Ostaggi del Parco regionale Sirente Velino, saranno liberi con l’approvazione del Piano del Parco

Rocca di Mezzo (Aq). Il Parco Sirente Velino ha finalmente avviato la procedura per l’approvazione del Piano del parco, attesa da oltre 20 anni. Lo ha dichiarato a Rocca di Mezzo (Aq) il Commissario regionale del parco, Annabella Pace, nel corso di un incontro con il neo presidente dell’associazione Appennino Ecosistema, Maria Di Gregorio, al quale ha partecipato anche il Direttore del parco Oremo Di Nino.

Piana del Sirente, foto Maria Trozzi Report-age.com 2016Norme transitorie e misure di salvaguardia, nel Parco regionale hanno reso ostaggio, per 30 anni, intere popolazioni dell’area protette per assurdi e immotivati divieti di assoluta inalterabilità dei luoghi, su tutto il territorio, persino nei centri abitati e nelle aree agricole. Stramberie del Parco Sirente che sono costate caro alle comunità, non solo in termini economici. Situazioni create da chi la legge non l’ha voluta applicare, da chi il Piano del parco lo ha lasciato nel cassetto, determinando l’assoluta discrezionalità dell’ente nell’autorizzare interventi sul territorio. Se davvero il Piano del Parco regionale lo stallo trentennale sarà superato e si potrà anche rivedere la proposta di restringimento dei confini dell’area protetta in valle Subequana. Ne sono convinte le associazioni Appennino ecosistema, Mountain wilderness, Salviamo l’orso e Lega italiana protezione uccelli (Lipu), che lo scorso dicembre hanno diffidato il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, affinchè si procedesse all’adozione del Piano del parco Sirente Velino, esercitando i poteri sostitutivi nei confronti dell’ente, immobile da 6 anni. La Regione era stata anche diffidata a provvedere alla nomina di tutti i componenti del direttivo e della Comunità del parco anche esercitando i poteri sostitutivi. L’adozione del piano sarebbe dovuta avvenire 26 anni fa in base a quanto disposto dalle 3 leggi precedenti, mai attuate, che ne prevedevano l’entrata in vigore entro 6 mesi (legge regionale 54/1989 istitutiva del parco regionale Sirente-Velino), entro 18 mesi (legge regionale 23/2000) ed entro 18 mesi (legge regionale 42/2011). In mancanza, la disciplina riconosce alla giunta regionale di esercitare i poteri sostitutivi. La prima versione del Piano è stata predisposta dal parco nel 2003 seguita da un aggiornamento del 2010, mai approvati dal direttivo. Nel 1990 si cominciano a raccogliere i peggiori frutti della mancata approvazione del Piano parco: danni economici alle popolazioni del parco, limitazioni di diritti e di interessi legittimi per i residenti e turisti per non parlare dei mancati interventi di conservazione degli ecosistemi e delle specie nelle Zone A e B dell’area protetta. IN breve 26 anni fa la Regione avrebbe dovuto approvare la zonazione e il regolamento del Parco (art. 11 della legge regionale istitutiva del parco Sirente Velino – 54/1989). Senza l’approvazione del Piano sono rimaste in vigore, ovunque nel parco regionale, le norme transitorie di salvaguardia (art. 8 della legge regionale 38/1996 e nell’art. 9 della legge regionale 42/2011) e le Misure di salvaguardia (artt. 6 e 11 della legge 394/1991 che si applicano anche alle aree naturali protette regionali, in forza del combinato disposto dell’art. 30, comma 8, della stessa legge, dell’art. 34, comma 3 della legge regionale 38/1996). Crisi, malfunzionamento e malcontento nel Parco, per la cronica applicazione della disciplina regionale, hanno spinto alcuni sindaci e l’assessore regionale ai Parchi, Donato Di Matteo, a proporre una completa revisione della legge istitutiva del parco, per limitare i confini dell’area protetta nella valle Subequana escludendo dal parco il versante sinistro della valle dell’Aterno e di una superficie di circa 10 mila ettari (20% dell’intera superficie protetta) in aree caratterizzate da habitat e specie prioritarie a livello europeo, in tratti che il Piano Parco, da approvare, eleggeva a Zone B di Riserva generale. Se l’approvazione del Piano fallisse, scrive Appennino ecosistema, l’unica alternativa sarebbe l’istituzione del Parco nazionale del Velino Sirente, proposta lanciata dall’associazione ecologista che comprende l’approvazione della zonazione del territorio fin dal momento dell’istituzione del nuovo Parco nazionale. “La zonazione prevista dal Piano del Parco avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili.

La consultazione. “L’Ente Parco ha deliberato di dare avvio alla approvazione definitiva del Piano, trasmettendolo ai sindaci della Comunità del parco. Secondo la Legge regionale n. 38/2006, tale organo deve esprimere il proprio parere entro maggio, prima che il Commissario del Parco proceda alla definitiva adozione del Piano. Successivamente, si aprirà una fase di consultazione pubblica di circa 4 mesi, seguita dall’istruttoria delle osservazioni presentate, curata dall’Ente Parco nei successivi due mesi. Al termine di questa fase, il Consiglio Regionale dovrà approvare definitivamente il Piano, al massimo entro ulteriori sei mesi”.

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