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La Veronica Massonica, Cristiana e simbolicamente Egiziana

La chiamano la seconda sindone è la Veronica che si racconta donata un pomeriggio di domenica di oltre 5 secoli fa (1506) a Manoppello, in val Pescara. Leggenda vuole che uno sconosciuto consegni il velo, nella chiesa di San Nicola, al dottor Giacomantonio Lionelli raccomandandosi di conservarlo sempre: “Dio te ne renderà merito concedendoti numerosi doni e abbondante ricchezza, sia terrena che spirituale”. L’uomo non fa in tempo a scoprire il volto che il donatore misterioso è già scomparso.

In alto, al centro sulla cornice in argento c’è un triangolo con all’interno un occhio, esattamente il destro. Particolare da non trascurare perché questo triangolo poco ricorda la centralità e la perfezione della geometria divina che pretende un terzo occhio indistinto che tutto vede. Comunque, a sovrastare il Volto Santo sarebbe un segno cristiano, dicono,  la Trinità che riassume Padre, Figlio e Spirito santo. Un simbolo massonico riferisce chi ha l’occhio addestrato ai dettagli, ma sorpreso  dinanzi al volto di Manoppello sovrastato dal marchio. Ciò che a noi interessa in questa ricerca non è tanto l’autenticità del velo della Veronica, il fatto che potrebbe trattarsi di un disegno impossibile o di un probabile volto del figlio di Dio. Dell’oggetto di culto, della reliquia sottratta forse proprio durante il passaggio delle reliquie del Vaticano alla nuovissima basilica di San Pietro, a Roma, diamo per scontato che ogni ipotesi valga a rappresentare il desiderio di ciascuno. In questa ricerca l’intento però è un altro, è datare il reliquiario in cui è conservato il velo, quello con il triangolo e l’occhio che sovrasta il volto di Manoppello per arrivare a capire se sia un simbolo cristiano o il vezzo di qualche artistico massone che magari intendeva seminare zizzania. Un alone di mistero circonda l’immagine del velo e con precauzione ci addentriamo in questa Medina della fede adottando una docile forzatura per indicare con la lettera maiuscola “V” (nella simbologia rappresenta il femminio sacro) il nome proprio di persona riferito al velo, un assunto della tradizione orale e non proprio canonica, che identificherebbe l’antica detentrice del tessuto: la Veronica.

Veronica, allentando un attimo la presa dal credo popolare però questo oggetto non documenta tanto un passaggio della settimana Santa, della Passione di Gesù, esattamente la stazione della Via Crucis in cui ad asciugare il sudore e il sangue del figlio di Dio sarebbe stata una pia donna di nome Veronica. Tra le righe di questo nome compare un primo significato: Vera icona, ossia il vero volto di Gesù. Iniziamo da qui. Anche perché questo nome non compare nei vangeli riconosciuti dalla chiesa e a descrivere una donna che implora Gesù per la guarigione da una emorragia è solo l’evangelista Luca però senza mai riportare il nome della protagonista di questo unico episodio.

Veronica Massonica. Sul dizionario massonico on line alla voce triangolo (rettangolo isoscele) si legge: ‘Tra gli Egiziani era il simbolo della natura universale, la base rappresentava Osiride o il principio maschile. La perpendicolare, Iside o il principio femminile. L’ipotenusa, Horus, il loro figlio o il prodotto del principio maschile e femminile [….]. I massoni attribuiscono all’occhio sul piano fisico il Sole, sul piano spirituale il grande Architetto dell’universo, per indicare Dio. Il triangolo rappresenta alla base la Durata e ai lati Tenebre e Luce (fonte Giacintobutindaro.org). Il triangolo dei Massoni ripete quello dei cristiani, ma sarebbe stato ispirato solo dagli egizi, riferiscono. I vecchi tempi pagani sono stati soffocati dalle nuove chiese e dalle nuove religioni in parte ispirate e sotto certi aspetti copiate dagli antichi culti. Il tentativo della Massoneria e del suo credo potrebbe essere analogo?

