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Cosa è successo all’acqua del Gran Sasso? Sabato incontro dell’Osservatorio indipendente a Teramo

Teramo. Cosa è successo all’acqua del Gran Sasso D’Italia? Si cercherà di dare risposta nell’incontro pubblico che l’Osservatorio indipendente ha organizzato sabato alle ore 16.30 nella sala polifunzionale della Provincia in via Comi 11 a Teramo. La domanda posta è soprattutto un appello alla trasparenza sulla gestione delle reti per fare chiarezza sul caso dell’acqua incanalata nelle reti gestite dalla Ruzzo reti spa, più volte contaminata da altre sostanze, solventi per l’esattezza.

Incontro acqua Osservatorio indipendente TeramoLa Asl4 Teramo ne ha vietato l’uso alimentare l’8 maggio per odore e sapore non accettabile e si tende ad escludere un nesso tra le sostanze presenti nell’acqua potabile e gli esperimenti che si eseguono nei laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso. senza trascurare altri 2 episodi che solo per questioni di fortuna sono stati messi a conoscenza della popolazione. Di uno siamo venuti a conoscenza proprio grazie all’episodio di lunedì scorso: il 4 e 5 maggio sarebbero state riscontrate sostante come il Toluene nell’acqua, si tratta di un idrocarburo aromatico incolore che in piccole quantità è ammesso anche nell’acqua potabile. É un solvente con un odore fruttato e pungente simile al Benzene, impiegato di solito per sciogliere resine, grassi, oli, vernici, colle e coloranti. Proprio nei campioni di acqua prelevati nella rete gestita dalla Ruzzo sono state rilevate delle quantità di Toluene e di altre sostanze. L’altro episodio risale al 2 settembre 2016 e viene scoperto solo a dicembre quando da una velina della giunta regionale si affronta l’emergenza dell’acqua del Gran Sasso. Si parla, a dicembre di solventi esattamente di Diclorometano nell’acqua, ma la Ruzzo rassicura che, fatti gli accertamenti, quell’acqua inquinata non è mai stata captata dalla rete. Il Diclorometano è un liquido incolore e volatile dall’odore dolciastro, come solvente viene impiegato per la rimozione di vernici e grasso. Nell’industria alimentare, sino ad alcuni anni fa era impiegato per la rimozione della caffeina dal caffè. É comunque ancora usato per la preparazione di estratti di luppolo e come propellente spray per aerosol. (A causa dei crescenti dubbi legati agli effetti sulla salute umana, si cercano prodotti alternativi che possano sostituirlo). Le reti in questione erogano acqua potabile non solo in val Vibrata e ai 32 comuni del teramano in cui sono stati chiusi i rubinetti lo scorso lunedì, ma riforniscono 3 delle 4 province abruzzesi.

Fatto è che quell’acqua viene captata a poca distanza da 2 siti sensibili, i laboratori di fisica nucleare (Infn), nati da un’idea dello scienziato, Antonio Zichichi, e dai trafori autostradali A24, il terzo è proprio a servizio dei laboratori del ministero della difesa. C’è molta preoccupazione e l’Osservatorio si muoverà su 3 obiettivi principali. Il primo, verificare cosa è successo l’8 e 9 maggio e nei giorni immediatamente precedenti. L’Osservatorio non farà indagini, per quello c’è già l’inchiesta della magistratura che verificherà eventuali responsabilità, né è interessato alla ricerca dell’ultima analisi mancante. Il compito dell’Osservatorio sarà quello di pretendere dagli enti di fare quello che impone la legge e il loro  mandato di gestori di un bene primario come l’acqua: essere trasparenti.  Il gruppo, costituito questa settimana, avvierà un confronto con gli enti per comprendere cosa non funziona nel sistema di approvvigionamento idrico dal Gran Sasso. “Come sappiamo l’acqua del Gran Sasso è prelevata nelle immediate vicinanze di 2 realtà potenzialmente inquinanti, i Laboratori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e i trafori autostradali A24 – scrive in una nota l’Osservartorio – Su questo sistema sono stati spesi milioni di euro, più di 80 milioni solo attraverso la struttura commissariale. Cosa si voleva fare? Cosa è stato fatto? Cosa non è stato fatto? Anche su questo hanno l’obbligo di informare i cittadini”. Altro scopo del gruppo costituito questa settimana, è comprendere quali sono gli attuali programmi per la messa in sicurezza definitiva delle acque del Gran Sasso. Sappiamo che sono in corso, da mesi, delle riunioni a livello regionale con l’ipotesi di nuovi interventi. Anche per questo aspetto è indispensabile che le istituzioni informino i cittadini e si aprano al confronto. Per perseguire questi obiettivi l’Osservatorio, oltre ad aver avviato l’accesso agli atti per raccogliere informazioni, intende organizzare una serie di incontri pubblici aperti a tutti per confrontarsi con le istituzioni che stanno gestendo queste problematiche. “Sul primo aspetto inviteremo, in un confronto pubblico, l’agenzia regionale  per la tutela ambientale, l’Azienda sanitaria locale e la Ruzzo reti spa, già nella prossima settimana e porremmo loro una semplice domanda: Cosa è successo?” – proseguono dall’Osservatorio – È doveroso, infatti, che i 3 soggetti che hanno gestito l’emergenza raccontino nel dettaglio cosa si è verificato e come funziona il sistema di allerta in caso di situazioni problematiche. Come Osservatorio siamo fiduciosi che questi organi vorranno approfittare di questa occasione per informare la cittadinanza”. La prossima riunione dell’Osservatorio è fissata il 20 maggio a Teramo presso la sala polifunzionale della Provincia in via Comi 11, appuntamento alle ore 16.30. All’Osservatorio, nato su iniziativa di alcune associazioni cittadine, aderiscono WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura Laga, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d’Italia e Fiab. Tutte le associazioni possono partecipare così i cittadini che vogliono impegnarsi su questa problematica. In tanti hanno già hanno dato la loro disponibilità e tra questi molti professionisti: avvocati, medici, biologi.

mariatrozzi77@gmail.com

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