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Camelie, Gardenie, Azalee, Peonie di Diego Grilli il 20 maggio a Sulmona

Sulmona (Aq). É il percorso narrativo di un autore che abbiamo imparato ad apprezzare e conoscere nello sguardo divertito e feroce de Le ultime luci dell’Estate, il suo primo romanzo.

Aggiornamento

Troviamo oggi un inno alle donne da chi ha già superato mille nostalgie e guarda oltre con dolcezza e serenità mentre cammina il meraviglioso viaggio Di Camelie, Gardenie, Azalee, Peonie (edito Bastogi). L’autore è Diego Grilli, professore di lingua e letteratura inglese, per lunghi anni direttore degli Istituti italiani di cultura all’estero assolvendo al suo incarico prima ad Ankara, poi ad Algeri, Tunisi, Buenos Aires e Rabat. Di questa fresca e odorosa fatica letteraria ne sapremo di più sabato prossimo, dalla viva voce del La presentazione è programmata il 20 maggio, ore 17.30, all’auditorium San Panfilo Centro pastorale diocesano di viale Roosevelt.

Diego Grilli è nato a Sulmona, in Abruzzo, città dove risiede tuttora. Professore di lingua e letteratura inglese, è stato per lunghi anni Direttore degli Istituti Italiani di Cultura all’estero e ha ricoperto il suo incarico ad Ankara, Algeri, Tunisi, Buenos Aires, Rabat. Nel 2002 ha pubblicato il suo primo romanzo, Le ultime luci dell’estate. Nel 2009, la sua traduzione dall’inglese del libro di viaggi Attraverso gli Appennini e le Terre degli Abruzzi.

mariatrozzi77@gmail.com 

Testo d’autore. Un viaggio sorprendente ed affascinante attraverso il tempo e lo spazio, in cui molti luoghi comuni vengono allegramente mortificati sotto le brillanti forme della favola, del paradosso e del grottesco e accompagnati sempre da un vigile senso dell’ironia e da un sorriso amaro e iconoclasta, a coprire quanto si nasconde e vive nella nostra società. Una società che sta perdendo le sue qualità migliori, la sua forza spirituale e la sua genuinità per concedersi ciecamente e complice ad una realtà fittizia e artificiale. Una umanità disorientata, che ha svenduto il suo mondo, sottraendosi arrogantemente ad ogni forma di giudizio e cancellando anche la nostalgia della propria civiltà culturale, irrimediabilmente perduta, per vivere un incubo perfetto in cui tra l’uomo e la macchina è quest’ultima a decidere. Nel romanzo, la narrazione viene presentata felicemente senza far ricorso a scampoli della tradizione e del realismo di convenzione, esplorando incessantemente la memoria e ricreando per necessità una nuova lingua, reinventandosi ogni volta, fuori dai recinti prefissati e sostenendo con convinzione che “Il sogno ci fa evadere e ci aiuta ad affrontare la quotidianità, neutralizzando, anche se per poco, la realtà”.

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