Veronica Cristiana. Il Cristianesimo dà al suo Dio un volto e la Veronica è l’eredità affidata all’Umanità, a coloro che succedono al messia perché non hanno potuto incontrarlo di persona. La ricerca sul triangolo nella cornice della Veronica permette di chiarire che non è documentato alcun discorso di Gesù su un triangolo che rappresenti la Trinità così per i suoi apostoli. Si deve al Rinascimento l’uso, nell’iconografia cristiana, dell’occhio in un triangolo (fonte Focus.it). A quanto pare, la religiosità cristiana si appropriò del triangolo, simbolo pagano, identificandolo con la Trinità divina, adottandolo per l’architettura delle facciate di molte chiese. Da un corso di disegno del professore Sergio Sammarone viene chiarito come nell’agrimensura dell’antico Egitto i problemi di misurazione complessi sono superati grazie alle proprietà scientifiche del triangolo così identificato con la divinità egizia Ammon, il potere sacro del faraone dalle virtù curative. Il triangolo fu adottato per le piramidi. La trasmissione della scienza geometrica dagli egizi agli antichi greci perpetuò la simbolicità del triangolo come espressione dinamica della divinità. Per gli antichi egizi nel triangolo e nella piramide, sua derivazione solida, è la divinità solare (fonte Scuola.zanichelli.it).

Veronica Manoppello (Pe). Vietata la riproduzione

Veronica Manoppello (Pe). Riproduzione vietata

Il Volto Santo è impresso sul Bisso marino dichiara Chiara Vigo, ultima di una grande stirpe di artigiani a lavorare queste fibre, più sottili di quelle della ragnatela di un ragno. Dalla Sardegna all’Abruzzo la tessitrice ha la possibilità di vedere, ma non di toccare né di analizzare il tessuto, quindi ciò che riferisce purtroppo non può essere confermato. Il bisso è la seta del mare, di origine animale, prodotta dalla secrezione della più grande conchiglia del Mediterraneo in cui abita un laboriosissimo mollusco, la Nacchera conosciuta come Pinna nobilis. Il più antico manufatto di Bisso marino è andato distrutto durante la II guerra Mondiale, è fatto risalire al 300 dC recuperato nel 1912 da una tomba femminile ad Aquincum (Budapest – Ungheria). Il Bisso marino è un tessuto su cui, dice chi lo lavora, non si può disegnare, né dipingere, ma con la porpora si può ombreggiare di rosso o verde, con l’urina di bovino se ne schiarisce il colore. L’acido citrico, del limone, può dorare il tessuto e visto che parliamo di un probabile prezioso sudario allora il ph acido della pelle potrebbe alterarne il colore che è simile al bronzo, all’ombra e al rosso ramato con i riflessi del sole. Se il tessuto era una esclusiva di papi, re e zar come può essere finita una così preziosa e rara stoffa nelle mani di una donna del popolo?

Il velo donato a Manoppello restò alla famiglia Lionelli sino al 1608 quando gli eredi cominciarono a litigarselo. Vinse la forza bruta di Pancrazio Petruzzi, soldato maritato con Marzia Lionelli, una degli eredi del telo che dopo le diatribe familiari rimase nascosto per lungo tempo, si dice, in un granaio. Per motivi ignoti Petruzzi viene incarcerato a Chieti e la moglie vende il sudario per pagargli la cauzione, ne ricaverebbe 4 scudi. La narrazione risulta nel primo documento ufficiale (1645) del velo conservato nel convento dei Cappuccini di Santa Chiara all’Aquila. La cronaca è di padre Donato da Bomba che descrive i passaggi che portano il velo nelle mani del signor Antonio De Fabritiis che, a sua volta, affida il tessuto ai Cappuccini del paese della valle per risistemarne i bordi e incorniciarlo. Qui, padre Clemente da Castelvecchio ne pareggia il bordo sfilacciato con le forbici e padre Remigio da Rapino racchiude la stoffa con il volto fra 2 lastre di cristallo fermate da una cornice di legno di noce. Nel 1638 De Fabritiis dona il tessuto ai cappuccini che l’espongono per la prima volta nel 1646.

