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Processo Di Nino, voti estorti e buste paga sospette. Ex dipendente: ‘La cosa era dittatoriale’

Sulmona (Aq). Nuova udienza oggi per il processo a Piero, Stefano Di Nino ed altri 7 dipendenti della ditta, procedimento partito da un’indagine per truffa condotta dalla Polizia stradale di Pratola Peligna sulle alterazioni ai cronotachigrafi installati nei mezzi della ditta di trasporto pratolana.

Aggiornamento

Con le manomissioni i camion della società risultavano fermi mentre circolavano senza rispettare ore di riposo e fermi. Dopo un primo proscioglimento al Gup e un ricorso vinto dalla procura di Sulmona in Cassazione, il procedimento è stato riavviato. I due fratelli Di Nino avrebbero costretto i dipendenti ad accettare, dietro minaccia di licenziamento o riduzione delle ore di lavoro, stipendi più bassi e turni massacranti. “Lei è andato dai sindacati?” domanda la difesa sulla busta paga che la società di trasporti assegna a Dario Iacobucci. L’ex dipendente contesta perché non la considera congrua rispetto alle ore di guida: “Non era giusta.. non mi pagava proprio le ore in più che facevo..”Oggi in aula, dinanzi al giudice Giovanna Bilò, Iacobucci racconta degli straordinari non pagati e delle mansioni in più eseguite per la ditta pratolana, dichiara, mai riconosciute in busta paga. Finite le ore alla guida consentite con il camion, se doveva arrivare a destinazione, Iacobucci lo faceva con il disco finto del cronotachigrafo, analogico, sul mezzo a lui assegnato. La Polizia di Lodi lo sanziona per un carico oltre il massimo consentito. In un primo momento a pagare la contravvenzione è la società di trasporti, ma il camionista chiarisce che l’importo della contravvenzione sarebbe decurtato in busta paga, facendo risultare degli anticipi di stipendio mai ricevuti: “Non te li toglieva tutti e subito.. La cosa era dittatoriale ..non potevi contraddire ciò che diceva Di Nino Piero”. Nel 2010 poi la figlia di Piero Di Nino si candida in Provincia, ai tempi votano ancora i cittadini. “Dentro l’ufficio Piero Di Nino lo disse …devi votare Di Nino – appena prima delle votazioni Iacobucci avrebbe ricevuto un aumento di circa 200 euro nella busta che – Dopo le elezioni non c’era più”. Sulla base di quali elementi, domanda la difesa, dichiara che gli hanno dato più soldi. “Lui mi disse – lui chi? Interrompe l’avvocato – Piero Di Nino al ritiro…(della busta paga) mi disse ..c’è qualcosa in più”. Dario Iacobucci a Raiano, Comune di residenza, nota il pulmino carico di colleghi, non del posto ma alle dipendenze della Di Nino trasporti, fermo lì per l’elezioni. Alcuni familiari dei dipendenti della società risultano rappresentanti di lista nelle circoscrizioni in cui si può votare Antonella Di Nino, anche se residenti in altre circoscrizioni.

Ancora un altro ex dipendente della ditta di Pratola Peligna, dei tanti chiamati a testimoniare, dovrà chiarire dei viaggi fatti durante ferie e blocco dei mezzi pesanti che risulterebbero dalle indagini. L’uomo si è trasferito fuori dall’Italia, ma sarà presente probabilmente all’udienza fissata il 6 giugno.

Il Police controller è lo strumento con il quale è stata verificata l’alterazione dei cronotachigrafi digitali. In Abruzzo ce n’è solo uno. Sui mezzi della Di Nino trasporti la strumentazione è stata utilizzata per verificare le probabili manomissioni dei cronotachigrafi con dei magneti applicati sotto il bulbo del cambio. Magneti che alcuni dipendenti sarebbero stati costretti a utilizzare mentre altri avrebbero accettato di buon grado. Magneti di grosse dimensioni applicati per 2-3-5 ore, dichiara un altro teste, giusto per rientrare e non per un’intera giornata, insiste la difesa. Magneti che dal bulbo del cambio inibiscono il regolare funzionamento dei sensori da cui si rilevano i tempi di guida, di velocità e riposo. Secondo alcuni però l’applicazione dei magneti per alterare il cronotachigrafo digitale comprometterebbe anche il funzionamento del sistema frenante dei mezzi.

Le violazioni annullate. Sono più di 20 le violazioni al codice della strada contestate alla Di Nino trasporti, tutte annullate per vizio di notifica dall’ufficio verbali della Polizia dell’Aquila.

Giuseppe Bellelli

Il pubblico ministero, Giuseppe Bellelli, domanda ad un altro ex dipendente se ricorda che sul mezzo assegnatogli, nel 2013, fu trovato un magnete, ma per il teste “Era un gancio magnetizzato che serviva per attaccare il microfono del baracchino”. A febbraio 2013 la Polizia stradale di Pratola però recupera circa 22 magneti di grosse dimensioni, non semplici calamite da santino, presenti nei 17 mezzi dei 25 camion fermi nel parcheggio del deposito della società Di Nino, ma non inseriti nel bulbo del cambio. Comunque il magnete l’ex dipendente lo applicava per non far figurare qualche oretta di viaggio o per lo scarico delle merci, almeno per recuperare le ore di attesa. La pubblica accusa cerca di sostenere inoltre che la vittoria di Antonella Di Nino alle provinciali del 2010, fu vice presidente della Provincia (3376 preferenze), sarebbe stata determinata anche dall’estorsione dei voti ai dipendenti e ai loro famigliari costretti a votarla e a fare i rappresentanti di lista nelle sedi elettorali di riferimento: Pratola, Roccacasale, Raiano, Corfinio, Vittorito, tutte nell’aquilano.

mariatrozzi77@gmail.com

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