Skip to content

Quel Qualcosa in Comune tra Megalò 3 e Pescaraporto: fuori dalle sedi istituzionali

Pescara. Cosa avrebbero in comune l’inchiesta sul centro commerciale Megalò 3 progettato a Chieti scalo, a pochi passi dall’argine del fiume Pescara, e l’inchiesta su Pescaraporto? Forse anche il metodo dell’ente territoriale che sembra preferire l’ufficio di un professionista, per definire certe delicate faccende che riguardano Abruzzo, piuttosto che le sedi deputate. Nella secolare rivalità tra Pescara e l’Aquila per la spartizione delle sedi regionali, d’Estate all’Aquila e d’Inverno a Pescara, la domanda (ironica) sorge spontanea: ma tutte queste sedi di Regione che le teniamo più a fare?

Luciano D’Alfonso Foto Maria Trozzi

Bando alla ciance. Qualcosa in comune tra queste 2 inchieste è evidente. Per le iscrizioni nel registro degli indagati non mancano le intercettazioni e certe anomalie che risvegliano ricordi inquietanti. Per il progetto  Megalò 3 imputati per corruzione (l’udienza preliminare è fissata il 2 maggio) sono il costruttore di Montesilvano Ennio Perilli, l’ex segretario dell’Autorità di bacino, Michele Colistro e il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio e per Pescaraporto sono Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo indagato per abuso e falso ideologico, l’avvocato e imprenditore Giuliano Milia, Claudio Ruffini consigliere regionale e segretario di D’Alfonso sino alle dimissioni per il coinvolgimento nell’inchiesta su alcuni appalti per la ricostruzione all’Aquila, Guido Dezio dirigente del Comune di Pescara e Vittorio Di Biase, dirigente del Genio civile. In breve la decisione per il via libera alla società dei Milia per costruire accanto al porto turistico di Pescara, sarebbe stata presa nell’ufficio legale di piazza Alessandrini così nel 2014, dalle mani dell’avvocato Milia sarebbe passata la soluzione sulle quote di terreno, del Piano stralcio difesa alluvioni (Psda), da innalzare nella cartografia del progetto Megalò3. Il penalista di D’Alfonso non è stato indagato allora perché non era direttamente interessato al progetto. Oggi però la società di costruzioni di famiglia è impegnata a realizzare dei palazzoni a Pescaraporto. Il primo filosi conduttore annoda Megalò 3 e Pescaraporto e si stenderebbe fuori dalle sedi istutuzionali.

Si parte da una intercettazione nel corso delle indagini sull’appalto di Palazzo Centi, sede della giunta regionale da ricostruire all’Aquila. Un singolare colloquio telefonico i cui atti vengono girati a Pescara dove ad indagare sono gli stessi uomini della squadra Mobile che hanno investigato sull’affare Megalò 3. Sotto la lente d’ingrandimento le pratiche urbanistiche rilasciate dal Comune di Pescara e in quest’ultima inchiesta, per il recupero dell’area interessata dal progetto Pescaraporto, finisce nel mirino degli investigatori l’iniziativa dell’immobiliare Water front center impegnata nel recupero dei vecchi impianti industriali del gruppo Edison sul Lungomare Sud di Pescara e per la realizzazione di un albergo e degli uffici sull’area con un intervento pubblico-privato. L’intervento privato è riferito a società minori Viana, di cui sono azionisti i costruttori teatini Andrea e Luca Mammarella (teatini non indagati), e Uropa i cui soci sono figli dell’avvocato Giuliano Milia. Nel rapporto di fine indagini (315 pagine) consegnato il 30 novembre 2015 alla Procura distrettuale dell’Aquila, nel capitolo 16 la Squadra mobile diretta da Pierfrancesco Muriana, descrive il gruppo imprenditoriale Milia. Da un’intercettazione, il costruttore Perilli confida a Colistro che l’avvocato Milia è in società con il costruttore Mammarella (71enne fratello di Mario Mammarella nel ’91 imputato, processato e assolto per l’omicidio dell’avvocato di Chieti Fabrizio Fabrizi). In breve rivolgersi a Milia è cruciale per sbloccare la situazione.

