Skip to content

L’entroterra dimenticato da Dio: Molina Aterno niente cresime nel 2017

Molina Aterno (Aq). Niente Cresime quest’anno, l’avviso sul portale della chiesa di San Nicola, affisso dal parroco Don Francesco, è un grido d’allarme sulle gravi difficoltà che l’Abruzzo interno sta affrontando da tempo e senza soluzione di continuità, svuotato dai tagli e dalle razionalizzazioni della spesa pubblica. Paesi dimenticati da Dio.

Aggiornamento

Niente servizi fondamentali, nessuna possibilità di ripresa, è il vuoto assoluto nell’entroterra che così subisce uno spopolamento massiccio e forzato. I dati Istat vanno letti anche considerando la lontananza dei comuni formica rispetto ai grandi centri dove l’offerta sanitaria e le infrastrutture non mancano, ma il soprannumero di prestazioni peggiora spesso la qualità dei servizi. Molina è l’esempio lampante dello sfacelo che sta toccando le piccole comunità dell’Abruzzo interno, isolate anche dalla penuria di collegamenti (su gomma e su ferro), dove si rischiano impressionanti vuoti generazionali. Il fenomeno è evidente nelle località circoscritte alle aree protette le più colpite dall’impoverimento. Come se ai vertici istituzionali avessero deciso di abbandonare questi territori protetti che dovevano fungere da attrattori turistici, ma che un’amministrazione sconsiderata e personalistica ha proiettato alla stregua di località fantasma, a breve dimenticate da Dio. Per l’anno venturo sono in discussione anche le prime comunioni a Molina, parte di un territorio, la valle Subequana, in cui ogni iniziativa è stroncata sul nascere per l’impossibilità di reperire fondi e stanziamenti che le singole amministrazioni non sono in grado di anticipare anche solo per programmare attività e interventi. Manca tutto e le famiglie vanno via. “Ai politici di buona volontà le riflessioni del caso e, possibilmente, la rianimazione, al fine di salvare l’integrità storico-culturale delle comunità dell’entroterra abruzzese, di questi unici ed incantevoli presidi umani – è lo sfogo di Mauro Nardella ,consigliere comunale di questa incantevole località del Centro Abruzzo che affronta la questione dell’esodo forzato di famiglie e ragazzi per mancanza di lavoro – Per mancanza di opportunità di rivalsa culturale che i politici, quelli di rango superiore, non riescono purtroppo a garantire – aggiunge l’amministratore locale – Tagli continui alle casse comunali uniti all’impossibilità di progettazione in ambito amministrativo, proprio per la mancata assegnazione di fondi, bloccano di fatto le aspirazioni di tanti e annullano il coraggio di chi oggi accetta la sfida di rappresentare queste comunità. In considerazione di ciò poco possono fare i sindaci di questi borghi, a causa del totale disinteresse dei vertici superiori, per contrastare il decadimento di questi territori che soffoca le aspettative dei giovani del posto”. Per arginare questa emorragia, le località che restano ormai inascoltate potrebbero unirsi e cercare nuove formule amministrative per reperire fondi dall’Unione Europea, scavalcando l’ente territoriale di riferimento. Il timore che blocca l’iniziativa, anche da questo punto di vista, è quello di perdere la propria identità di paese. “Il calo sempre più drammatico delle nascite, unito ad un aumento esponenziale dei decessi, sta rendendo ancor più difficoltoso il lavoro di sindaci ed amministratori” sottolinea Nardella. Quelle scelte amministrative superiori si riflettono anche sul commercio, sull’industria locale, sull’artigianato e su tante altre categorie, compresi i parroci perché è messo in discussione persino l’esercizio delle loro funzioni e quel cartello è il segnale d’allarme. “Singolare, a tal proposito, risulta il messaggio che padre Francesco, parroco di Molina Aterno, ha voluto evidenziare ai molinesi affiggendo sulle porte d’ingresso della chiesa dei manifesti scritti di proprio pugno” Nardella rimarca l’appello alla riflessione del parroco per una presa di coscienza collettiva che porti a rivedere le scelte sino ad ora sostenute e che di certo non hanno giovato alle comunità locali.

I dati Istat analizzati dal giornalista Federico Cifani (su Liberatosite.wordpress.com) confermano la situazione. Dal 1971 al 2016 la popolazione della valle Subequana (Acciano, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Molina Aterno e Secinaro) ha perso 3 mila 229 abitati (da 6 mila 409 residenti a 3 mila 180). Eppure, nella restante parte della provincia dell’Aquila, stesso periodo, la popolazione è cresciuta, da 293 mila 66 a 303 mila 239 abitanti (+10 mila 173 residenti). La provincia conta, inoltre, 24 mila 183 stranieri a gennaio 2016, solo 188 di loro (0,7%) vive in valle Subequana (6% del totale della popolazione dell’area). Vicino al capoluogo di regione, il comune di San Demetrio Ne’ Vestini, in 46 anni, registra un aumento di 381 abitanti (da 1.473 a 1.854). Raiano, al confine tra la valle Peligna e la Subequana, registra 406 residenti in più rispetto al 1971 (da 2.409 a 2.815 abitanti). Perde residenti la valle dell’Aterno, Faganano Alto (800 a 418), Fontecchio (da 499 a 369) e Tione degli Abruzzi (da 717 a 310). Nel versane marsicano, Collarmele passa da 1069 a 894 abitanti e nel versante Peligno, a Prezza ad esempio risultano 433 residenti in meno (da 1.378 a 945).

mariatrozzi77@gmail.com

1 commento »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: