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Dall’Iprite alla TAP con la III A Sia dell’Istituto Alessandrini alle Sorgenti del Pescara

Montesilvano e Popoli (Pe). “Che fine ha fatto l’Iprite” il terribile gas irritante prodotto negli stabilimenti della Montecatini di Bussi (Pe) negli anni ’30 e adesso tornato a seminare una morte orribile in Siria con i bombardamenti di Assad sul suo popolo? 

Questo l’interrogativo che Maria Trozzi, giornalista e curatrice del blog d’inchiesta Report.age.com, ha condiviso con gli studenti della classe III A SIA del settore economico dell’Istituto di istruzione superiore Alessandrini, nella sede della Riserva naturale delle sorgenti del Pescara dove gli alunni si sono recati in viaggio d’istruzione il 3 aprile. Il viaggio è nato per analizzare i processi di “industrializzazione e deindustrializzazione della val Pescara”, per valutare gli esiti delle scelte industriali compiute nella “regione verde d’Europa” ed immaginare strategie economiche compatibili con il rispetto dell’ambiente e della vita. I ragazzi sono stati accolti da Pierlisa Di Felice, direttrice della riserva, che ha efficacemente descritto le sorgenti del Pescara come ambiente che per le sue caratteristiche di integrità e purezza garantisce la biodiversità e che, per questo è oggetto di considerazione internazionale e garantisce occupazione, come allo stabilimento della Gran Guizza di Popoli. Giovanni Diamante, già assessore all’ambiente del Comune di Popoli, ha paragonato la presenza della discarica della Montedison vicino al fiume “ad un attentato terroristico per le sostanze con cui la fabbrica chimica ha avvelenato le acque che dissetano la popolazione a valle – sono le parole di Diamante che cita una similitudine usata da Giovanni Damiani, già direttore tecnico Arta (Agenzia regionale tutela ambientale),  in un intervista televisiva al programma Le iene (Rete Mediaset). Conclude Diamante: “Se l’uomo smettesse di proteggere l’ambiente, che alla fine si prende sempre la rivincita e cominciasse a proteggere se stesso non immaginerebbe mostri ecologici come la variante dell’autostrada dei Parchi o il passaggio del metanodotto attraverso montagne e falde acquifere come nella Tap (Trans adriatic pipeline)”.

Si ringrazia per il gentile contributo

la Professoressa Carla Sbrolli

 

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