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Cemento e petrolio sulla costa, parchi e desolazione nell’entroterra. Ecco spiegato il mancato Parco

Occorre aggiungere qualcosa alla posizione, nitida e chiara, che oggi le associazioni ambientaliste abruzzesi rimarcano con forza, con una lettera al premier Paolo Gentiloni e al Capo dello Stato Sergio Mattarella, sollecitando la conclusione dell’iter istitutivo del Parco nazionale della Costa Teatina, in lista d’attesa da 16 anni.

Tra le righe di questa annosa vicenda sulla mancata perimetrazione del Parco della Costa Teatina lo spartiacque che divide aree interne e aree costiere arriva dall’alto e di fatto chiude alla firma del decreto del presidente della Repubblica, impossibile così ufficializzare la nascita dell’area protetta. Come dire, la Costa all’industria, alle estrazioni di petrolio, allo sviluppo minerario e al consumo vorace di suolo e risorse che, tirate le somme, fanno economia in tempi brevi e con posti di lavoro che durano il tempo di coprire la gittata di un proiettile. Servono da lezione i parchi dell’entroterra. Sono lo spauracchio, naturale, per chi nutre ancora aspettative green di sviluppo sostenibile risolte oggi in una completa miseria per tante comunità montane. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina e l’esempio delle aree interne è lampante: desolate e quotidianamente sguarnite di servizi indispensabili, sull’intrapresa comanda il parco non l’ambiente. Se non fossero occupati dai comitati d’affari, stessa regia di chi ha segnato lo spartiacque, i parchi avrebbero dato all’entroterra un volto e non la faccia scarna solcata dalle razionalizzazioni (in)sostenibili degli incompetenti. La costa è minacciata da progetti impattanti e dal consumo di suolo e se per salvarla occorre il Parco allora si doveva difendere a spada tratta la verginale proposta del Commissario ad acta Pino de Dominicis, nell’Estate 2015, perimetrazione da far approvare così com’era. Il commissariamento? Una burla quando sono ri-entrati in gioco gli interessi degli speculatori che sbavano per neutralizzare il Parco con il silenzio complice al vertice, che di spartiacque se ne intende! La speranza di ottenere una parvenza di parco piuttosto che il nulla, ha spinto su una malleabile contrapposizione, così la genuina perimetrazione disposta dal commissario è saltata. In questa partita a scacchi, il turismo è il prossimo da mangiare ed è in discussione già da gennaio, in Abruzzo. Sarà scacco matto se non ci si concentrerà solo sui pezzi della scacchiera che possono far vincere la partita.

Le lettere a Gentiloni e Renzi. A gennaio, ricordano WWF, Legambiente, Fai, Italia nostra, Pro natura e Mare vivo abruzzo è stata indirizzata al presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi, una nota simile in cui si chiedeva però di rispettare quanto disposto da leggi dello Stato. Le associazioni ecologiste hanno ricordato a Gentiloni che gli ostacoli, di volta in volta, frapposti al varo di questa importante area protetta, portati avanti in nome di una visione politica miope e di una idea ottocentesca dell’economia, sono stati di fatto superati dalla nomina di Pino de Domincis, commissario ad acta per la perimetrazione che ha svolto il suo lavoro in tempi rapidi. “È del tutto inconcepibile e illegittimo che neppure questo sia bastato per far uscire il provvedimento dalla palude in cui resta confinato da oltre lustri – scrivono WWF, Legambiente, Fai, Italia nostra, Pro natura e Mare vivo – Non crede, Presidente, che un simile comportamento delle Istituzioni dello Stato, che bellamente ignorano persino le leggi, possa allontanare sempre di più i cittadini da coloro che oggi rappresentano quelle Istituzioni? Il mancato varo del Parco serve soltanto a chi, ignorando le speranze di rinascita di un territorio da troppi anni in crisi e dimenticando che il solo settore in grado di contrastare questa crisi è quello dell’economia verde, continua a scommettere su petrolio e cemento, risorse del passato e non certo del futuro, bloccando l’opportunità di creare una nuova dimensione di gestione e pianificazione territoriale, in modo da porre fine all’aggressione continua del nostro litorale – proseguono le 5 associazioni – Il tratto di costa potrebbe finalmente parlare di un futuro economico, sociale e ambientalmente sostenibile con l’istituzione del Parco, rafforzando la strategia della Via verde e della Bike to coast, si trova invece a fare i conti con progetti datati e dannosi per il territorio, fuori da ogni visione innovativa di gestione. Ci riferiamo, tra l’altro, ai sequestri legati alla cementificazione selvaggia, alle annose speculazioni legate al Porto di Ortona (Ch) e al ritorno del progetto di VastoCem (oggi seguito da una nuova ditta) a ridosso della riserva naturale di Punta Aderci, terza spiaggia più bella d’Italia. Quest’ultimo progetto è casualmente sostenuto da Mario Olivieri, che fu uno dei proponenti, con Abruzzo civico, della risoluzione urgente contro il lavoro dell’allora commissario Giuseppe De Dominicis, approvata nel 2015 dal Consiglio regionale. Lo stesso consigliere regionale che si propone oggi, con un intervento a favore dell’insediamento industriale accanto all’area protetta, di presentare insieme al gruppo locale Nuovo faro una proposta di riorganizzazione dell’area portuale vastese in grado di garantire la salvaguardia ambientale con la tutela degli investimenti, dimenticando di evidenziare che il leader del Nuovo Faro, Edmondo Laudazi, è il tecnico che ha firmato il progetto originario di VastoCem fanno notare gli ambientalisti  e le associazioni che tornano a denunciare il nanismo politico che nel suo insieme esprime una palese incapacità di raccogliere (e forse anche di vedere) le sfide del nostro tempo, incapace di innovare e di migliorare la qualità della vita dei cittadini e che dà vita a una tragicommedia che, con responsabilità trasversali e con la pochezza di tanti, tiene all’angolo l’istituzione del Parco nazionale. Il risultato è che si permette a pochi di violare il territorio, complice l’inedia di chi continua a consentire che il provvedimento resti nel limbo nel quale è assurdamente confinato. 