Visure camerali eseguite dalla Mobile su Milia. Il 17 novembre 1999 fonda la società di costruzioni Uropa srl, con sede a Pescara, affidando l’incarico di amministratore unico a un figlio (…) La proprietà della società è divisa in parti uguali tra i tre figli dell’avvocato». Due anni fa, sempre dalle indagini della polizia, risultava che la società Uropa ha compartecipazioni per il 33,33 per cento nella srl Villaverrochio Palace, società pescarese di costruzioni, amministrata da Ludovico Rozzi. L’elenco prosegue con il 20 per cento della Blux srl, anch’essa società di costruzioni, ma inattiva, amministrata da Daniele Sebastiani, presidente del Pescara calcio. Quindi il 50 per cento sia della Pescaraporto srl che della Silex 3 (inattiva), amministrate da Giuseppina Giordano, moglie di Mammarella. E il 25 per cento della Vami costruzioni (inattiva), amministrata da Antonio Iachini, e della Fenice costruzioni, che nel 2015 risultava in liquidazione. Infine, il 75% della Sica srl, di Montesilvano, che commercializza casalinghi, e il 23% della Dap ristorazione, con sede in via Fabrizi. 

La storia di Pescaraporto. Nel 2012 il dirigente comunale Amedeo D’Aurelio rilasciò alla società Pescaraporto il permesso di costruzione in deroga dei 3 palazzi, scavalcando il Consiglio comunale, con un’interpretazione estesa del decreto sviluppo del governo Monti. Il parere, tuttavia, venne considerato illegittimo grazie ad un ricorso, del consigliere Maurizio Acerbo (Prc), al Tribunale amministrativo regionale. Marcia indietro nel 2014, ad agosto la giunta regionale dispone la demolizione delle strutture di Pescaraporto, il 12 settembre D’Alfonso entra nello studio dell’avvocato Milia, alle ore 7.20 del mattino. Ne esce dopo circa un’ora, sotto in piazza Alessandrini, a Pescara, un ispettore e un sovrintendente della squadra mobile sono appostati per seguirlo, la visita finisce in un rapporto di polizia nell’inchiesta sul centro commerciale Megalò 3. Nello stesso anno il Parlamento approva la legge di stabilità che (art. 1 comma 271), per le agevolazioni incentivanti previste nel decreto sviluppo, dispone che “prevalgono sulle normative di Piano regolatore generale anche relative ai piani particolareggianti o attuativi”. A sostenere alla Camera il provvedimento, ad effetto retroattivo, è la parlamentare abruzzese Federica Chiavaroli (Ncd), oggi sottosegretaria alla giustizia. Impugnando la sentenza del Tar, Pescaraporto poi vince il ricorso al Consiglio di Stato e nel frattempo Marco Alessandrini è eletto sindaco di Pescara. Si può costruire in deroga anche a Pescara, ma occorre superare l’ostacolo del genio civile e un doppio parere negativo. Il primo no al progetto con Parere non favorevole è dato a tutto il Piano particolareggiato 2 (Pp2, area portuale) dell’area che interessa anche Pescaraporto. A febbraio 2016 il Genio civile si esprime contro l’intervento, il dirigente del Genio civile Di Biase e un ingegnere dell’ufficio tecnico, sottolineano la situazione di potenziale pericolo nell’area dell’intervento edilizio e chiedono al Comune e all’Autorità di bacino “di verificare la regolarità e la compatibilità idraulica delle attività, nonché di accertare la completezza e la validità delle procedure e dei titoli autorizzativi rilasciati anche in ordine alle effettive condizioni di rischio e ai prioritari requisiti di cautela e di tutela della pubblica e privata incolumità”. Tante le cose da accertare eppure,in  appena 26 giorni, arriva il via libera il 15 marzo 2016. Il presidente D’Alfonso e il braccio destro Ruffini parlano al telefono. Il governatore gli dice di passare dall’avvocato Milia per parlare dell’affare e di come sbloccarlo. Nemmeno un mese, il Genio civile cambia parere, ma il documento che apre all’intervento è firmato solo da Di Biase e non dall’ingegnere dell’ufficio tecnico che ha sottoscritto il precedente parere negativo. Si può cominciare a costruire, non contenta però la società Uropa chiede anche il cambio di destinazione d’uso per sostituire all’albergo 3 palazzi, con 7 piani di appartamenti. La proposta è bocciata dal consiglio comunale di Pescara il 24 febbraio. i apre la seconda inchiesta, il governatore viene indagato e si difende: “Mai favori al suo avvocato di fiducia storico, sono stato io in persona, Luciano D’Alfonso, e non un assessore, a mettere i vincoli in quella zona per il rischio idraulico e per questo mi dovrebbero dare la carica di senatore a vita – così al quotidiano regionale il Centro – Ogni inchiesta che poi si conclude con una insoddisfazione del denunciante rappresenta per chi la subisce una specie di laurea ulteriore di piena affidabilità – conclude il governatore – A volte mi sento circondato da una immunità per i troppi errori che mi hanno riguardato”.

