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Di Camelie, Gardenie, Azalee e Peonie è Molto di più di un Inno alla Donna

Sulmona (Aq). C’è di più nel libro Di Camelie, Gardenie, Azalee e Peonie (edito Bastogi) di Diego Grilli, professore di lingua e letteratura inglese. Non è solo un inno alla donna, ma è un codice che l’autore disvela. La chiave di lettura viene offerta alla presentazione nell’Auditorium diocesano. É l’ironia dell’autore a mascherare velatamente le indicazioni utili che Grilli affida a questa società tragicamente tecnologica, inconsapevole del deficit di umanità e della carenza d’identità culturale che ormai la caratterizza.

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“Il sogno fa evadere e ci aiuta ad affrontare la quotidianità, neutralizzando, anche se per poco, la realtà” ma la realtà fittizia e artificiale sta disintegrano i rapporti umani a beneficio delle macchine che hanno preso il sopravvento e ci dirigono. L’Auditorium del centro pastorale diocesano è pieno sino all’orlo, ma un cieco potrebbe immaginare la sala vuota per come si fa silenzio e per quanta attenzione dell’uditorio agli interventi dei relatori. Fabio Maiorano, Gemma Di Iorio e Giovanni D’Alessandro, autore di capolavori come La tana dell’odio, La puttana del tedesco e Il guardiano dei giardini del cielo, insieme a Grilli realizzano un affresco, ironico, della comunità e danno spunti per la riflessione. Nel saluto del vescovo Angelo Spina non manca l’apprezzamento del romanzo, nuova fatica letteraria, dell’ambasciatore della cultura italiana nel mondo, ruolo che Grilli ha ricoperto dando lustro e prestigio alla Penisola. Eleganza nei modi, nei gesti anche quando chiarisce che questa “É una società nella quale tante cose non vanno perché si è perso il senso critico e tutto è soggiogato al mercato”. Non una contraddizione tra il discorso e la vita di questo immenso autore che non ha bisogno di account on line, chat, profili Internet e iscrizioni ai social media, per comunicare, relazionarsi, incontrare il mondo. Grilli ama il confronto umano, diretto, rispettoso, in punta di piedi suggerisce a questa caotica comunità di recuperare identità. Immune alle lusinghe del Web, al canto delle sirene, il professore parla soprattutto della capacità creatrice dell’uomo, affronta il tema della crisi d’identità e dei tradizionali ruoli familiari.  “Non siamo più creatori e autori, ma meri esecutori di leggi che ci sovrastano e soggiogano”. Raffinato a dir poco, il racconto della leggerezza fa astuzia e con una sottile amarezza Grilli specchia le pieghe e le piache dei nostri tempi.


Presentazione di ‘Camelie, Gardenie, Azalee, Peonie’ di Diego Grilli il 20 maggio a Sulmona


Sulmona (Aq). É il percorso narrativo di un autore che abbiamo imparato ad apprezzare e conoscere nello sguardo divertito e feroce de Le ultime luci dell’Estate, il suo primo romanzo.

Troviamo oggi un inno alle donne da chi ha già superato mille nostalgie e guarda oltre con dolcezza e serenità mentre cammina il meraviglioso viaggio Di Camelie, Gardenie, Azalee, Peonie (edito Bastogi). L’autore è Diego Grilli, professore di lingua e letteratura inglese, per lunghi anni direttore degli Istituti italiani di cultura all’estero assolvendo al suo incarico prima ad Ankara, poi ad Algeri, Tunisi, Buenos Aires e Rabat. Di questa fresca e odorosa fatica letteraria ne sapremo di più sabato prossimo, dalla viva voce del La presentazione è programmata il 20 maggio, ore 17.30, all’auditorium San Panfilo Centro pastorale diocesano di viale Roosevelt.

Diego Grilli è nato a Sulmona, in Abruzzo, città dove risiede tuttora. Professore di lingua e letteratura inglese, è stato per lunghi anni Direttore degli Istituti Italiani di Cultura all’estero e ha ricoperto il suo incarico ad Ankara, Algeri, Tunisi, Buenos Aires, Rabat. Nel 2002 ha pubblicato il suo primo romanzo, Le ultime luci dell’estate. Nel 2009, la sua traduzione dall’inglese del libro di viaggi Attraverso gli Appennini e le Terre degli Abruzzi.

mariatrozzi77@gmail.com 

Testo d’autore. Un viaggio sorprendente ed affascinante attraverso il tempo e lo spazio, in cui molti luoghi comuni vengono allegramente mortificati sotto le brillanti forme della favola, del paradosso e del grottesco e accompagnati sempre da un vigile senso dell’ironia e da un sorriso amaro e iconoclasta, a coprire quanto si nasconde e vive nella nostra società. Una società che sta perdendo le sue qualità migliori, la sua forza spirituale e la sua genuinità per concedersi ciecamente e complice ad una realtà fittizia e artificiale. Una umanità disorientata, che ha svenduto il suo mondo, sottraendosi arrogantemente ad ogni forma di giudizio e cancellando anche la nostalgia della propria civiltà culturale, irrimediabilmente perduta, per vivere un incubo perfetto in cui tra l’uomo e la macchina è quest’ultima a decidere. Nel romanzo, la narrazione viene presentata felicemente senza far ricorso a scampoli della tradizione e del realismo di convenzione, esplorando incessantemente la memoria e ricreando per necessità una nuova lingua, reinventandosi ogni volta, fuori dai recinti prefissati e sostenendo con convinzione che “Il sogno ci fa evadere e ci aiuta ad affrontare la quotidianità, neutralizzando, anche se per poco, la realtà”.

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