Storia del Parco della Costa teatina. Nel 1997 il tratto di litorale della provincia di Chieti tra Ortona e San Salvo, definito Costa Teatina, con la Legge 344/97 (art. 4, comma 3) viene inserito, su proposta del senatore Angelo Staniscia, tra le “prioritarie aree di reperimento” previste dalla Legge n° 394/91 (lettera l-bis, comma 6, art. 34) sulle quali realizzare Parchi Nazionali.

Nel 2001 la legge 93/2001 (art.8, comma 3) avvia l’iter di istituzione del Parco nazionale della Costa Teatina, ricordando le procedure e le intese riferite alla legge 394/91 e fissando in 1.000 milioni di lire, dal 2001, i limiti massimi di spesa per l’istituzione e il funzionamento dello stesso Parco nazionale.

Nel 2002 la Corte costituzionale (sentenza n° 422/2002, depositata il 18 ottobre 2002) dichiara non fondato il ricorso della Regione Abruzzo contro la legge 93/01 ritenendola erroneamente incostituzionale per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato e ribadisce la legittimità dell’art. 8, comma 3, della legge 93 del 23 marzo 2001 che istituiva il Parco nazionale della Costa Teatina.

Tra il 2002 e il 2013 vengono promossi, a tuti i livelli, confronti, incontri, tavoli, seminari e workshop ma ciò nonostante il ministero dell’ambiente, la Regione , la Provincia di Chieti e gli 8 Comuni che rientrerebbero nel Parco della Costa Teatina (Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto e San Salvo) non riescono a definire i confini amministrativi del Parco nazionale né le norme e i regimi di protezione specifica (legge 394/1991).

Nel 2014 con l’emendamento Legnini (prevedeva la nomina di un commissario nel casodi mancata perimetrazione del parco entro una data più volte prorogata) nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2014 (Gazzetta ufficiale 17 ottobre 2014, n° 242), viene nominato il Commissario ad acta, l’archuitetto Giuseppe De Dominicis, allo scopo di pervenire ad una perimetrazione e alla chiusura dell’iter di istituzione del Parco nazionale della Costa Teatina;

Nel 2015 il commissario de Dominicis con note del primo e 4 giugno e del 24 luglio 2015 trasmette alla presidenza del consiglio dei ministri la documentazione inerente la proposta di perimetrazione, zonazione e relativa disciplina di tutela ai sensi della L. n° 394/1991. In Abruzzo però si agitano con tentativi illegittimi di scavalcare l’opera del commissario ad acta, è vergognoso il silenzio a livello nazionale.

Il Parco nazionale della Costa Teatina. L’area costiera della Provincia di Chieti compresa tra Ortona e San Salvo è caratterizzata da habitat e specie di interesse conservazionistico e di valenza europea. Lo testimoniano le numerose aree protette presenti nel territorio (per complessivi 19,3 kmq interessati dal regime di protezione Natura 2000, di cui 11,5 kmq con Regime di Riserva Regionale L.r. n° 38/1996), elencate qui di seguito:

  • 6 Sic (Siti d’importanza comunitaria (IT7140106 Fosso delle Farfalle, IT7140107 Lecceta di Torino di Sangro e foce fiume Sangro, IT7140108 Punta Aderci – Punta della Penna, IT7140109 Marina di Vasto, IT7140111 boschi ripariali sul fiume Osento, IT71401277 fiume Trigno – medio e basso corso)
  1. 7 Riserve naturali regionali (Rnr): Ripari di Giobbe, Acquabella, Grotta delle Farfalle, Lecceta di Torino di Sangro, Bosco di Don Venanzio, Punta Aderci e Marina di Vasto.

  2. 1 Sito d’importanza regionale: San Giovanni in Venere (istituito con L.r. n° 05/2007).

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