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Storie di suoli: da Megalò a Tollo e Scontrone. Suolo minacciato e cemento oltre la crisi

Pescara. Spariscono sotto il cemento 1000 km² di aree fertili in Europa, ogni anno, è più dell’intera Piana che da Pisa spinge a Cascia, stessa dimensione dell’area occupata dalla capitale. A raccontare la gravità del consumo di suolo in Italia è il dossier Suolo minacciato, ancora cemento oltre la crisi in cui Legambiente raccoglie storie di suolo consumato. Per l’Abruzzo in agonia sono i suoli costieri, oltre il 60% della costa  è divorato dal cemento, più di 90 km di costa irreversibilmente modificati su 143 km.

Domani è la Giornata della Terra e l’associazione si mobilita in Italia per le adesioni alla petizione popolare on line promossa dalle Organizzazioni non governative (Ong) europee People4Soil. Si chiede all’Unione europea d’introdurre una legislazione specifica sul suolo, riconoscendolo e tutelandolo come patrimonio comune. Il traguardo da raggiugere è un milione di firme in tutta Europa entro il 12 settembre prossimo; 54 mila le firme necessarie per raggiungere il quorum in Italia. Dalla Giornata della Terra, organizzeremo in Abruzzo dei banchetti per la raccolta firme, coinvolgendo tutta la rete associativa – dichiara Luzio Nelli di Legambiente Abruzzo – L’obiettivo è raccogliere quante più firme per fare la differenza e fermare la cementificazione”. Parliamo di consumo di suolo ovvero cementificazione selvaggia, inquinamento e speculazioni a manetta che rendono un recupero delle aree un tempo coltivate e oggi inquinate e impermeabilizzate. In Italia il suolo è poco e la sua tutela è una priorità per la sicurezza alimentare, la conservazione della biodiversità e la regolazione dei cambiamenti climatici. La posta in gioco è altissima e la battaglia assai difficile.  A maggio 2016 la camera dei deputati porta avanti il disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo, che da allora è fermo in senato.

Nel dossier Suolo minacciato, ancora cemento oltre la crisi, fanno da cornice i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). In Italia, l’urbanizzazione del territorio ha impermeabilizzato e compromesso, fino al 2015 (circa 2,11 milioni di ettari), il 7% del territorio nazionale, circa 1/6 della superficie coltivata (Sau). Il dato pro capite, 346 m²/abitante, è in linea con la media europea. Il tasso di crescita è leggermente sotto i 22 mila ettari l’anno (cioè 60 ettari al giorno). Negli ultimi 2 anni si è rilevato un rallentamento che, se confermato dalle ulteriori e future rilevazioni, appare del tutto ascrivibile alla crisi congiunturale del settore delle costruzioni. “Troppo presto per affermare che il dato riscontrato nel biennio 2014-2015 (35 ettari/giorno) corrisponda a un cambiamento strutturale – commenta Legambiente – Per quanto riguarda la ripartizione, i territori maggiormente urbanizzati corrispondono al quadrante Nord-Ovest del Paese (8,6%), sebbene le dinamiche espansive più vivaci riguardino il Nord-Est e l’Italia centrale. Alla Lombardia compete il record nazionale di superfici urbanizzate, stimate al 12,8% del territorio”.

L’Abruzzo ha il triste primato di suoli costieri trasformati da paesaggi naturali e agricoli a colate di cemento per infrastrutture ed edifici residenziali. Sono infatti 91 km di costa irreversibilmente modificati per un totale di 143 km, oltre il 63,6%. La media regionale di cementificazione è del 4,74%, con un tasso di crescita del 9% negli ultimi 10 anni. “La maggiore parte del territorio perso è di buona qualità con la maggiore potenzialità produttiva” chiarisce l’Ispra sulla base di uno studio condotto in Abruzzo e Veneto. Legambiente racconta le tante storie italiane di spreco di territorio, frutto della mancanza di regole sulla tutela del comparto ambientale del suolo, ma anche di buoni esempi di storie di suolo salvato.

