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Megalò 2: la battaglia torna al Tar. Impugnata la bocciatura del progetto del Comitato Via

Chieti. Ricorre al Tribunale amministrativo regionale la Sile costruzioni srl (socio unico di Barzana – Bg) subentrata alla Sirecc nella gestione del progetto Megalò 2. Il ricorso è per chiedere l’annullamento, previa sospensiva, del giudizio 2775 del 23 marzo con il quale il Comitato di Valutazione d’impatto ambientale ha bocciato il progetto

Nel ricorso viene presentata una ricostruzione dei fatti, ovviamente dal punto di vista di chi ha proposto il progetto, e si sostiene, in estrema sintesi, la non validità delle motivazioni addotte dal comitato Via per la valutazione negativa del progetto. “Una posizione che ovviamente non condividiamo, in particolare nel punto nel quale si sostiene che l’intervento edilizio costituisca, scrivono gli illustri colleghi, una (per così dire) naturale conseguenza dell’attuazione del progetto di messa in sicurezza – dichiara l’avvocato del WWF Francesco Paolo Febbo – Si tratta di cose ben diverse. Su questa e altre motivazioni ci esprimeremo in sede processuale. Il WWF interverrà infatti nella causa presentando una propria memoria a sostegno della legittima e ineccepibile decisione del Comitato Via”. «Ci lascia sconcertati il punto del ricorso nel quale gli avvocati di Sile vantano il fatto che la ditta ha presentato il 13 aprile istanze di permesso di costruire delle opere di messa in sicurezza ai Comuni di Chieti e Cepagatti, ma aggiungono che, nella ipotesi di mancata concessione della sospensiva (cioè se i giudici non sospenderanno l’efficacia della bocciatura del Comitato Via prima ancora della decisione definitiva sul merito della questione), anche sotto questo ultimo delicato profilo si avrebbero conseguenze negative ed irrimediabili – conclude e Nicoletta Di Francesco, presidente del WWF Chieti Pescara – Una posizione evidentemente del tutto inaccettabile. La verità è che senza la messa in sicurezza sono le strutture oggi esistenti, cioè Megalò 1, così come sottolineato dal Genio Civile, ad essere in potenziale pericolo e ne andrebbe prevista la delocalizzazione, altro che ulteriori colate di cemento”.

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