Veronica, sul reliquiario in questione  la conchiglia, tra i simboli cristiani della fertilità, sostituisce il triangolo raggiante che racchiude un occhio del reliquiario posteriore all’altare della chiesa di Manoppello per l’ostensione della veronica nella basilica del volto Santo (Fig.3).

Datazione del reliquiario che custodisce il velo. Nel 1703 padre Bonifacio d’Ascoli tenta d’incorniciare il velo in una intelaiatura d’argento, ma nella nuova struttura, raccontano i testimoni, il velo scompare, come le nuvole in cielo. Ripristinato nella vecchia cornice il volto riappare. Nel 1714 si tenta di togliere ancora l’antica cornice, ma la figura del velo scompare di nuovo. Per 63 ducati allora viene acquistato un grande reliquiario d’argento per custodire la stoffa con la vetusta cornice in legno, a quanto pare tarlata. É notizia che nel 1902 però sia stato inserito un altro reliquiario così il quotidiano regionale Il Centro nella descrizione della rievocazione storica della processione del Volto Santo (11 gennaio 2016) da San Pietro in Vaticano fino alla Chiesa di Santo Spirito in Sassia con una santa messa per i pellegrini giunti da Manoppello con una immagine della Veronica custodita in un prezioso reliquiario in argento del 1902, guidati da Padre Carmine Cucinelli rettore della Basilica del Volto Santo a Manoppello (fonte Il Centro). In questo reliquiario indicato dal giornale abruzzese, documentato in una immagine nel testo, il simbolo del triangolo con al centro l’occhio scompare, al suo posto c’è una conchiglia, simbolo di fertilità, come quelle distribuite per il cammino di Santiago, concha de vieira, alla cui origine ci sarebbe un antico percorso che le coppie sterili affrontavano nella speranza di una grazia, con l’andare del tempo i cristiani intitolarono il tragitto a San Giacomo.

Solo nel 1923 il velo viene esposto permanentemente sull’altare della chiesa di Manoppello, prima era custodito alla penombra di una cappella laterale e questo ritardo dell’ostensione del velo, questo indugio deve aver una ragione. Oggi il Volto Santo è esposto sul tabernacolo. Dunque il reliquiario in argento col triangolo e l’occhio onniveggente che sovrasta il velo della Veronica è visibile solo dal retro del tabernacolo e non sembra affatto nuovo, risalirebbe al 1714? Se quello del  1902, in argento, corrisponde all’immagine fornita dal giornale (Fig. 3) allora lo stile è diverso, c’è una conchiglia in alto al centro. Due facce della stessa medaglia? Una cornice realizzata per gli spostamenti della reliquia? Se il reliquiario con il triangolo è del 1714, va considerato un fatto, la massoneria agli albori non era così puntuale nel rappresentare il triangolo con l’occhio e la formazione della prima gran loggia d’Inghilterra risale al 1717.

Nel Giubileo il Velo della Veronica. Nel 1208 il Volto Santo fu mostrato ed esposto pubblicamente per la prima volta da Papa Innocenzo III che così garantì indulgenze a chiunque vi pregasse davanti. L’ostensione annuale avveniva con una processione tra la Basilica di San Pietro e la Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Da questa cerimonia di ostensione sembra che nel 1300, Papa Bonifacio VIII, fu ispirato a proclamare un Giubileo della storia, durante il quale il velo della Veronica fu mostrato pubblicamente e divenne una delle Mirabilia Urbis, la più preziosa di tutte le reliquie Cristiane. Il Giubileo non è però una invenzione di Bonifacio VIII, già papa Celestino V dispose per l’abbazia di Collemaggio all’Aquila, ancor prima San Francesco D’Assisi per la Porziuncola, che erano perdonati i peccati a coloro che vi si recassero pentiti e comunicati.

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