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Il Parco Maiella sapeva della presenza dell’orso là dove si Costruirà la Seggiovia

Gamberale (Ch). Resta dunque un mistero quel nulla osta rilasciato dal Parco nazionale della Maiella ad agosto 2015 per realizzare la seggiovia a Gamberale, alla luce del fatto che nell’area è confermata, da tempo, la presenza di un orso munito persino di radiocollare applicato, al plantigrado, almeno 5 mesi prima del rilascio dell’atto con cui lo stesso ente ha dichiarato l’assenza di ostacoli alla costruzione dell’impianto di risalita. Salviamo l’Orso ironicamente ringrazia il Parco della Maiella. A confermare quanto sostenuto dall’associazione ambientalista sono anche le ultime dichiarazioni, verbalizzate davanti al Comitato Via regionale, dal direttore del parco, Oremo Di Nino cui si aggiungono gli avvistamenti recenti dell’orso a Colledimacine e Pizzoferrato (Ch). 

Il Comitato Via della Regione Abruzzo ha autorizzato, la scorsa settimana, la costruzione della seggiovia nello stesso posto dove un precedente impianto di risalita è fallito 15 anni fa, tiene a precisare Stefano Orlandini, presidente dell’associazione Salviamo l’Orso: “La principale responsabilità di questa decisione grava purtroppo sul Parco nazionale della Maiella e sui suoi organi dirigenti che hanno rilasciato il nullaosta al progetto. In un tardivo, insufficiente e patetico tentativo di sgravarsi da questa responsabilità il direttore Di Nino, ha chiesto d’intervenire alla seduta del comitato, ha fatto mettere a verbale che è stata registrata in modo scientifico, come comunicato all’Autorità di gestione del Patom, la presenza stabile di una femmina di orso marsicano nell’area in esame – continua Orlandini Peccato si sia scordato di dire che della frequentazione di questa femmina e di altri orsi nella stessa area il Parco era a conoscenza già dal 2014, è evidente da un precedente pubblico parere rilasciato proprio dal Parco nazionale della Maiella in occasione dell’istruttoria relativa al progetto eolico Tre comuni e dal marzo 2015 ne ha avuto certezza scientifica grazie al collare gps di cui l’animale è stato munito ben 5 mesi prima del rilascio del Nulla Osta all’impianto di Gamberale – tiene a precisare il presidente di Salviamo l’Orso – Sono poi addirittura di questi ultimi giorni le ripetute segnalazioni di alcuni orsi tra Colledimacine, Pizzoferrato, Quadri e Gamberale. Di cos’altro hanno bisogno le strutture competenti del suo ente per rifiutare il nulla osta? – domanda il coordinatore dell’associazione – Siete i custodi di un’area protetta o i dirigenti di una Pro Loco turistica? Le prescrizioni con cui il Comitato Via ha autorizzato l’opera non attenueranno certamente l’impatto della stessa sulla naturalità dei luoghi e sulla frequentazione dell’orso che usa da tempi immemorabili quest’area per muoversi dai monti del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise al massiccio della Maiella attraversando i monti Pizzi”. L’ associazione Salviamo l’Orso è orgogliosa e fiera di aver portato avanti la battaglia d’integrità di queste terre tenendo fede ad  uno dei suoi obiettivi principali ed irrinunciabili. “In 5 anni ci siamo opposti, quasi sempre con successo, a ben 4 progetti di centrali eoliche (Pizzoferrato-Quadri-Civitaluparella-Tre Comuni) e ad una centrale fotovoltaica a Pizzoferrato”. L’associazione ambientalista ha denunciato anche i tagli boschivi effettuati in periodi inopportuni a Palena (Ch) e, dopo le segnalazioni partite dal nostro blog Report-age.com è intervenuta anche sui tentativi di allentare la tutela di aree importanti e delicate come il Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo (Aq). “Abbiamo fatto ricorso contro i ripetuti tentativi di captazione a uso idroelettrico dei corsi d’acqua dell’area, ma mai avremmo pensato di trovare il Parco nazionale della Maiella schierato sul fronte opposto al nostro – conclude Orlandini – Questa vicenda comunque ci è servita, abbiamo imparato la lezione,  gli eventuali analoghi tentativi di devastazione già proposti nel Masterplan regionale ai danni della Maiella, Passo Lanciano e Majelletta, non ci troveranno di certo impreparati”. Una nota di amarezza nei confronti di chi considera un’area protetta alla stregua di un orticello su cui impiantare qualsiasi genere d’iniziativa per trarne vantaggi personali.

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