve essere condotta attraverso esperti”.

A Teramo non mancano strutture e personale impegnati da anni sul tema. L’Osservatorio di ecologia appenninica e il Project wolf ethology dell’università di Teramo, attraverso uno studio di monitoraggio sul territorio a Sud-Ovest del comprensorio teramano, già dal 2015 hanno potuto verificare la presenza del lupo, anche se i più recenti monitoraggi dimostrano che non sono presenti in area branchi stabili di lupi con un numero elevato di soggetti. Nella stessa zona, invece, è stata documentata la presenza costante di un numeroso branco di cani rinselvatichiti che più volte hanno evidenziato comportamenti di predazione del tutto simili a quello degli animali selvatici. “Tenuto conto del potenziale danno per il comparto zootecnico, della necessità di tutelare il lupo e di garantirne la purezza genetica, del rischio di trasmissione di malattie potenzialmente pericolose non solo per gli animali, da anni gli studiosi del Project wolf ethology hanno evidenziato che sono necessari una puntuale azione informativa nei confronti degli allevatori, una maggiore assistenza pratica e burocratica per l’azione di prevenzione, un tempestivo approfondimento diagnostico nel caso di predazioni per verificare i veri responsabili dei danni – conclude il WWF Teramo – É scientificamente dimostrata la necessità di indagini genetiche approfondite in tempi brevissimi in quanto l’attribuzione della predazione affidata unicamente all’analisi delle lacerazioni ricevute dagli animali può risultare forviante e non esaustiva”. Si tratta di dare un reale contributo alla risoluzione dei problemi che affliggono il comparto zootecnico e migliorare la convivenza tra uomo e selvatici con soluzioni efficaci. Creare allarmismi ingiustificati aumenta la conflittualità con effetti devastanti sulle popolazioni di lupi e sugli allevamenti.

mariatrozzi77@gmail.com

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