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Biblioteca stessi indici di scuole e Comune. Casini: Allora chiudiamo tutto!

Sulmona (Aq). La provocazione del sindaco Casini ci sta. Se per la biblioteca l’indice di vulnerabilità è basso allora dovremmo chiudere tutto, ma il problema così è mal posto. Bisogna garantire spazi e libri a chi ne ha bisogno in questi mesi di esami e test, bisogna fare cultura, la biblioteca diocesana non basta. 

Elisabetta Bianchi

Riaprire un luogo piuttosto vulnerabile è una responsabilità, chi vorrebbe starci dentro a studiare con questi dati? La Regione ha fatto bene a chiudere e deve fare altrettanto bene a risolvere la questione. Che fare? Occorre trovare un’altra sistemazione per i libri e per quei 150 studiosi che ogni giorno si rivolgono al Centro servizi culturali per crescere.  Una lettera alla Regione, al presidente della giunta regionale  Luciano D’Alfonso e al dipartimento Risorse umane per la chiusura della biblioteca Capograssi è stata inviata stamane dal sindaco, Annamaria Casini punta però alla riapertura del Centro servizi culturali, per il resto non si sbilancia. La chiusura dell’edificio per un indice di vulnerabilità pari a 0,26 non vuol dire per forza inagibilità, sottolinea il primo cittadino. Quando lo stesso problema si propose per le scuole “Ci dissero che, assolutamente, avere un indice intorno allo 0,26 0,30 o 0,20 non era elemento determinante per poter chiudere” chiarisce Casini nell’intervento in assemblea pubblica davanti all’edificio chiuso ieri. L’obbligo dell’ente sarebbe solo quello di programmare un intervento di miglioramento e adeguamento, a questo punto. Per la biblioteca, ieri il dirigente Francesco Tentarelli ha dichiarato che solleciterà i lavori affinché vengano eseguiti il prima possibile così per superare le criticità dell’immobile realizzato nel 1972. La chiusura della biblioteca, a scopo precauzionale, è stata disposta dal dirigente del patrimonio regionale, Eliana Marcantonio. Il provvedimento, inaspettato sembra, non è stato notificato al Comune, così risponde alla domanda il sindaco. Dall’opposizione, il capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia, Elisabetta Bianchi, interviene per proporre una richiesta di accesso agli atti e saperne di più sull’ispezione eseguita a fine febbraio nell’edificio e sugli esiti della stessa. Il fatto che gli amministratori regionali non trattino affatto il territorio, mandando in malora ogni servizio locale, ha prodotto come effetto dirompente la totale mancanza di fiducia nelle istituzioni regionali. Una conferma allora non guasta. Un chiarimento ufficiale sulle ragioni che hanno spinto al provvedimento di chiusura potrebbe allontanare i sospetti e ridurre a leggenda metropolitana le voci che parlano di una trama ordina ai danni della valle Peligna e di Sulmona. Un disegno sottile dei vertici, dicono, per soffocare i condannati a morte, il comprensorio è forse da tempo marchiato con una croce. Per questo scompaiono i servizi? E se invece la biblioteca di Sulmona fosse stata privilegiata, eseguendo indagini che altrove non sono state nemmeno immaginate? Terremoto, controlli e prevenzione: “Se davvero il discorso è di sicurezza bisogna intervenire per chiedere controlli anche sui viadotti peligni” sottolinea, a ragione, Bianchi. Fatto è che il sindaco punta a far riaprire la struttura. Così il problema principale passa in secondo piano. Domanda: quante persone sarebbero disponibili a frequentare il sito sapendo che è tanto vulnerabile? Perché riaprirlo se sono necessari degli interventi per migliorarne la tenuta? Qualcuno ci marcia? E se i lavori si rendono necessari, perché invece non combattere per una concreta messa in sicurezza da eseguire nel minor tempo possibile? Non sarebbe il caso di superare le criticità riscontrate con un intervento immediato impegnando la Regione a portarlo a termine in tempi brevi? Due anni minimo per operare, intanto i locali per la biblioteca potrebbero essere ricavati altrove. “Trovare un’altra postazione per la biblioteca è obiettivamente impossibile” dice il sindaco al megafono. Come impossibile? Certi spazi devono rimanere a disposizione per ospitare gli alunni nelle scuole, nell’eventualità di un’altra scossa. Ce ne sono altri però che la Regione tiene come gioiellini, per questi spende fior di milioni di euro e restano vuoti. Usare questi immobili è davvero impossibile? Trasferire 35 mila libri in un’abbazia semi vuota in un Paese che ospita centinaia di migranti ogni giorno è davvero impossibile? Perché non prendere in considerazione la possibilità di trasferire la biblioteca nell’Abbazia Celestina? Non conviene, è troppo fuori mano? Basterebbe un servizio di bus navetta, magari impiegando le corriere elettriche che non tengono la salita del viale della stazione, per i collegamenti. Uno scalo per le partenze al Nuovo borgo per garantire l’arrivo e la partenza per l’Abbazia di studenti, biglietto scontato, e magari anche i turisti che desiderano visitarla. Il tutto sarebbe risolto in poco meno di 3 mesi. Impossibile?

mariatrozzi77@gmail.com

Video intervento del sindaco

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