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Prescrizione al processo MareMonti prosciolti D’alfonso e Toto. Restano gli illeciti amministrativi

Pescara. Rinunziano alla prescrizione gli imputati del processo Mare Monti? No e così vengono prosciolti per estinzione del reato ovvero per prescrizione (ex art. 157 cp). In breve, si fa per dire, sui fatti contestati é trascorso troppo tempo perchè intervenga una pronuncia di sentenza di condanna irrevocabile. L’immagine dunque è quella solita di un procedimento lumaca generato da indagini partite quasi 10 anni fa, nel 2008,  per dei fatti accaduti alla fine degli anni Novanta. Cosa rimane? Un barlume di giustizia assediato da tanti spettri. Il primo è quello di una variante al progetto, della strada statale 16 Penne/Pescara, forse per recuperare un ribasso di gara impressionante. Così, rispetto al progetto appaltato, con la variazione la strada invade, giusto giusto, la riserva naturale regionale Lago di Penne. Il tutto con il beneplacito della Provincia di Pescara, ai tempi in cui ne era presidente Luciano D’Alfonso (dal 1995 al 1997). Cosa resta? Il non luogo a procedere per prescrizione per D’Alfonso, Carlo, Alfonso e Paolo Toto nell’ambito del procedimento. Restano in piedi soltanto gli illeciti amministrativi di cui si tratterà il 30 maggio per valutare eventuali responsabilità delle società legate alla Toto Costruzioni Spa, dell’Anas e della Provincia di Pescara. 

Prosciolti, ma non è  assoluzione piena la prescrizione, anche gli altri imputati che con D’Alfonso e i 3 della famiglia Toto erano accusati, a vario titolo, di corruzione, truffa aggravata, falso ideologico e concussione: il progettista della strada, Carlo Strass, il responsabile del procedimento ed ex provveditore alle opere pubbliche della Regione Toscana, Fabio De Santis, il commissario straordinario Valeria Olivieri, il componente del consiglio di amministrazione della Toto costruzioni, Cesare Ramadori, il direttore dei lavori, Paolo Lalli, il dirigente dell’Anas Michele Minenna e Angelo Di Ninno, funzionario incaricato dalla Provincia di Pescara di valutare l’incidenza ambientale della variante. Sulle ultime vicende giudiziarie che interessano il presidente della giunta regionale, non può mancare il commento di chi è intervenuto spesso per impedire l’assalto all’ambiente e per contenere il consumo di suolo. Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale Prc-Se scrive in una nota: “L’intercettazione in cui D’Alfonso dà indicazione al suo braccio destro Claudio Ruffini di recarsi allo studio dell’avvocato Milia smentisce clamorosamente le dichiarazioni rilasciate dal presidente della Regione Abruzzo, nella sua conferenza stampa di sabato, relativa all’ennesima inchiesta che lo riguarda. Al contrario di quanto dichiarato dal Presidente è evidente che la riunione presso lo studio del suo avvocato penalista-imprenditore a cui hanno partecipato i 2 suoi massimi collaboratori, Guido Dezio e Ruffini, era proprio volta a sbloccare il progetto della società Pescaraporto. D’Alfonso dunque ha mentito sapendo di mentire in conferenza stampa. Ha detto di non aver aiutato Milia mentre dall’intercettazione emerge chiaramente il suo ruolo attivo. Come ho già ampiamente spiegato, quel progetto edilizio di 3 palazzi da 21 metri sul mare ha ricevuto un tale trattamento di favore che dopo aver ottenuto un permesso illegittimo, che sono riuscito a far annullare dal Tribunale amministrativo regionale è stato sbloccato dal governo Renzi inserendo una norma ad hoc nel maxi-emendamento alla legge di stabilità 2016 (relatrice al senato era casualmente l’attuale sottosegretaria alla giustizia Federica Chiavaroli, pescarese). Dopo la riunione a cui D’Alfonso ha spedito il suo braccio destro in Regione e la sua longa manus al vertice del comune è stato miracolosamente sbloccato anche lo stop del Genio civile. Nella stessa giornata apprendiamo che ancora una volta il presidente renziano della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso si è avvalso della prescrizione invece di fare chiarezza in sede giudiziaria in un procedimento in cui era coinvolto insieme all’amico Toto e altri personaggi dell’Anas e del Ministero. Questa volta spero che nessuno voglia presentarlo come assolto: prescrizione non è assoluzione. E come sostenevano i probiviri del Pd al tempo del caso Penati chi intende ricoprire cariche pubbliche e ruoli politici ha il dovere di non avvalersi della prescrizione. La Regione non può essere ostaggio di un personaggio come D’Alfonso e della sua corte dei miracoli – conclude il segretario nazionale di rifondazione – Chiediamo le dimissioni di D’Alfonso e invitiamo il Pd e i suoi alleati a uscire dal silenzio complice. Il problema prima che giudiziario è politico. Essere garantisti non significa far finta di non vedere che i comportamenti di D’Alfonso sono incompatibili con il ruolo che ricopre”.

 mariatrozzi77@gmail.com

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