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Antropocene: il periodo geologico dei cambiamenti prodotti per mano dell’uomo al Pianeta Terra

Roma. Appena un secolo e mezzo è bastato all’uomo per modificare il Pianeta a livelli impressionanti, tanto che per determinare cambiamenti simili alle forze della Natura non sono bastati miliardi di anni. Il WWF Italia invita ad una profonda riflessione dei risultati che emergono dai maggiori studi scientifici che trattano dei cambiamenti climatici del Pianeta Terra. A 47 anni dal primo Earth day, la Giornata della Terra per la promozione dei temi ambientali a la salvaguardia della Terra, l’associazione ambientalista sottolinea come la situazione ambientale del Pianeta sia peggiorata e che accelerare l’inversione di rotta, con uno sviluppo sostenibile, è indispensabile per non arrivare al punto di rottura.

Campo di Giove gennaio 2017 Foto G. D’Amico

Per quel lasso di tempo che va dalla Rivoluzione industriale ad oggi la comunità scientifica ha proposto quindi un nuovo periodo geologico definito Antropocene proprio perché gli effetti delle attività umane sul nostro pianeta sono ritenuti equivalenti a quelli che le grandi forze della natura hanno causato nell’arco dei 4,6 miliardi di anni di vita della Terra. Autorevoli studiosi delle scienze dei cambiamenti globali (Global changes) hanno elaborato l’equazione dell’Antropocene, che certifica come, allo stato attuale, l’intervento umano causa complessivamente effetti nei cambiamenti del sistema Terra profondi e superiori a quelli dovuti alle forze di origine astronomica (ad esempio, irradiazione solare, caduta di meteoriti..), geofisica (come movimenti delle placche, terremoti, vulcani) e interna allo stesso sistema (ciclo del carbonio, interazioni interne alla sfera della vita, la biosfera). I migliori studi scientifici disponibili documentano quanto la pressione sul Pianeta sia ormai a una soglia di saturazione. É sempre più chiaro che non si possono oltrepassare i cosiddetti confini planetari (Planetary boundaries). Oltrepassare questi limiti comporterebbe il passaggio di punti critici, effetti soglia superati i quali diventa realmente difficile per l’ampia comunità umana (oggi costituita da 7.4 miliardi di abitanti che si avviano ad essere 9.7 nel 2050 come documentano le Nazioni Unite) riuscire a gestirne le conseguenze. Abbiamo già sorpassato i confini planetari relativi al cambiamento climatico, alla perdita della biodiversità, alla modificazione dei grandi cicli degli elementi chimici, come l’azoto e il fosforo e alla trasformazione dei suoli e siamo in situazioni critiche per altri ambiti, come l’utilizzo dell’acqua e l’acidificazione degli oceani. La conoscenza scientifica sta indicando significativi confini che sarebbe pura follia non rispettare. Non è un caso che l’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Science sia dedicato proprio allo stato della natura sulla Terra e che la grande organizzazione scientifica che edita la rivista (l’American association for the advancement of science, Aaas) è tra i patrocinatori della marcia per la scienza che da Washington ha contaminato tutto il mondo. Tutte le ricerche scientifiche dicono che senza una natura sana e vitale non può esserci né sviluppo né benessere per l’umanità. “Non solo la politica e l’economia devono riconoscere questo assunto, ma le contabilità economiche non possono non dipendere da quelle ecologiche – sottolinea il WWF Italia – É fondamentale accelerare l’inversione di rotta che l’umanità deve avviare per perseguire la sostenibilità del proprio sviluppo, senza temporeggiare ulteriormente. É perciò cruciale attuare subito l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico e dare concretezza ai 17 Obiettivi di Sviluppo sostenibile presenti nell’Agenda 2030, approvata da tutti i Paesi del mondo – conclude l’associazione ecologista – La sfida che abbiamo di fronte è senza dubbio epocale, ma dobbiamo imparare a vivere in quello Spazio operativo sicuro (SOS) indicato dagli scienziati che si occupano di sostenibilità globale”.

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