MegaloAlluvione Chieti Scalo piena fiume Pescara Report-age.com 2016

Megalò, esondazione 2013

Megalò, tra i più grandi centri commerciali d’Italia costruito sulla cassa naturale d’espansione del fiume Pescara, unica in Italia, vincolata a inedificabile, trasformata con Megalò in una grande vasca commerciale. Sotto gli occhi di tutti il centro commerciale occupa 35 ettari di superficie totale coperti, 2 mila 800 sono i posti auto, 110 negozi, 9 multisale con 2 mila posti, 5 ettari di parco fluviale prossimo venturo, 3 piazze interne, 8 mila metri quadrati di supermercato, 800 lavoratori, in 1300 hanno contribuito alla sua costruzione. Il bacino di utenza è stimato in 475 mila persone. É tra i più grandi d’Italia, ma non è questo il primato del Megalò che è probabilmente l’unico ipermercato con gli argini. L’immensa spianata dove sorge il centro commerciale è indicato dalla Regione ad alto rischio esondazione. E se ciò non bastasse sono in programma Megalò 2 e 3 e, poco più in là, si intravedono anche le vasche di laminazione, un’altra inutile opera che d’improvviso è divenuta necessaria e costerà almeno 50 milioni di euro, coprirà solo il 17% delle piene del fiume, così negli studi tecnici, nessuno ancora sa chi si occuperà della manutenzione. Scrive Legambiente: “Opera che potrebbe non essere del tutto scollegata con il centro commerciale Megalò, costruito nel 2005 e che ora si avvia verso la fase 2 con un raddoppio di aree da cementificare e adibire a grande distribuzione- aggiunge il presidente dell’associazione Luzio Nelli – Si parte da un rafforzamento degli argini. La paura è che il fiume potrebbe creare seri pericoli, tanto che dopo il 2013, anno di grossa piena che ricorda quella del 1992, si è fatto strada il progetto delle vasche di laminazione, gigantesche piscine, destinato al contenimento delle acque di piena. In realtà l’area di Megalò, lasciata sgombra, sarebbe stata la naturale vasca di laminazione a costo zero. La messa in sicurezza dell’area è infatti prescritta dal Genio civile in quanto indebitamente non attuata nella precedente fase di cantiere, relativa alla costruzione del centro commerciale e non può essere collegata a nuove costruzioni”. Centro commerciale, nuova viabilità extraurbana, argine e parcheggi, denunciano gli ambientalisti, non sono stati sottoposti a preventiva Valutazione d’impatto ambientale (Via) in virtù della esenzione stabilita da una legge regionale rimasta in vigore solo per 4 mesi e in contrasto con la normativa statale e comunitaria.

Storia del Megalò è un classico esempio della scarsa attenzione degli organi competenti verso i vincoli che il rischio idrogeologico dovrebbe imporre. Il centro è sorto lungo le sponde del fiume Pescara, a Chieti Scalo, su un’area di poco più di 40 ettari ad appena 150 metri dall’argine, classificata ad alta pericolosità idrogeologica dal Piano di assetto idrogeologico (Pai). Realizzato con il placet delle amministrazioni nell’ambito del Prusst (Programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio), il centro commerciale ha occupato una naturale cassa di espansione del fiume, vincolata ad inedificabilità. Un ostacolo superato con il trucco di abbassare la classe di rischio dell’area con la costruzione di un’arginatura, ovviamente senza valutare l’impatto dell’opera a valle nella propagazione di piene destinate ad investire il capoluogo adriatico. Nel 1992 Pescara ebbe problemi legati all’esondazione del fiume mentre l’area su cui oggi insiste Megalò si allagò parzialmente nel 2004 e ancora nel 2013 con l’esondazione alla foce di Pescara città, costringendo il sindaco di Chieti a firmare un’ordinanza di sgombero immediato del Megalò, a titolo precauzionale, che rimase chiuso pergiorni con i piazzali dei parcheggi allagati. Come se non bastasse nel tempo si insiste nel voler edificare ancora sull’area, Megalò 2 e 3, con altri 10 edifici .

Storie di suoli salvati in Abruzzo a Tollo (Ch) e Scontrone (Aq) per la difesa dell’agricolture e la restituzione di spazio e terra al fiume Sangro.