mariatrozzi77@gmail.com

Sull’indagine, Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, l’inchiesta su Pescaraporto non è una sorpresa e al quotidiano il centro risponde alla domanda della ipotetica corsia preferenziale per Pescaraporto: “Con il Pd al governa nazionale, dal momento che D’Alfonso ha preso il controllo della Regione e, indirettamente, anche del Comune, è stata modificata una legge dello Stato per consentire quell’intervento. O si tratta del caso o questo intervento ha goduto di una attenzione particolare, se sia stata di D’Alfonso o meno lo accerteranno i giudici, ma non sarà facile»

Pettinari: “Intercettazioni del presidente della Regione parlerebbero anche di palazzo Chigi, è questo il veroD’Alfonso? Gli abruzzesi meritano di più” 

“Sembra un mare di melma quello in cui si trova il Presidente di Regione. Ogni giorno escono stralci di intercettazioni che lo riguardano e che lo raccontano agli abruzzesi ben diverso da come lui si è sempre voluto rappresentare. Debole, sotto scacco e lontanissimo dall’interesse dei cittadini a cui stringe le mani durante le campagne elettorali, che vanta di aver sempre vinto, ma viene da chiedersi a che prezzo. Le intercettazioni pubblicate sul caso Pescaraporto sollecitano il consigliere regionale Domenico Pettinari (M5S) ad una riflessione: “Lo sono per i cittadini che si vedono traditi davanti a quelle promesse di sicurezza e tutela, lo sono per l’esposizione alla luce di sole di un sistema malato che coinvolge anche le più alte sfere del Governo. Insomma l’idea è quella che siamo davvero davanti alla prova provata che tutto ciò che abbiamo sempre pensato e per il quale molti cittadini sono stati accusati di complottismo non siano fantasie ma una dura realtà che i cittadini hanno subito per anni. Il Presidente, oggi più che mai,  ha il dovere di presentarsi davanti alle forze politiche che compongono il consiglio regionale per relazionare su queste intercettazioni, direttamente e senza giri di parole nel primo consiglio utile. “Abbiamo il dovere di tutelare i cittadini ed il territorio. É questo che diciamo da tempo anche in relazione alla questione di Pescara Porto, quella zona è a rischio, come sarebbero a rischio i cittadini che la frequenterebbero. Il M5S ha più volte sottolineato, in varie sedi istituzionali, la pericolosità e quindi l’impossibilità di costruire in quell’area. Oggi, un altro quotidiano locale,  Il Centro,  spiega nel dettaglio la questione. Leggiamo infatti, che proprio come ha sempre sottolineato il M5S l’area rientra nell’area a elevata pericolosità, come mostrato dal  Psda (piano stralcio difesa alluvioni). Si aggiunge, quindi, all’elenco delle spiegazioni che il Presidente deve dare alla cittadinanza, (ricordiamo che sulla questione Pescara Porto già lo abbiamo invitato a riferire nel merito delle gravissime intercettazioni e nel merito dell’inchiesta in consiglio regionale) anche quella relativa alla sua posizione su un progetto non sicuro per la cittadinanza. Se con dei tecnicismi amministravi è stato possibile arginare la valutazione di pericolosità, certo non saranno dei tecnicismo a salvaguardare i cittadini che fruiranno di una zona a rischio alluvione. Abbiamo ancora sul viso le lacrime delle ultime tragedie, alcune probabilmente legate anche all’incuria politico amministrativa di non agire evitando catastrofi prevedibili. Cosa farebbe un governo responsabile? Andrebbe oltre le competenze tecniche, che conosciamo bene, ma sbatterebbe i pugni sul tavolo attraverso una delibera di Giunta che indichi con chiarezza cosa, l’organo politico che Governa la Regione, realizzare in quell’area a tutela dell’incolumità dei cittadini. Un messaggio politico forte e chiaro, che pesi anche sulle spalle di decisioni tecniche, indicando una volta per tutte la strada e la visione di futuro che si vuole dare a questa regione e alle città che la compongono, senza cercare il dito dietro quale nascondersi. Ecco noi oggi invitiamo formalmente la Giunta regionale guidata dal Presidente D’Alfonso a emettere quest’atto pensando solo ai cittadini abruzzesi e non agli interessi di pochi”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: