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Acqua del Gran Sasso la sicurezza dell’acquifero affidata all’Istituto di fisica nucleare

Roma. Lo conferma l’intervento alla Camera dei deputati del sottosegretario alla difesa, Domenico Rossi. Da 3 anni le istituzioni devono decidere cosa fare del più grande bacino idrico d’Italia del Gran Sasso e proprio lì vicino, all’Istituto di fisica nucleare, è stata affidata la sicurezza dell’acquifero. Proprio la struttura che desta le maggiori preoccupazioni per l’inquinamento dell’ acqua potabile, il bacino serve 3 province, ha il compito di amministrare il completamento della messa in sicurezza del commissario. 

Chiarimenti determinanti quelli imposti dall’interpellanza d’urgenza di 2 parlamentari, Serena Pellegrino, e Giulio Marcon, capogruppo di Sinistra italiana, presentata ieri mattina alla Camera dei deputati. La risposta del vice ministro della difesa sconvolge un po’ tutti, ci meravigliamo ancora di come prendano una piega certe scottanti questioni: “Restiamo basiti dal sottosegretario Rossi, che ha messo in luce le gravi inefficienze della Regione – è scritto nella nota dell’Osservatorio indipendente – L’Abruzzo ha costituito dal 2011 una Commissione tecnica per la valutazione della completa messa in sicurezza della protezione del sistema idrico Gran Sasso. Solo dal 13 ottobre 2014 la Regione ha ritenuto necessario acquisire gli atti della messa in sicurezza dell’acquifero, a partire dall’intervento del commissario delegato, nonché la necessità di attivare un piano di sicurezza complessivo dell’acquifero e un monitoraggio continuo tra la Ruzzo reti e la Direzione regionale sanità – continua il comunicato – Inoltre nella ricostruzione del sottosegretario emerge purtroppo, tramite l’ordinanza 66 del 22 marzo 2013 emessa dal Capo del dipartimento della Protezione civile, che l’Istituto nazionale fisica nucleare è stato individuato quale amministrazione, in regime ordinario, per il completamento delle iniziative avviate dal commissario trasferendo ai laboratori tutta la documentazione (progetti, documenti sui lavori effettuati e documenti contabili). Sono 3 anni che le autorità devono condividere e comprendere cosa fare del più grande bacino idrico del centro Italia. Proprio per seguire le vicende e individuare le assurde situazioni che vengono a galla, le associazioni ambientaliste e sociali teramane hanno costituito l’Osservatorio”. All’incontro di oggi delle 16.30, nella sala polifunzionale della Provincia di Teramo, ne seguiranno altri per capire bene il grado di sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso (caratterizzato da due realtà potenzialmente inquinanti: i laboratori dell’istituto di fisica Nucleare e i trafori autostradali A24). L’osservatorio garantirà dei confronti con le istituzioni sui loro programmi per la messa in sicurezza definitiva delle acque del Gran Sasso, visto che sono in corso, da mesi, riunioni a livello regionale che stanno ipotizzando nuovi interventi.

Le Associazioni cittadine che promuovono l’Osservatorio: WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura Laga, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d’Italia, Fiab, Cai, Italia nostra e molti cittadini che hanno aderito personalmente.

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