Tollo difesa del suolo agricolo. Nella nuova carta dei suoli di Tollo, 4000 abitanti nella provincia di Chieti, sono stati  individuati e approvati i nuovi indirizzi di pianificazione per  la tutela e sostenibilità del territorio e del paesaggio. Tali nuovi indirizzi di pianificazione sono riassumibili nei seguenti semplici concetti: realizzare una città del vino all’insegna del benessere abitativo; dove il territorio rurale ed il paesaggio siano rispettati e tutelati; dove si incentivino e si valorizzino le produzioni agricole e in particolare quelle biologiche; dove si faccia un uso limitato e controllato dei prodotti chimici per l’agricoltura; dove si costruisca meno e meglio e con criteri di rispetto dell’ambiente e di risparmio energetico e del suolo. La revisione del piano si è basata sulla conoscenza dei caratteri ambientali e agricoli del territorio, ed in particolare sulle analisi morfologiche, geologiche e della caratterizzazione vitivinicola del comprensorio della Doc Tullum riguardante la quasi totalità del territorio comunale. Le analisi sono state realizzate da professionisti dei vari campi di interesse, in particolare l’indagine sulla caratterizzazione vitivinicola del comprensorio è stata realizzata dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano. L’obiettivo di carattere generale del nuovo piano è stato quello di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e l’adozione di uno strumento di pianificazione utile alla promozione di uno sviluppo sostenibile del territorio, ovvero un “piano di città del vino” che fissa gli elementi strutturali e invarianti di un tale sviluppo:

  • tutela e valorizzazione del territorio agricolo e naturale, tutela del paesaggio e dei beni culturali, risparmio di suolo (qualità del territorio)
  • caratteri delle costruzioni, materiali e tecniche del “buon costruire”, risparmio energetico, bioedilizia (qualità del costruire)
  • sviluppo delle attività turistiche ed enogastronomiche e della cultura del vino (qualità dell’economia)

 La Variante prevede la tutela integrale di oltre l’87% del territorio, la totalità del territorio agricolo, con inedificabilità assoluta dei suoli agricoli ai fini residenziali o commerciali/industriali e di servizi, con la sola eccezione per gli annessi agricoli da realizzare in legno e di tipo rimovibile.  In tutto il territorio sono favoriti e premiati (attraverso esenzioni fiscali e premi di cubatura) i recuperi e le ristrutturazioni del patrimonio edilizio esistente. É previsto inoltre che il recupero e la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente sia realizzato secondo gli indirizzi e le prescrizioni delle Norme del buon costruire previste all’interno della Variante, ovvero secondo norme di bio-edilizia finalizzate al  risparmio energetico. Nella Variante inoltre, allo scopo dichiarato di ridurre il consumo di suolo, le aree edificabili sono ridotte in estensione e sono notevolmente abbassati i relativi indici di edificabilità. Il piano è stato sottoscritto da Legambiente Abruzzo.

Scontrone rinaturalizzazione del fiume Sangro. Accanto a chi cancella le previsioni edificatorie, c’è il comune di Scontrone che rimuove il cemento. Per questo è stato premiato come “comune virtuoso” dell’anno 2016 nella categoria gestione del territorio per una operazione che in Italia suona come una rivoluzione che restituisce spazio e terra ai fiumi: dopo trentanni, il fiume Sangro vince la sua battaglia contro il cemento. Un intervento  di grande impatto, con il quale l’assetto naturale del corso d’acqua fu completamente modificato, il fiume raddrizzato e sagomato con opere artificiali, il bosco ripariale distrutto. Un opera da trenta miliardi di vecchie lire finanziata per evitare che il fiume straripasse durante le piene. A metà degli ottanta, grazie alla mobilitazione ambientalista si è impedito di completare la canalizzazione e la successiva  urbanizzazione dell’area, perché l’obiettivo è sempre lo stesso: messa in sicurezza del fiume finalizzata all’edificazione. Oggi dopo tanti anni  si punta a ridurre il rischio  idraulico restituendo spazio al corso d’acqua attraverso la rinaturalizzazione e riqualificazione dell’ambiente fluviale. La nuova gestione del territorio che punta ai principi della resilienza  ha comportato anche la rivisitazione del piano regolatore riducendo del 90% le aspettative espansionistiche puntando sulla riqualificazione e recupero del centro storico.

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